21 marzo 2019

Vivete ora le domande

... e io vi vorrei pregare quanto posso, caro signore, di aver pazienza verso quanto non è ancora risolto nel vostro cuore, e tentare di aver care le domande stesse come stanze serrate e libri scritti in una lingua molto straniera. Non cercate ora risposte che non possono venirvi date perché non le potreste vivere. E di questo si tratta, di vivere tutto. Vivete ora le domande. Forse v’insinuate così a poco a poco, senz’avvertirlo, a vivere un giorno lontano la risposta. Forse portate in voi la possibilità di formare e creare, quale una maniera di vita singolarmente beata e pura; educatevi a questo compito, - ma accogliete in grande fiducia quanto vi accade...

RAINER MARIA RILKE, Lettere a un giovane poeta, 1929
[foto by RapidHeartMovement]

19 marzo 2019

Paura di scrivere

Chiedo ai ragazzi, in classe, di scrivere. Non darò un voto ma voglio capire come scrivono. Ovviamente si lamentano perché pare che scrivere sia un tabù. Cosa scrivere? Come scriverlo? Eppure, faccio notare, scrivono in continuazione: sono o non sono sempre sui social? Non è lo stesso, questo è certo. Eppure il dover scrivere li blocca e li tormenta. Non scrivono mai e l'abitudine a non farlo li allontana anche un po' dal centro di sé e da quel che sono o pensano di essere. Hanno paura di scrivere e infatti lo fanno come fosse una tortura rapida ma necessaria. Un obbligo da sminuzzare in fretta. Restituiscono i fogli senza convinzione e con un sorriso spiegazzato.

[foto by Enaston]

14 marzo 2019

Lo stupido non guarisce

La stupidità ha attraversato i millenni e pure le galassie, traspira tra terra e cielo prendendo tempo e potere. La stupidità non ha mai avuto limiti e neppure fine. Si espande con l'espandersi degli stupidi che, per grave malasorte, non smettono di moltiplicarsi e arrampicarsi dappertutto. Una pandemia che nessuno potrà mai debellare. Il male è lì, tra i ritagli di medioevo che brulicano nelle coscienze, in mezzo alle parole che non esistono perché nessuno sa più pensarle, dentro facce ebeti puntellate in milioni di foto tutte ugualmente vuote d'occhi e di bocche. Lo stupido non guarisce perché non si può curare. Non c'è unguento né pozione né vaccino che possa riuscirci.

[foto by lostknightkg]

11 marzo 2019

Ricordi d'infanzia

In tanti affermano di non serbare ricordi almeno fino ai sei o sette anni. Io, invece, ricordo particolari di quando ero davvero piccolissima, forse due o tre anni. Ricordo il mio primo giorno d'asilo con mio cugino G. e ricordo tantissimi momenti trascorsi con bambini che sono ancora miei amici. Il terrore di A. per le galline, i giochi con la terra scavata, le suore più o meno burbere, le minestre con gli anellini, le dita da infilare nei buchi sui muri, l'odore di stanze sempre chiuse e all'ombra, le canzoncine di Natale. Ricordo i miei primi segni su un foglio bianco e i riposini che nessuno aveva voglia di fare. Ricordo le lunghe trecce della sorella di una bimba e la fontana con la madonnina pallida.

[foto by ScarletteDeath]

7 marzo 2019

A che serve l'arte?

Wilde disse, a ragione, che tutta l'arte è completamente inutile. L'arte, infatti, non serve a nulla. Io aggiungerei: non serve meravigliosamente a nulla. Ed è per questo che vivere senza è impossibile. Perché l'arte vive di bellezza e la bellezza non serve nessuno ma pulsa di sé e per sé. A quel ragazzo in fondo alla stanza che mi chiede "a che serve?" spiego che non serve ma serve profondamente perché ci cambia e ci travolge. Esattamente come tutto ciò che è nato per la bellezza e niente di meno. L'arte è ciò che macchia, stritola, inganna, sprofonda, sublima e annega. Il dramma è di chi non la sente e non la vede e non la vive, rimanendo umile carne che sopravvive.

[foto by StefanoBonazzi]

5 marzo 2019

Quando delle parole fai strame

La crisi di una civiltà manifesta un sintomo evidentissimo quando delle parole fai strame.
Quando non le capisci, quando non ne sai l'origine, quando non ne sai il divenire.

La crisi parte dalle parole, dalla loro perdita, dal loro svuotamento. Parole contraffatte, rinnegate, obliate. Parole come stracci o come cenere. Pezzi disperati e dispersi di chi dovrebbe pronunciarle con cura e proteggerle dal vuoto della propria coscienza e invece le riduce a sterco mescolato a paglia. Qui si frattura il mondo degli uomini, qui si ritrovano i novelli barbari: sulla pelle di una massa ottusa che non vuole sapere da dove viene né vuole capire dove sta andando. Si guasta così una civiltà, anche se non sembra, anche se si fa fatica ad ammetterlo. Le parole sono il riverbero di chi le pronuncia e di chi, come ora, non sa più nemmeno scriverle.

[foto by Mrs-White]

1 marzo 2019

Solo qualche istante

Ancora qualche minuto prima di accendere il cellulare. Ancora qualche sbadiglio ben assestato, una stropicciata d'occhi e una buona stiracchiata tra le lenzuola tiepide. Solo un po', prima di tornare ai messaggi, ai commenti, alle notifiche e persino a qualche (fortunatamente) sporadica telefonata. Un margine di tempo per perdersi dietro un pensiero vagante, tra le tracce di un sogno rimasto appeso o in qualche ricordo d'amore o d'odio. Una pausa prima dell'apertura al mondo, prima di accendersi e stare connessi, potenzialmente, con il resto del pianeta. Qualche istante per sé prima di divenire di tutti. Solo qualche istante.

[foto by eulalievarenne]

27 febbraio 2019

Odio che tracima

Parlo di razzismo in classe. Le ragazze mi ascoltano. Poi, come faccio sempre, chiedo un loro parere, una loro visione. Ovviamente si scatena la polemica più accesa. Qualcuna tenta di ricordare che siamo tutti umani ma questa voce è più esile e più umile delle altre. Più di quelle che ripetono luoghi comuni e bassezze di ogni sorta: cosa vengono a fare, ci rubano il lavoro, sono violenti, sono sporchi, non la pensano come noi. Inutile battagliare con un coro di recriminazioni rabbiose. Mi sento avvilita dall'odio che tracima. Mi inquietano queste menti e le loro parole corrose. Che genere di adulte saranno? Spero di morire prima di vedere come conceranno il mondo.

[foto by liv-colour]

25 febbraio 2019

Ciclopici vigliacchi

Insultate la madre che ha adottato un ragazzo di colore. Offendete la cantante che ha chiesto di aprire i porti. Inveite contro il giornalista che critica un ministro che voi idolatrate. Tutto via social, chiaramente. Tutto tramite una tastiera. Tutto nascosti dietro un monitor. Ecco, vorrei obbligarvi a ripetere le volgarità che scrivete, e pure in pessimo italiano, guardando negli occhi le persone che sistematicamente aggredite, offendete, oltraggiate. Vorrei che le guardaste in faccia, da soli in una stanza vuota, e ripeteste quelle identiche parole con la stessa oscenità, la stessa boria, la stessa ignoranza. No, non sapreste farlo. Rimarreste muti e a occhi bassi perché siete ciclopici vigliacchi.

[foto by crilleb50]

19 febbraio 2019

Con santa pazienza

Sopporto chi parla, parla, parla e parla per il puro gusto di ascoltarsi parlare. Sopporto chi si incensa e si sbroda in ogni occasione possibile. Sopporto gli inaffidabili e pure gli inopportuni. Sopporto le domande di chi dovrebbe accontentarsi di ascoltare. Sopporto le distrazioni di chi fa finta di fare il proprio dovere. Sopporto chi ritiene di aver già capito tutto. Sopporto i sorrisi beoti di chi farebbe meglio a guardarsi le scarpe. Sopporto le parole sgrammaticate di chi scrive perché lo fanno tutti. Sopporto le pillole indorate, le promesse mozze, le approssimazioni nebbiose e gli opportunismi comodi. Sopporto, non sopportando affatto, con santa pazienza.

[foto by loojeen]