4 aprile 2020

Oggi non mi va

Oggi non mi va di stare dove sto. Oggi non mi va di pensarmi al sicuro né di sperare che passi. Oggi non mi va di prendere libri tra le mani e non mi va di raccontarmi al telefono in una cronaca che pare sempre la stessa. Oggi non mi va di dedicarmi a niente. Oggi non mi va perché sento il tempo dilatarsi fino a opprimere ogni voglia e ogni pensiero. Oggi non mi va di ricordare e non mi va di costruire. Oggi non mi va perché oggi sento che non funziona, che non coincide, che non vale la pena. Oggi non mi va bene niente di me e non mi va bene niente del resto. Oggi non mi va: sono spinosa e cupa e sterile e vigliacca. Oggi non mi va e mi viene solo da piangere.

[foto by ashsivils]

2 aprile 2020

Una parola per raccontare questo tempo

In questo periodo, come ho già scritto, le parole sono la mia essenza e il mio tatto, sono linfa e succursale di quel che non c'è. Mi sono chiesta: quale parola mi va di applicare a questo tempo? Ho riflettuto un po' perché, alla fine, di parole ce ne sono molte e ognuno singhiozza la sua. Ho pensato a solitudine, pareti, lontananza, attesa, speranza, malattia, decreti, pianeta, sanità, balconi. Poi, però, mi sono messa a frugare per bene dentro ogni istante trascorso qui ad attendere che non accada l'inaccettabile e ho capito che la parola che, per me, descrive meglio questo tempo è una sola: pazienza. Come quella di chi soffre e sopporta perché sa che finirà. La tua qual è?

[foto by fossadeileoni]

31 marzo 2020

Il nuovo Duce d'Ungheria

Il "coso" ungherese (mi fa schifo anche scriverne il nome) si è fatto assegnare i "pieni poteri". In sostanza è diventato il nuovo Duce d'Ungheria. Che la democrazia, democraticamente, distrugga e schiacci la democrazia è un insulto all'intelligenza umana. Anche a quella ungherese. Ovviamente il "coso" italiano (anche qui mi fa schifo scriverne il nome), come la "cosa" italiana (sproloquiano sempre in coppia), hanno fatto immediatamente i complimenti al "coso" ungherese. C'è da sentirsi male, più di quanto il Coronavirus stia già provvedendo a fare. Di dittature in Europa ce ne sono state alcune, in passato, e ci sono bastate. Di questa non c'era bisogno.

[foto by navidsanati]

30 marzo 2020

Se non ci fossero le parole

Se non ci fossero le parole, in questo tempo di necrologi e gabbie, sarei impazzita. La mia salvezza è affidata a loro. Alle parole che leggo, a quelle che scrivo, a quelle che penso e a quelle (rare) che pronuncio. Se non avessi un legame carnale con le parole, fatto di voglie e immagini, di amore e furia, di ricerca e di spasimi, non potrei essere me, soprattutto adesso. Le parole mi danno l'aria che non posso avere o gli alberi che non posso toccare. Le parole sono un bacio di notte o una risata sguaiata. Le parole sono appiglio, sostegno, rifiato, ombra, spessore, macchina, orizzonte, pane, ponte, ricamo e corpo. Sono tutte le facce che non vedo e tutti gli abbracci che non do.


[foto by eikoweb]

26 marzo 2020

Il virus, Leonardo, il complotto e gli sciacalli

Alcuni dei miei contatti, ieri, mi hanno inviato indignati il video di un vecchio servizio di Tg Rai Leonardo in cui si racconta che in Cina, nel 2015, si giocava a inventarsi un Coronavirus. Il fiato del complottismo, purtroppo, è sempre lì a sparare le sue melmose favole insensate e, come sempre, gli ingenui, gli ignoranti e gli sciacalli ingoiano tutto e ne fanno scandalo. La smentita è arrivata da ogni angolo del pianeta, ogni scienziato degno di tale nome ha spiegato che il Covid-19 lo ha creato la natura e non l'uomo. Eppure i soliti politicanti senza cervello hanno danzato allegramente sul terrore comune per la solita, becera, volgare propaganda personale.


[foto by iizmu]

23 marzo 2020

La prima cosa che farò (quando tutto sarà finito)

La prima cosa che farò, sarà quella di prendere la macchina e andare a trovare i miei genitori. Un'abitudine a cui ho dovuto rinunciare in questo strano tempo di virus e reclusione. Tornerò al mio paese. Se sarà possibile, mi piacerebbe camminare di nuovo tra le vie del borgo, tra quelle stradine che si arrampicano da secoli verso il castello. Mi soffermerò, come sempre, a rimirare angoli che conosco a memoria, muri e pietre che ho già studiato mille volte, salutando facce capitate lì per caso. Tornerò sotto l'ombra degli archi o a raccogliermi accanto a una torre che non c'è più. Guarderò la piana in basso e mi sentirò meglio. Molto meglio di come mi sento adesso.

[foto by LuGiais]

20 marzo 2020

Svuota chat

Capisco che starsene in casa a lungo, per tanti, è per lo più un sistema, nemmeno troppo efficace, per annoiarsi. Capisco che non poter andare in giro, a lavoro o meno, dilati le ore fino a farle diventare mesi. Capisco. Capisco tutto. Però, vi chiedo un favore: potreste evitare di continuare a inviare immagini, video, gif, frasi, notizie, preghiere, poesie, articoli, link, demenzialità, catene di Sant'Antonio, ricette fatte in casa e ogni tipo di contenuto che vi viene in mente di spedire via WhatsApp? All'inizio può essere quasi divertente ma, dopo un po', diventa molestia in senso stretto. Svuoto chat ogni mezz'ora per rimuovere roba che non vedo e non leggo. Annoiatevi in silenzio, grazie.

[foto by navidsanati]

18 marzo 2020

Ogni giorno da tanti giorni

Le mie giornate di segregazione necessaria sono fatte di compiti che cerco di impormi per non sentirmi ancora più insensata. Ogni mattina cerco di pianificare tempo e azioni: un testo da scrivere, un lavoretto da fare in casa, un libro da portare avanti, un pranzo che non sia del tutto improvvisato. Una specie di metodo di sopravvivenza attiva, mentale più di tutto. Perché se la mia mente iniziasse a vacillare, potrei ritrovarmi morta d'inedia. Sistemo pensieri in un ordine che mi pare accettabile, li faccio combaciare fino a dare loro la forma di una nuova giornata di solitudine. E lo faccio ogni giorno da tanti giorni. Un giorno alla volta, per fortuna.

[foto by theflickerees]

16 marzo 2020

Ho starnutito

Ho starnutito e mi sento terribilmente in colpa. O forse anche in pericolo. Eppure è solo uno starnuto e può avere mille giustificazioni, prima fra tutte la mia allergia primaverile. Ho starnutito e ho paura che il vicino mi abbia sentito. Potrebbe pensare che sia stata contagiata? Potrebbe immaginare che sia malata? Sono in casa tutto il giorno e temo che la mia mente inizi a dare qualche segno di insofferenza, soprattutto verso se stessa. Uno starnuto e parto col girare filmati catastrofisti e delazioni in stile KGB. Mi strofino un po' il naso e penso che sì, probabilmente è il momento di prendere un antistaminico e di lasciar perdere l'Apocalisse. Almeno per il momento.

[foto by NataliaDrepina]

12 marzo 2020

È un tempo strano


È un tempo strano questo tempo che ci rifiata addosso. È un tempo strano perché si distorce e si dilata fino a farci sentire vuoti di senso e di potere. È il tempo della sospensione e dell'inutile, dell'attesa e dello spazio immutato. Il tempo fuori, quello di astri e stagioni, procede senza imbarazzi né rimandi. Il tempo dentro, invece, somiglia a una rincorsa verso il niente, a una pozza invisibile che incastra e tace. È un tempo strano che forse vorremo ricordare come si fa con un'avventura non voluta e nemmeno amata. Ma è un tempo che c'è e si deve vivere. È un tempo che non capiamo ma che, nel suo torpore di mura bianche, sta riprogrammando certi valori e certi colori.


[foto by xetobyte]