20 luglio 2018

Perdute appartenenze

Ci sono mondi a cui non appartengo più: vite che non mi somigliano, voci che non riconosco, spazi che non so distinguere. Non più. Non come facevo un tempo. E quando accade di ritrovarmi lì dove ho trascorso buone porzioni di esistenza, accanto a persone che una volta erano la mia quotidianità, mi sento disperatamente distante. Erano loro i miei giorni, erano questi i miei luoghi, erano questi i suoni? Non so dirlo. Appartenenze che rintraccio solo nei ricordi ma che mancano al di fuori della mia mente perché tutto è mutato senza mutare affatto. Osservo ogni cosa senza stupore e si fa urgente in me il desiderio sfrontato di andarmene senza far alcun rumore.

[foto by edredon]

18 luglio 2018

Blocco numeri

Uno ieri. Due l'altro ieri. Altri ancora la scorsa settimana. La lunghezza dell'elenco dei numeri bloccati, sul mio cellulare, ha ormai superato quella dei numeri inclusi in rubrica. Blocco numeri in continuazione, quotidianamente. Il telefonino squilla, un numero mai visto da una località improbabile. Non rispondo. Controllo, giusto per scrupolo, che appartenga ad un call center e poi relego quel numero nella lista nera. Potrà pur chiamarmi ma io non sentirò neppure lo squillo. Mi aspetto qualche chiamata anche oggi e domani e dopodomani. D'altro canto i call center sono innumerevoli e gli scocciatori pure. Loro lavorano, io no ma disturbo molto meno.

16 luglio 2018

Dopo la rabbia

Dopo la rabbia resta lo sfinimento e una tristezza che duole. Intorno al cuore, che si rammarica di non essere artificiale, nasce una coperta di silenzi umettati e piccole bianche onde di fiacchezza. La rabbia, quando arriva, fa di me quel che mai vorrei essere. Sento la mia voce suonare come fuoco, tracimando fino a sovrastare la ragione e i suoi filamenti ordinati. Non sento, non guardo, non voglio. Una slavina di parole furenti che mi scortecciano l'anima e mi spezzano il fiato. Poi resto con me: il silenzio del poi è gommoso e sterile, acciaccato come un livido, putrido come un sogno uscito male. Dopo la rabbia resta una sbavatura di male che fa male a lungo.

[foto by Kleemass]

13 luglio 2018

L'amore che non si dice

Mia madre non mi ha mai detto ti voglio bene. E nemmeno mio padre. Non ce lo siamo mai detti. Forse perché certi amori non si dicono, si regalano in silenzio e basta. Si misurano col pensiero, con la premura e minuscole attenzioni quotidiane. L'amore è mia madre che prepara i suoi ravioli perché sa che li adoro o mio padre che lava la mia macchina senza chiedermi niente. L'amore è prevedere e sorprendere senza proclami da urlare al mondo. L'amore ha mani grandi e un cuore gentile, occhi che scrutano e gesti che arrivano prima dei primi pensieri. C'è un amore che non si dice ma che mi sfiora ogni giorno, che tace ma pulsa come fa l'universo.

[foto by celuloide]

11 luglio 2018

Illuminati pensatori social

Mi domando spesso se concedere la facoltà di scrivere di tutto a tutti sia un vantaggio e, nel caso, di chi. Sì, la democrazia. Sì, la libertà d'espressione. Sì, il confronto. Internet a rete libera ingolosisce tanti, quei tanti che scribacchiano e polemizzano e secernono offese con la meccanicità con cui respirano. Tanto si è solo un nome farlocco o una foto per finta. Spiattellare sentenze ed eruttare giudizi con una ferocia che vive solo al di là di un display e in null'altro. Sui social, infatti, sono tutti dei gran pensatori, degli illuminati uomini di mondo, dei coltissimi portatori di sapienza. Mi rallegra sempre rilevare un'ortografia che piange e una dialettica che si ferma all'insulto.

[foto by p0rg]

9 luglio 2018

Estimatrice d'ombre

Cammino circospetta alla ricerca d'ombre. Soprattutto in un tempo in cui lumi e abbagli si perdono e si prendono come fossero danari. Annuso e inspiro semioscurità perché solo così posso essere quella che so essere. Non mi sorprendono i clamori né i calori di chi ha sempre tanto da dire sul già detto, di chi si riveste di una furbizia che non possiede o di una piccola mente che vacilla e sussulta per niente. Le ombre, repentine e fresche, sono l'habitat dell'anima mia, un miscuglio quasi osceno di silenzi, sfumature e profondità abissali. Stanno lì a ricordarmi ciò che non sarò mai e ciò che solo in pochi hanno l'ardire o l'incoscienza di bramare.

[foto by dasTOK]

5 luglio 2018

L'adesso

L'adesso è quel che c'è adesso. Ma l'adesso è pronto a passare in un soffio: lo pensi ed è già andato altrove. Eppure si ragiona per istanti e non per altro. Come se non ci fosse nient'altro da immaginare e nient'altro da tenere a mente. Concentrati nel polverizzare l'attimo attuale e nel massimizzarne gli effetti come fossimo imprenditori pazzoidi. Adesso, perché poi potrebbe non essere o non bastare o non guarire o non arrivare. Adesso per paura di poi. Adesso per non pensarci, adesso per furbizia, adesso per disperazione, adesso per cecità, adesso per cattiva fede. Terrorizzati dal tempo e dalla fretta, disperdendo buonsenso e buone ragioni.

[foto by calis]

2 luglio 2018

Lamarì

Per Hassan sono sempre stata Lamarì. Urla il mio nome da lontano, impossibile non sentirlo. Hassan viene dal Marocco di Casablanca, ha grandi baffi scuri e un'età che probabilmente nemmeno lui conosce con precisione. Gira con un macchinone vecchio e scuro dal quale tira fuori un po' di tutto. Cerca di vendermi quello che pensa possa servirmi ma in realtà non mi vende mai nulla. E' solo felice di vedermi o di chiedermi come sto. Dice che la vita è dura ma lo fa con occhi che brillano e mani che si agitano come farfalle. Ha figli grandi, Hassan, che ha cresciuto in questo Paese che forse immaginava più forte e gentile. Invece è fragile e squattrinato come tanti altri.

[foto by NuSunt]

28 giugno 2018

Piccolo paese morente

Torno a camminare nella pace mattutina del mio paese. In quelle stradine di pietre e leccate d'asfalto ignobile che dicono ancora di famiglie finite chissà dove. Non c'è rimasto più nessuno, mi dice Anna appoggiandosi al bastone, nessuno si cura di noi. Un peccato immenso, penso con gli occhi bassi. Vedo casine con brutte persiane blindate e portoni scuriti dalla dimenticanza. Vendesi ovunque, vendesi crepacci e antiche mura, vendesi finestre e paesaggi, vendesi occhi e balconcini e memorie. Passano in pochi e ci vivono ancora meno. C'erano solo i vecchi mentre figli e nipoti crescevano altrove, ora i vecchi sono morti e con loro è morto tanto altro.

[foto by inextremiss]

25 giugno 2018

Presentare un libro

Presentare un libro va di moda, temo. Organizzare un evento per parlare di un testo mai letto sa per lo più di compiacente favore. Uno sbrodolante profluvio di aggettivi senza senso che vagano alla ricerca di una parvenza d'onestà intellettuale. L'ultima presentazione a cui ho assistito mi ha raggelato o schifato, che poi è lo stesso. L'autore che gongola, l'amico che fa finta di porre domande e un attore che legge pagine orride con malcelato impegno. Spettacolino penoso in balia di proposizioni che un bambino avrebbe detto meglio. Un'enfasi che arriva da chi, spudoratamente, non legge e non sa leggere e che, di conseguenza, non scrive e non sa scrivere. Ma scrive libri.

[foto by Hengki24]