18 giugno 2018

Non voglio pensarci

Allontano pensieri che si abbarbicano addosso come meduse. Li accantono in una zona ombrosa e spoglia della mia testa affinché non corrodano i minuscoli progressi d'anima che vado compiendo. Sono pensieri che non vorrei, preoccupazioni in cui si inciampa perché si vive, ansie di cui voglio fare a meno. Non adesso. Non con questo vento né con questa luce. Non voglio pensarci, mi ripeto a cantilena con l'impulso di scappare dai miei capelli e della mia pelle. So che è solo una specie di ingannevole incantamento, so che il mio è solo un balbettante rimandare brandelli ad altri brandelli. Eppure staccarmi da certe idee mi fa sentire meno contorta e meno distorta.

[foto by MWeiss-Art]

15 giugno 2018

Inaspettate evoluzioni mattutine

Sembra un ragazzino invece è una donna. E' cinese e smonta da una bici che lascia appoggiata ad un pino. Ha grandi occhiali scuri e uno zaino pieno. La osservo mentre cammino tra alberi tutti uguali e tanto diversi da quelli tra cui ho passeggiato per anni: una pineta artificiale non sarà mai all'altezza di un bosco nato da sé. La cinese tira fuori un telo giallo brillante. Lo annoda ad uno degli attrezzi di legno messi lì per far fare esercizio a chi volesse. Il telo segue le sue mani e un po' di vento. Lei si prepara e salta per appendersi a quel tessuto che sembra abbracciarla come un'anima. La guardo rovesciarsi e scivolare e riprendersi. Forse è una circense di un circo che non c'è.

[foto by illdispose]

12 giugno 2018

Orizzonti dispersi

Smarrisco gli orizzonti anche se, tra linee e cime, me li ritrovo dinanzi sempre. Smarrisco orizzonti più miei, quelli definiti da una labile speranza o da un pensiero sfuggito dalle tempie. Stento a riconoscere le pagliuzze incastrate in certi occhi o gli sferruzzanti congegni che un tempo mi tenevano aggrappata alla terra e alle sue venose radiazioni. Una gigantesca disperazione mi respira dentro, la sento fiatarmi in bocca o conficcarsi dentro i sogni, lì dove precipito e mi schianto a spezzarmi le vertebre. Sono finita prima della fine, questo è il senso. Sento di non sentire ciò che vorrei. Magari un desiderio o fosse anche una stilla di fede lucente.

[foto by VigilantViki]

8 giugno 2018

Quando finiva la scuola

Ieri, qui, la scuola è finita. E mi è precipitata nel cuore la sensazione di bianca euforia che arrivava alla fine di ogni anno scolastico. Era un'attesa che, tra maggio e giugno, ogni bambino raccoglieva sulla pelle appena dorata. Mi aspettavano giorni infiniti di giochi infiniti. Corse tra sassolini, l'umido dell'orto e la piazzetta di sanpietrini e sole che brillava oltre la strada. C'erano gli amici di un'infanzia che non ho mai trascorso sola e altre facce che arrivavano spallidite da una Roma che dicevano fosse un oceano. C'erano i canti e l'ombra dei pioppi, i girini e le sgridate, le ginocchia rovinate e le cacce al tesoro sotto le tegole. Un tempo bambino che nella mia mente non avrà mai fine.

[foto by nnoik]

4 giugno 2018

Il burocrate

Vogliamo fare i contemporanei. Dematerializzare, digitalizzare, internettizzare tutto. Ma il buon italiano dalla carta non riesce proprio a staccarsi. Il burocrate non smetterà mai di far valere le sue untuose pretese: timbri, firme, moduli e scartoffie. Un ultramondo fatto di individui che, da dietro ad un nebbioso sportello, non si smuovono e non si commuovono. Menti per lo più piccolissime affezionate al loro monticello di pratiche e penne biro da cui niente potrà separarli. Sono lì a decretare, con granitica lentezza, il loro esito e la loro ottusità. Tutto purché nulla cambi. E noi, del regno degli impotenti, ad osservare con sterile rabbia cotanta flemmatica alterigia, tanto inutile e limaccioso non saper fare.

[foto by crilleb50]

30 maggio 2018

Con le mani

Lavorare con le mani, ora che non lavoro più, mi dà modo di non pensare. Impastare o cucire o incollare o disegnare o incidere o inventare è la mia fuga da quel che non sono più e da quel che non riesco più ad essere. Il silenzio di un nodo, la precisione di una misura, il colore di un inserto sanno occuparmi la mente e il tempo in una fase della mia vita in cui la mente oscilla come vuole e il tempo è un rigonfiamento che mi schiaccia senza remore. Le mani vanno dove gli occhi dicono, il pensare non pesa troppo perché è convogliato su linee e luci e lame. Così mi stacco da me per divenire quel che fanno le mie mani. E vivo almeno un po'.

[foto by laura-makabresku]

28 maggio 2018

Il figlio unico

Il figlio unico gioca su un'altalena che cigola come un osso di vecchia. Si guarda attorno e respira piano. Sua madre e suo padre sono spesso i soli compagni di giochi che gli è permesso avere. A volte si somma qualche nonno o qualche amico di famiglia. Il figlio unico cresce per lo più tra adulti che lo guardano come fosse un miracolo. Eppure di miracoloso in un'infanzia senza bambini con cui giocare io non ci vedo proprio niente. Il figlio unico, magari, imparerà tutto durante corsi fatti su misura per lui. Ogni giorno un'attività diversa e poco tempo per conoscere il silenzio e la noia necessari ad inventarsi un'esistenza tutta sua.

[foto by Styush]

23 maggio 2018

Chiacchiere da supermercato

Le botteghe di un tempo sono sparite, questo è noto. Al loro posto supermercati e centri commerciali, entità che disperdono ed affrettano chi di per sé non ha mai tempo. Eppure, sempre più spesso, mi capita di soffermarmi a chiacchierare con persone che, come me, sono in attesa alla cassa. Chi si lamenta di un governo che non si decide ad arrivare, chi non vorrebbe uscire di casa ma si ritrova ogni giorno a fare la spesa, chi voleva prendere solo due cose e poi ha riempito il carrello, chi ha mal di denti e non sa dove sbattere la testa, chi ha una figlia con problemi mentali che si arrabbia col mondo intero. In fondo la gente rimane quel che è ma quelle botteghe mi mancano lo stesso.

[foto by bliXX-a]

21 maggio 2018

Ditemi un libro

Torno a parlare di libri. Lo faccio spesso qui e fuori da qui anche se fuori da qui trovo sempre pochissime persone in grado di percepire l'importanza di quel che leggo e del perché lo leggo. Ma di voi mi fido e quindi vi chiedo di dirmi un libro. Un libro che avete letto ed amato alla follia, un libro che vi ha cambiato o stravolto, un libro che vi sta dentro come una vena o un osso. Perché di libri del genere ce ne sono milioni e solo chi ama leggere capisce cosa sto scrivendo. Mi aspetto autori lontani ed ignoti ma anche mostri sacri che ogni casa dovrebbe possedere. Mi aspetto voci e sogni e parole e ombre e ferite. Quel che vi piace leggere per scoprire quel che vi anima.

[foto by Legoquest29]

17 maggio 2018

Attese della vita

Ieri, durante le cinque ore scarse trascorse in una saletta d'attesa contigua ad un tristissimo corridoio d'ospedale, pensavo a quanto tempo della vita si passa ad aspettare. Cumuli di tempo sbadigliando a fissare un pavimento in attesa di cose o persone. In coda, per lo più, ma non per forza. Aspettando chi si ricordi o abbia tempo o che la vita passi o che si tramuti in sogno. Aspettando il proprio turno o un incontrovertibile segno del destino. Attendere può essere un obbligo, in qualche caso una concessione da fare a se stessi. Per qualcuno è un puro stile di vita. Per me è una dimensione detestabile soprattutto quando l'attesa, che concedo per rispetto, non porta a nulla e a nessuno.

[foto by Lissuin]