21 settembre 2017

Abbastanza per vivere

Conosco quel morso infame che blocca il fiato e deglutisce amarezza. Conosco l'ansia beffarda che ragiona per te anche quando non vorresti concederle nessuna confidenza. Conosco l'impotenza acefala e cocciuta che spreme ogni cellula come fosse di cera. E conosco il soffitto di notti passate a conteggiare visioni di spine e scale e oblii e ferite. Sono tormenti che ho scacciato dopo aver lasciato che rovinassero tanta parte di me. Ora sono distante abbastanza da quegli inferni per sperare che nessun altro debba rimanerci invischiato. Nemmeno tu. Respira a fondo e stringi il buono che c'è perché c'è ed è abbastanza per vivere.

[foto by Sea-of-Ice]

18 settembre 2017

Arnalda

La incontro per caso mentre spazza gli scalini della sua casa in mezzo al paese. Io cammino per pensare e non mi aspetto di incontrare Arnalda. Mi dice di come sto e di come sta, dei piedi che le fanno male, del figlio che torna sporco di farina, delle bollette che si fanno troppo care e del terremoto che l'ha spaventata a morte. La conosco da sempre, Arnalda. E' dentro la mia infanzia come tanti altri affetti che ora non ci sono più o che ci sono ma hanno i capelli bianchi e le mani stanche. Ha lavorato molto e camminato altrettanto. L'abbraccio e le dico di volersi bene. Lei si commuove un po' e mi spiega che in tanti, col tempo, hanno smarrito la loro umanità. Poi torno a salire e lei torna alla sua scopa.

[foto by foart]

13 settembre 2017

Mi dicono

Mi riscrivo giorno dopo giorno. Occupo il tempo che è tornato nella sua totalità tra le mie mani. Una ricchezza che sto re-imparando a governare e che un po' mi spaventa. Non devo aver fretta, mi dicono. Qualcosa prima o poi uscirà, mi dicono. E sarà comunque meglio di quello che avevi, mi dicono. Nutrono una speranza che mi costringo a smozzicare per non restare intrappolata in certi pensieri acuminati. Ci deve pur essere un angolo in cui possa stare senza doverci stare male. Qualcuno prega per me perché io lo faccio a stento ed inciampo balbuziente nel non saper dire.

[foto by mldzz]

11 settembre 2017

Non ci si abitua

Il terremoto non ti avvisa. Non respira. Non illumina. Non abbaia. Arriva proprio durante una sera qualsiasi. In una giornata d'ovatta che hai tenuto per te, ascoltando la pioggia, cucinando minestra e guardando un film che poteva essere anche peggio. Il terremoto arriva e per venti secondi ti lascia in bilico. Una sospensione asfissiante tra te e il nulla. Non c'è molto da gestire né molto da pensare. Il cuore impazzisce e le mani tremano fragili. Stai. Aspetti e preghi che finisca senza che qui o altrove ci siano case in frantumi o vittime da tirar fuori. Il terremoto è questo. E non ci si abitua in nessun caso.

[foto by CrazyGirl44]

8 settembre 2017

Diffido

Diffido di chi conosce un sacco di gente piena di soldi e poteri e te lo fa rilevare appena possibile. Diffido di chi ti sbatte in faccia il proprio ego senza mezze misure e si sente fin troppo generoso nel chiederti senza ascoltarti un banale "come stai". Diffido delle principessine tutte sorrisi e fresche fresche di boutique che ti scrutano come fossi un alieno appena precipitato sulla Terra. Diffido di chi vede cattiva fede in ogni parola, atto o intenzione, di chi rivolta frittate per non doversi mettere in discussione, di chi insulta solo perché l'insultato non ha modo di reagire, di chi dimentica il male fatto solo perché si assolve in fretta e col cuore in mano.

[foto by MartinStranka]

5 settembre 2017

E loro ridono

E loro ridono. Ridono mentre leccano con lo sguardo un'arma gioiello, ridono mentre lasciano tuonare nelle viscere della Terra una bomba capace di annientare mezzo pianeta, ridono al cospetto di un missile che porta a termine la sua parabola intoccabile. Ridono nella loro follia ammorbata da un'idiozia senza misura. Pazzi al potere: c'è qualcosa di peggio? Nei piccoli e nei grandi mondi. Nelle minuscole stanze di un palazzo o nelle gigantesche distese di un deserto. Eppure loro sono lì, a giochicchiare con i filamenti di un universo che pensano sia stato creato solo per il loro squilibrato diletto.

[foto by ENZZOK]

1 settembre 2017

Noi che senza tablet e telefonini

E' di quei post che sono un misto tra il patetico e il nostalgico, va pur ammesso. Però è vero: sono stata una bambina tra la fine dei '70 e gli '80 del secolo, anzi millennio scorso e, al tempo, non c'erano tablet né telefonini né computer per farci giocare. Non ci rimaneva che la corda per saltare, la campana da disegnare sul marciapiede, una barbie spelacchiata a cui mia madre cuciva vestitini con straccetti colorati. E poi c'erano il pongo, il das o i colori da temperare. Biglie, bambole di pezza, pentoline con ortaggi di plastica e microfoni tutti inventati per le canzoni dei cartoni. Più che sufficiente, mi pare.

[foto by mldzz]

30 agosto 2017

Un libro e un po' di vento

La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull'erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato.
Charlie Brown

In questa stagione che annienta mortifera ogni desiderio. In questo tempo in cui cerco di ricostruirmi a fatica, tessera dopo tessera. In questi giorni di squilibri e sogni inquieti sembra che quegli atomi di tepore del cuore che chiamano felicità si siano disintegrati per sempre. Eppure basta un buon libro tra le mani e un po' di vento fresco a sfiorare le caviglie per farmi percepire una piccola gioia. Poco, pochissimo, in fondo. Una lieve sensazione di delizia che fa socchiudere gli occhi e sorridere appena. Un libro e un po' di vento, mi sono detta: può bastare davvero così poco.

[foto by NataliaDrepina]

28 agosto 2017

Sindrome del piedistallo

Salirci, sul celebre piedistallo, è questione di attimi. Si sta lì, tra l'essenza del pavone e quello della suocera che tutto sa, a gorgheggiare punti di vista che nessuno ha voglia di vedere. Superiori per partito preso o per un detestabile olezzo che sfrigola proprio sotto il naso. Ovviamente dal piedistallo tutto appare criticabile e, proprio per questo, passibile di giudizio (per lo più pessimo), non c'è alcun scampo. Una volta montati sull'invincibile supporto, scendere non si fa affatto semplice. Anzi, ci si sforza di troneggiare a prescindere da decadimenti e scivoloni, sgretolamenti e strafalcioni.

[foto by MWeiss-Art]

24 agosto 2017

Ho visto cose

Ho visto albe di viola arrossati su un lago che si muove gentile e perenne. Ho visto facce di molti colori e udito lingue di suoni aspri o solo sgolati. Ho visto salite e scalini, lampioni, ombre e foulard al vento. Ho visto piazze di Signori e d'Erbe, monumentali uomini a cavallo o Santi a cui non serve neppure un nome. Ho visto portici che inghiottono mille porte e passi schiariti nella bruma calda di una stagione che finalmente volge alla fine. Ho visto turisti incantati da ogni spicchio di luce e altri allungare un cappuccino con acqua naturale. Ho visto giorni scivolare in fretta per poi tornare semplicemente da dove ero partita.

[foto by novus41]