15 gennaio 2018

Me bambina

Mi sento fortunata perché ho potuto giocare a campana per strada e a nascondino nell'orto. Ho avuto un fratello con la testa dura e amichetti pronti a difendermi fino al sangue. Ho corso in bicicletta capitombolando quando capitava e senza piangere per non mostrare dolore. Ho sfiorato i girini nelle pozze accanto al canale e libellule zigzaganti attorno ai glicini in fiore. Potevo correre a perdifiato e scoprire di nascosto i misteri di una casa tra i pini. Ho celato tesori sotto le tegole e annegato bambolette di pezza. Ho cantato a squarciagola e riso fino alle lacrime. Solo ricordi di me bambina.

[foto by Mar10Photography]

12 gennaio 2018

Come spiegare i libri a chi non legge?

Come spiegare i libri a chi non legge? Come far intuire cosa significhi inondarsi di letture a chi non prende in mano un libro da decenni? Come far capire a chi non ha mai tempo che il tempo per leggere si trova sempre e a prescindere? Cosa dire a coloro che storcono naso, bocca e occhi al solo pensiero di leggere che leggere è una delle ricchezze più preziose che una persona possa regalarsi nella vita? Come far percepire la bellezza, la gioia, la valanga di vite e paesi e lingue e pensieri e storie e immagini e passioni e parole e silenzi e voragini e voli e suoni e pozzi e cori e magie e pianeti che i libri possono contenere? Come fare?

[foto by NataliaDrepina]

9 gennaio 2018

Dare e dimenticare

Del bene che si fa e si scorda diceva spesso mia nonna e di quel bene fatto e scordato ho già scritto come ho già scritto di molto altro. Mi ripeto le sue parole di saggia ogni giorno o più volte al giorno. Almeno tutte le volte in cui quel che do e quel che faccio viene rapidamente cassato dalla fretta di chi riceve o dalla superficialità di chi ascolta. Non vedo ingratitudine in senso stretto ma, in molti casi, la leggerezza di chi dà troppo per scontato, l'evanescenza di chi scorre senza badare a nulla. Dare e dimenticare di aver dato è la regola ma a volte lascia dentro un velo d'amarezza.

[foto by Alshain4]

6 gennaio 2018

Amarsi è volersi amare

Carissima, sentirti augurare a te stessa un nuovo amore non può che farmi bene. Sì, fa bene anche a me che ti ho vista straziata per colpa di un uomo che d'umano aveva e continua ad avere ben poco. Un nuovo amore è ciò che vorrei il nuovo anno ti portasse perché senza si muore un po' più in fretta e perché il tuo cuore ha il diritto di avere quel che gli è stato sottratto senza troppi pudori. La persona giusta, stavolta. Quella capace di restare e viverti e gioirti e legarti a sé con passione e volontà visto che abbiamo imparato da tempo che amarsi è, più di tutto, volersi amare anche quando è più complicato farlo.

[foto by NataliaDrepina]

2 gennaio 2018

Sopravvissuta

Pare sia tutta colpa di Saturno che, a quel che dicono gli esperti, è stato "contro" per più di due anni. E l'ho notato, mi dico. Ieri, non ricordo neppure dove, qualcuno diceva che noi "Gemelli" siamo i sopravvissuti dello zodiaco. Un po' mi va di crederci, anche se non troppo. In effetti mi sento davvero una sopravvissuta: alle parole di chi non sa ascoltare, all'insonnia che mi ha abitato dentro per mesi, alle crisi di lacrime e cupezza, alle urla di chi vuole avere ragione per forza, all'assenza di persone che sono andate via e basta, a desideri decrepiti e a pezzi di vita ridotti in particelle di cenere.

[foto by chriseastmids]

29 dicembre 2017

Del proprio orticello

Sì, al principio c'è persino un briciolo di empatia, magari una condivisione sentita, quasi un'intima partecipazione. Poi la vita torna alle sue ruote di ore, di impegni e di masse umane. Ci si re-incastra nel proprio ruolo e nelle proprie viscere. Nell'orticello c'è quel che c'è da fare e si dimentica l'empatia, la condivisione e tutta l'intima partecipazione. Ci si ristringe attorno al proprio campicello a conservare i semi di un'esistenza o a coltivare una quotidianità che scivola a prescindere. Tutto il resto si fa distante ed indifferente, materia da dimenticare con scivolosa noncuranza.

[foto by MahmoudElkourd]

26 dicembre 2017

Loro sapevano

I miei nipotini sanno di Babbo Natale. Non so quando sia accaduto e nemmeno chi li abbia informati di preciso. Ma lo sanno ed io non sapevo che sapevano. Ho fatto finta di nulla, sia chiaro. Ho guardato da un'altra parte e cercato di raggranellare qualche spicciolo di fantasiosa ansia e di affaccendata apprensione ma loro sanno tutto ed io mi sono sentita un po' più triste. Finisce un'era e un'età, per loro, come è finita per me e per tutti. Che sia Babbo o Befana poco cambia. Sfuma un'entità che valeva conservare più a lungo possibile. Sfuma e non c'è più alcun rimedio.

[foto by FlexDreams]

18 dicembre 2017

Qualche libro per Natale

Di buoni libri letti nell'anno in chiusura ce sono stati. Tra le cose buone Salvatore Niffoi con "Il venditore di metafore" ché di favole ben scritte c'è sempre bisogno. Un libro fatto di libri è quello dedicato a Grazia Cherchi, "Scompartimento per lettori e taciturni". Poi suggerirei i libri di Kent Haruf, tutta la tetralogia che di certo è un ottimo leggere. A chi piacciono storie perse di donne altrettanto smarrite proporrei "La valle delle donne lupo" di Laura Pariani. E per chiudere Majgull Axelsson con "Io non mi chiamo Miriam", un libro che vale la pena. E leggete, leggete sempre.

[foto by BlackJack0919]

13 dicembre 2017

Roma, abbi pazienza!

Sui bus di Roma il concetto di tempo è relativo. Per fare una decina di chilometri ci si impiega anche un'ora, esattamente il tempo che la signora col cappotto rosso è rimasta al telefono durante il viaggio sul bus. Non che capissi cosa dicesse visto che tra un "da" e l'altro ho afferrato solo Termini e Tiburtina. Il russo mi manca e tra le decine di contemporanee inciviltà, penso con fastidio, c'è il vivavoce usato malissimo. Come quello della signora russa che oltre ad urlare da sé, si faceva urlare tutto il resto da un telefonino appoggiato sul cappello. Sono scesa dal bus mentre lei continuava a sbraitare parole. Roma, abbi pazienza!

[foto by P0RG]

11 dicembre 2017

Qualcosa che svanisce

Avrei voluto scrivere qualcosa. Forse di come riesco a muovermi al buio dentro casa oppure del male che fa bene oppure dei riflessi di luce azzurra sui sampietrini di Roma. Non ricordo più. E' che a volte mi sembra di avere un'idea illuminata, un guizzo che, lì per lì, mi dà l'input per un post che sarebbe il caso di mettere giù all'istante ma in quell'esatto istante, magari, sono da tutt'altra parte a fare tutt'altra cosa e il guizzo passa e dopo un po' non resta che la sensazione di aver pensato, chissà quando, qualcosa che valeva la pena scrivere, qualcosa che svanisce e forse tornerà. Forse.

[foto by glitterdarkstar]