15 novembre 2018

Magari divento ricca

Non ho una stampante perché non stampo niente. Se non posso farne a meno vado in una cartoleria qui vicino. L'ho fatto ieri, per esempio. Tornando ho incrociato un soggetto un po' strano. Barba grigia su visetto da bambino, occhiali fondi e scuri e una specie di turbante in testa. Mi ha chiesto i soldi per un caffè mentre il suo cane nero si è seduto a guardarmi. Sono un poeta e un artista, mi dice, e regalo anche i numeri del lotto. Sarebbe bastato il poeta, gli dico, e intanto cerco un euro. Mi ha lasciato una strisciolina di carta con dei numeri scritti a mano. Avrei preferito due versi ma mi ritrovo con cinque numeri. Chissà che non diventi ricca giocandoli.

[foto by ambrits]

14 novembre 2018

Memories

Cammino lungo una strada della mia infanzia. Vivevo lì accanto un tempo. Ombre inarcate su lastre bianche. Ombre di gente che non c'è più. Zia Berardina accanto alla sua cucinetta fumosa e ingombra di molte cose. Palmira con un sorriso tenero ad abbracciare i figli suoi e di chiunque altro. Silvana vedova troppo presto e ammantata da una tristezza che l'ha sempre tenuta accanto a Dio. Nella piazzetta, invece, trovavo gli odori frettolosi di Perla intenta alla sua trattoria di paese. Gloria con i capelli di onde bionde e una voce scorticata dalle mille sigarette. Concetta con gli occhiali grandi e una lentezza che ricorda tempi infiniti e persi.

[foto by tju-tjuu]

12 novembre 2018

L'autunno intorno

Io e mia madre saliamo verso il bosco. Un po' per camminare, un po' per chiacchierare e un po' per sentirci l'autunno intorno. L'aria non ha i contorni feroci dell'estate che entrambe detestiamo ma riporta gli odori e i toni di una stagione minore e più tenue. Sfumano i colori, sfumano le prospettive e anche le furie. Le ghiande cadono rimbalzando a caso tra i rami e tutto il resto si lascia andare a quello che diverrà inverno. Noi scambiamo passi lenti e lente parole. Decidiamo di raccogliere le mele cotogne. Il loro profumo mi ricorda persone e altre età. Scegliamo le più grandi e gialle. A casa scaviamo la loro polpa legnosa e ne facciamo una marmellata alla buona che prima o poi servirà.

[foto by catalinbujdei]

8 novembre 2018

Loro non leggono

Loro non leggono perché, forse, nessuno gli ha spiegato che è necessario. Sono ragazzini presi dalle minuzie di un'esistenza in costruzione ma non leggono nulla. Né libri, né riviste, né siti internet. Sanno quel poco che sanno per caso o per sentito dire. Rimangono online per ore senza farsi sfiorare dal desiderio di conoscere quel che accade o quel che potrebbe accadere. Non hanno memoria, non hanno visioni, non hanno domande. Sembrano appoggiarsi a superfici note perché conclamate e costruite apposta per farli scivolare lontano. Loro non leggono perché si annoiano in fretta, perché non conoscono il tempo, perché non sanno stare da soli.

[foto by parablev]

5 novembre 2018

Il cielo se ne frega

Il cielo non è impazzito d'un tratto. Semplicemente il cielo ci rende il male che gli facciamo ogni istante. Una regola atavica a cui non possiamo sfuggire, per fortuna direi. Perché non siamo ancora così bravi da evitare quel che dal cielo arriva. Eppure le lezioni di fango, pietre, vento e morti non ci bastano mai. Una volta passato quel che passa ogni volta, si ritorna a perseverare nel peccato degli stolti: pensare di essere invincibili. Si rimette tutto esattamente nel posto in cui era prima di essere travolto e annientato, nell'ottusa attesa che venga travolto e annientato una volta ancora. Dovremmo capire che il cielo è più forte e, in ogni caso, se ne frega.

[foto by P0RG]

30 ottobre 2018

Dialoghi a senso unico

"Finalmente una di sinistra con cui si può parlare". Forse voleva essere un complimento. Forse è persino un complimento. Dopo uno scambio di pareri iniziato con un insulto (il suo). Poi la solita valanga delle solite lagne di chi non vuole gli immigrati, di chi deve pensare prima agli italiani, di chi non tollera l'esistenza dei centri sociali, di una sinistra che ha devastato il paese, di un islam che legge il Corano a modo suo. Gli faccio rilevare che i suoi commenti sono colmi d'odio ma glissa; che non si può generalizzare su tutto ma glissa; che il linguaggio si è fatto troppo violento ma glissa. E mi domando perché per molti dialogare diventa spesso uno sfogo personalissimo e a senso unico.

[foto by KrisVlad]

26 ottobre 2018

Vite troppo piene di niente

Riempirsi la vita di cose da fare col solo scopo di non fermarsi a pensare o a parlarsi o a guardarsi vivere. Si accumulano situazioni come fossero oggetti da riporre e far ammuffire col gusto insano di chi non butta via nulla perché tenere per sé è sempre meglio che lasciar andare. Rimpinzarsi di nulla o anche meno con le mani che cercano di trattenere tutto il possibile. Peccato che nella memoria resti solo il caos di chi ammucchia senza regole e senza ragione. Una vita che si pone mille obiettivi al giorno è una vita che, a conti fatti, non ne ha nemmeno uno. Si stringe attorno a un buco nero fatto di un male che si vuole camuffare ma che non smetterà di urlare nemmeno un istante.

24 ottobre 2018

La comicità degli incapaci

È la comicità degli incapaci, quella che non riesce a puntare al sorriso senza bisogno di calpestare qualcuno. Per loro la stoccata deve avere per forza il rumore del bastone e del cranio, più lievi non riescono. Così ogni giorno si irride qualcuno trascinando tutta una categoria (autistici, malati, donne, eccetera) sentendosi fighi perché sani, perché maschi, perché bianchi, perché forti.

[tratto da Vecchi comici stantii di Giulio Cavalli su Left]


22 ottobre 2018

Nel guscio

Nel guscio di silenzi gommati e disperazioni sto piuttosto bene ormai. Mi basta rannicchiarmi tra le spore intangibili dei miei pensieri, tra le spinose questioni del mio carattere riottoso accontentandomi di quel poco che ho già messo via tra gli scaffali del mio divenire-a-prescindere. Mi sono accomodata tra i mattoni ripuliti di giorni che paiono stampati in serie e le piccole noie di pulci e starnuti. Un guscio di trasparenze e cecità che mi escludono e mi respingono come se non facessi più parte di alcun contesto, di alcun pianeta. Rimango sospesa e interrotta da inutili fratture di tempo e di memoria. Sono in un guscio da tempo e ora sono davvero stanca di restarci.

[foto by Cattereia]

16 ottobre 2018

Ti faccio sapere

Ci vediamo. Ci sentiamo. Ti chiamo io. Ti faccio sapere. Poi, ovviamente, tutto tace. Perché nessuno ha veramente intenzione di fare quello dice. Perché si dice solo per darsi una scappatoia o, magari, un riparo da future seccature. Ci si annoda a una promessa sfilacciata per accontentare chi c'è e per non apparire indifferenti. In verità oltre all'indifferenza c'è un'ignavia che mordicchia la coscienza e un'impassibilità che trapassa pori e pensieri. Un miscuglio poco azzeccato di malafede e noncuranza che, per mia fortuna, ho imparato ad annusare da lontano. Non credo affatto a frasi già fatte che mi allontanano con garbo né alla tiepida stretta di mano di chi dice ciò che non pensa.

[foto by ambrits]