28 settembre 2016

Vedi? Alla fine ci ho pensato

Non faccio promesse. E non giuro mai anche se, di tanto in tanto, mi capita di sperare e di-sperare. L'avevo detto e pure scritto: "Ci penso". A una valenciana di base a Roma. L'ho scritto a lei. Lei che non so chi sia, lei che avevo scambiato per un lui, lei di cui osservo certi scatti su IG e nient'altro. Almeno credo. Mi ha spinto a pensare e ripensare questo mondo da cui sono lontana da due mesi e mezzo, ora più ora meno. Lo sfioro appena a giorni alterni e se mi va. Arrivo, annuso, smozzico post altrui e mi allontano a passi lenti. Certo che mi manca, certo che mi serve, certo che posso riprendermelo quando voglio. E magari ora voglio.

[foto by IlaydaPortakaloglu] 

14 luglio 2016

Click

Provo e rinuncio. Scrivo e cancello. Penso e de-penso. Di certo non sono lucida abbastanza. E nemmeno forte e nemmeno illuminata. Forse è solo il tempo di elaborare una nuova me e starla a guardare. Perdo frammenti e non mi interessa, perdo parole e non mi interessa. Non riconosco e non sento quel che un tempo mi dava ispirazione. Non ne percepisco la forza e neppure la pietà. Probabilmente sto lasciando morire quel che non ha più la rilevanza che vorrei. E' morta la mia poesia anni fa. Muore questo blog adesso. Almeno è così. Magari tornerà. Magari si spegne e basta, come si spengono tutte le cose.

[foto by WiciaQ]

7 luglio 2016

Ma per seguir virtute e canoscenza

Si vive, ovvio. Si vive di piaceri. Altrettanto ovvio. Si dice l'amore. Si dice il cibo. Si dice il sesso e si dice anche il resto. Per me si vive anche di conoscenza o canoscenza, per dirla alla Dante. Un altro piacere. Uno dei tanti possibili. Conoscenza che sta nel sapere quel che non ancora so, nel vedere quel che non ho ancora visto e nel pensare quel che non avevo immaginato di pensare. Sta qui, dentro questo procedere e inciampare e scavare e rivedere e abbracciare e acquistare e scovare e rovistare e contemplare uno dei migliori piaceri di essere viventi. E' così per me, ma non è così per tutti. Dov'è la meraviglia?

[foto by birazhayalci]

5 luglio 2016

Eccessivo consumo di sé

Al confine delle mie forze non trovo altri appigli. Barcollo tra coperte sempre troppo corte e spigoli di ragioni che continuano a mancare. Ogni inciampo si fa baratro, ogni scheggia si fa montagna. E non basta a nulla affannarsi e spremere e volare e risolversi. C'è comunque un ennesimo groviglio di nodi da sciogliere e scuse da propinare a vuoto. Stanchezza, ovvio, ma non serve a dire a sufficienza. Somiglia di più al cedimento per eccessivo consumo di sé. Un consumo sordo che non permette alibi né ulteriori scappatoie. Rimane inchiodato a questi giorni che paiono fatti di pece.

[foto by arayo]

30 giugno 2016

Un bene fuori di me

Ricerco un bene fuori di me, non so chi'l tiene, non so cos'è.
(Aria di Cherubino - Le nozze di Figaro)

La chiamano semplicemente felicità. I più sofisticati arrivano a definirla visibilio o gaiezza. Nessuno sa cos'è con precisione. Si può definirla allegria, compiacimento o gratificazione. Persino perfezione o beatitudine. Qualcuno ne parla in termini di appagamento o fortuna. Altri ancora la vorrebbero come semplice e colorata spensieratezza o come ininterrotto piacere. Passa per godimento o per conquista, per rapimento o estasi. Ognuno ha i propri modi per chiamare quel che non si può chiamare in nessun modo esatto. E' un bene fuori, di sicuro, e ne vorrei un po' per me. Adesso. Perché il suo contrario non mi lascia vivere come vorrei.

[foto by ScarletteDeath]

28 giugno 2016

Dev'essere stata bella

Bella dev'essere stata bella. Qualche tempo fa, ovviamente. Ora è una bellezza che non può dirsi nemmeno sfiorita (poiché anche un fiore sfiorito gode del suo decadente incanto). C'è di peggio, mi chiedo, di chi non si arrende al suo tempo? Imbellettarsi per piacere o solo per non prostrarsi all'inevitabile muta. E' quel colore di labbra falsamente turgide o quella vita stretta a forza o quei capelli seviziati da chissà quanta chimica o quello sguardo di femmina che, provo ad immaginare, deve aver molto amato e vinto e preso e divorato. E' tempo andato quel che osservo, il tempo che lei si ostina a non voler lasciar andare.

[foto by LauraDraghici]

21 giugno 2016

Le parole torneranno

Le parole torneranno. E anche quelle colorate scintille che un tempo plasmavano la mia immaginazione. E anche quella voglia di raccogliere impulsi e scheletri e furenti rimbrotti. Era qui che convergeva parte della mia coscienza, qui che mescolavo inezie e altre poltiglie quotidiane. Un modo come un altro per ritrovarmi in me, una discesa nella banalità rilevantissima di un'esistenza. Mi manca questa scatola fatta di mattini bianchi e di un cursore che trema. C'erano solo poche righe ma bastavano a non farmi sentire fratturata ed arida come non vorrei. Le parole torneranno e io con loro.

14 giugno 2016

Portatori d'insospettate fragilità

C'era una crosta fatta di unguenti essiccati e polvere e scorie di storie e persone e frasi mozzate e aridità a scomparsa e vicoli ombrosi e una materia di pelli e tagli e spigoli e concentrazioni assurde di discorsi fumosi e sterili nell'andirivieni senza ritorno di domeniche senza cura e piccolissime ombre scolorite tra ciglia e federe e un insensato desiderio di non andare più via fino al prossimo secolo oltre all'incontrollata voglia di toccarsi e prendersi per poi mordersi e ferirsi quel poco che basta a sentirsi esseri pulsanti, amanti, naviganti d'etere e di incubi paralleli oltre che portatori d'insospettate fragilità.

[foto by KARRR]

8 giugno 2016

Un non so che

Che son giorni che in cuor m'è sceso
Un non so che, che nasce non so dove,
Viene non so come e duole non so perché

Luís Vaz de Camões

E' così: un non so che. Che arriva e preme e stringe e mastica. Poggiato sull'anima o appena sopra una tempia. Sorge tra le pieghe di una mattina storpia o tra i rimasugli di una giornata scollata. Gongola del suo non essere altro che un non so che ma nel frattempo sprigiona spettri di dimensioni altre arrivati da regioni sconnesse ed oscure. S'agita e s'invola rimuginando pezzi di tempo e pezzi di nulla. Non so come e neppure dove ma recrimina lacrime e qualche altra ombra da dilatare a dismisura. Duole, è pur vero. Duole e non ha ragione. Per questo mi confonde, per questo mi sconfigge.

[foto by Proseuche]

1 giugno 2016

Cominciamento

Si fa fatica. Si inciampa ancora in qualche vertigine di pensieri incupiti, in qualche accozzaglia di spettri algidi ma poi si torna a sé. Un esercizio fatto di ore che devono costruire vita e non solo tempo. Ché esistere vuol dire spesso rifarsi daccapo: un morire e nascere, un ri-morire e ri-nascere. Circolarità nemmeno troppo viziosa di chi respira e pensa e duole. Si riparte da passi lievi come germogli, da parole tenui come acquerelli. E' dai corpuscoli che si plasma un mondo ed è dalla mia polvere che voglio fabbricarmi ancora. Serve buon tempo e buon volere. Ma non ho paura.