5 dicembre 2016

Annus horribilis

Ne parlavo giusto giusto con Effe, l'altro giorno. Entrambe concordiamo che quest'anno, ormai prossimo alla fine, sia stato e sia ancora un annus horribilis. Una concordanza che mi pare di rintracciare nelle vene di insofferenza e frustrazione di molti. Anno bisesto, si diceva tra noi, come per riversare sul destino la cappa di un'annata guasta, sbilenca, infausta, avversa e non ancora del tutto esaurita. Le stelle, può darsi, hanno congiurato contro, hanno intralciato e maledetto. Almeno tale è la percezione che arriva sottopelle e tra le increspature di pensieri grevi. Le stelle s'aggiusteranno pure ma il danno resta.

[foto by Alshain4]

30 novembre 2016

La pelle lo sa

La pelle lo sa. E solitamente lo sa prima ancora di un piccolo fiato. Lo sa che dietro certi occhi c'è chi vale e chi no. La pelle capisce per quella struttura di chimiche ed alchimie che non si spiegano facilmente. La pelle intuisce come il settimo senso: accoglie e rigetta prima di ogni altra domanda. Ed è da questo sentire acuminato e acerbo che germinano antipatie che paiono ancestrali ed empatie che volteggiano graffiando le stelle. Tu non lo sai bene o non lo sai ancora ma la pelle sì, lei lo sa che quel che conta sta racchiuso spesso in una porzione di attimi, i soli necessari ad percepire l'incanto dell'indovinarsi.

[foto by NataliaDrepina]

28 novembre 2016

E' normale?

E' normale svegliarsi al lunedì con il solo intento di terminare prima possibile la giornata? Anzi, l'intera settimana? E' normale avere la certezza di fare quel che si deve solo e soltanto perché si deve? E' normale ritrovarsi alla sera senza aver avuto granché da dedicarsi né da concedersi? E' normale spaccarsi il cervello cercando di risolvere problemi la cui soluzione non migliora di un grammo la sensazione di servire a qualcosa? E' normale respirare e non sentire nulla al di là di un'insoddisfazione di giorni che colano via vischiosi come sangue? E' normale volersi ritrovare in un'apnea senza tempo e senza spazio?

[foto by DenisOlivier]

25 novembre 2016

No, non bevo caffè

"Vuoi un caffè?". Me lo sento ripetere di tanto in tanto. Soprattutto da chi mi conosce poco. Non bevo caffè e, a quanto pare, tanto basta a fare di me una persona anomala. Non bevo caffè e tutti mi guardano come se venissi da un pianeta matto. "Non ti piace?" è la domanda che segue immediatamente dopo. In verità mi piace ma non mi interessa bere caffè. Amo persino il suo profumo ma non basta a farmi deglutire decine di tazzine al giorno come fanno in tanti. Semplicemente il caffè, per cui c'è chi muore, non mi attrae e non mi seduce. E so già che anche qui mi direte che sono proprio strana.

[foto by andreydubinin]

23 novembre 2016

Mondi mirabolanti

Per un'inestricabile congiuntura di eventi che, tanto per cambiare, non ho avuto alcun potere di mutare né evitare, mi ritrovo a dover parlare ogni giorno con decine di sconosciuti. Sì, quelli che banalmente si definiscono "clienti". Non è la mia arte e non è il mio mestiere eppure mi hanno costretto a far sì che lo diventassero. Vengo a contatto con il mirabolante mondo di chi pone mille domande e vorrebbe miracolose risposte. Un mondo che non mi interessa e non mi affascina. E' pieno di figure confuse e menti senza estro. So parlare e so spiegare: pare abbia persino talento. Ma odio il "pubblico". Mi spinge inesorabilmente verso un silenzio d'abisso.

21 novembre 2016

La pancia non ha cervello

Si urla di pancia. Si decide di pancia. Si vota di pancia. Si agisce di pancia. La pancia sceglie, afferma, pretende e rivoluziona. Sarò pure reazionaria o bigotta ma a mio avviso la pancia non ha cervello. Quindi non giudica e non pensa. E se non giudica e non pensa non è di certo deputata necessariamente a optare per la cosa giusta. Eppure a me pare che in troppi a quella pancia ci parlino come se ascoltasse davvero, come se contenesse un'intelligenza degna di nota. No, la pancia non ha cervello e quindi si muove per mero istinto, per purissima sconsiderata pulsione. E' solo una pancia e come tale va considerata.

[foto by hypnothalamus]

16 novembre 2016

Vis polemica

Non reggo le polemiche. Soprattutto quelle che non portano da nessuna parte e non producono frutti. Le definiscono sterili e lo sono in senso letterale. Parole rilanciate in aria come sputi per il solo gusto di infervorarsi o accrescersi l'ego. La forza di certe posizioni si ribadisce con la pazienza di chi sa ascoltare o con l'intelligenza di chi accetta di aver torto. La morbosa ferocia di chi non contempla repliche e rovista nevrotico nei propri verminosi discorsi mi sfianca e mi deprime. Sarà anche per questo che, per pura sopravvivenza, abbandono il campo e, se serve, parlo altrove.

14 novembre 2016

Del "tu"

Do del "tu" a chi conosco e ai bambini. A tutti gli altri, chiunque essi siano, ovunque essi siano, non posso dare del "tu". Per rispetto o per diffidenza. Mi trovo a parlare con estranei ogni giorno adesso. Non per scelta ma per dovere. Tratto con cortesia tutti e non mi permetto di rivolgermi a nessuno dando del "tu". Lo stesso non vale per molti che arrivano al "tu" senza preamboli né confidenze. Mio padre dice che si dà del "tu" persino a Nostro Signore perché non darlo a un qualunque chicchessia? Non la penso come lui e continuerò a non usare il "tu" con chi non conosco e non frequento.

[foto by p0rg]

10 novembre 2016

Su Trump. Cosa scrivere?

Su Trump. Cosa scrivere? Probabilmente solo parole atroci. Che non sia granché lo sappiamo tutti. Probabilmente anche lui stesso. Perché di certo produrre tanto rumore, insulti, oscenità e altri beceri singulti rimane opera di chi ha molto poco da dire e meno ancora da proporre. Cosa scrivere? Che un po' mi spaventa, un po' mi intristisce e un po' mi impietosisce. Di sicuro non credo che sia mentalmente sano. E, a tal proposito, mi piacerebbe chiedere: prima di relegare tanto potere nelle mani di un personaggio di tal fatta, non sarebbe utile, o almeno opportuno, sottoporlo a perizia psichiatrica?

[foto by monstermagnet]

8 novembre 2016

Malati di selfie

Selfie in teatro. Selfie al cinema. Selfie al supermercato. E persino selfie in chiesa. Ovunque ci sia una faccia, ovunque ci sia un cellulare c'è gente che fa selfie. Ragazzini, certo, ma anche gente che ha superato i quindici anni da un bel pezzo. Come se una faccia, la propria faccia, possa aver qualche forma di rilevanza per il resto del mondo. Eccomi, sembrano dire, sono qui e sono io. Ripetendolo fino a divenire nauseanti, fino a sprofondare nel ridicolo più plateale. Curare il proprio egocentrismo è il malanno del secolo ma questa smania di mettere la propria faccia al centro di tutto mi pare idiozia purissima.

[foto by eikoweb]