16 agosto 2017

Per quanto sta in te


E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo per quanto sta in te:
non sciuparla nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano gioco balordo
degli incontri e degli inviti
fino a farne una stucchevole estranea

Costantino Kavafis


[foto by beyzayildirim77]

10 agosto 2017

Linguesporche

Evaporano e rotolano e spurgano e intrappolano. Linguesporche stanno lì a sputacchiate alle spalle, a farsi spinose o solo maligne per il gusto di infettare o inacidire. Parole lanciate come pietruzze incandescenti a ribadire una cattiveria che si spalma facile proprio perché nascosta e pavida; ché dire lo stesso in faccia e al livello della nettezza d'un paio d'occhi di cornee e pupille sarebbe di certo un'opera ben più complicata. La codardia ha la coda mozza, un mezzo sorriso rancido e il fiato che sa di veleno. Ma si riconosce da lontano perché strepita sempre a vuoto e, soprattutto, perché prima o poi si paga. Col conto del tempo e della pazienza.

[foto by gutku]

8 agosto 2017

Pur sempre scelto

Si fanno scelte per convenienza o per diletto o per confusione o per rigore. A volte, però, si sceglie per salvarsi e non soccombere. Semplicemente. Scelte intrise di timori ma comunque necessarie. Perché valgono il costo di se stessi e di quel che si è e che si sa di valere. Perché non c'è salvazione nell'affogare istante dopo istante nell'incastro di circostanze e doveri mai desiderati. Si imputridisce senza morire, si annichilisce senza appassire, si trema senza aver freddo. Poi resta il silenzio, certo. E anche il ridosso di pensieri su quel che verrà e che, in un verso o l'altro, dovrà arrivare. Vacillante, forse, ma pur sempre scelto e non addossato senza rimedi.

[foto by mldzz]

24 gennaio 2017

Come stai?

Come stai? Pare una domanda semplice, di quelle che si fanno per circostanza e per educazione. Di quelle a cui si risponde in automatico e magari dicendo bene senza stare bene per forza. Come stai? Qui e ora è difficile stabilirlo, potrei dire. Perché bene non sarebbe vero e neppure minimamente prossimo a come sto. Perché ci sono sezioni di vita che vorrei non aver vissuto e altre che vorrei trasformare senza possedere la fortuna indispensabile per farlo. Perché vorrei sparire per un tempo indefinito senza far rumore e senza lasciare lividi. Perché è difficile. E fa altro male.

16 gennaio 2017

Due giorni

Non capitava da anni, dieci o forse più. Non capitava che stessi un paio di giorni in casa per via di un malanno di stagione. Niente lavoro, niente stress, niente doveri. Un paio di giorni. Solo quelli che il medico ha suggerito per rimettermi in sesto. Strano non doversi affrettare, stranissimo starmene da sola, in silenzio, a badare al soffitto. Due giorni appena a non fare nulla se non scadenzare il tempo nella speranza che non scivolasse troppo in fretta ché due giorni così non mi ricapiteranno tanto spesso. Il malanno sta scemando e scema ma non mi resta che ringraziarlo per tale immensa concessione.

[foto by Julie-de-Waroquier]

11 gennaio 2017

Quel che avrei potuto essere

Da grande avrei voluto fare l'eremita, l'ho scritto già in passato. Ma, più di tutto, avrei voluto fare la poetessa. Di quelle che, forse, esistevano un tempo. Capaci di vivere di immagini, versi e poco altro. Poi mi sarebbe piaciuto vivere di libri. Un mestiere che mi permettesse di stare tra i grandi della parola scritta e tra i molti che quella parola amano e divorano ogni giorno. In realtà faccio tutt'altro, quel tutt'altro che non ha niente di eremitico e meno ancora di poetico. I libri li seguo dal di fuori e li assaporo appena posso. Eppure continuo ad immaginare quel che avrei potuto essere.

[foto by dmaabsta]

9 gennaio 2017

Ladri di post

Sono su Facebook senza saperlo. Meglio: qualcuno pubblica le mie parole anche su Facebook senza che io ne sappia nulla. Me ne accorgo di tanto in tanto, spulciando le "statistiche". Nulla di sconvolgente, questo è ovvio. Eppure non sapere chi "ruba" e "ricicla" i miei brevi post mi dà un po' fastidio. Mai iscritta a Facebook, non sento di certo la necessità di farlo, men che meno per capire chi trafughi le mie parole per portarle altrove. Forse ora quel qualcuno sta leggendo e starà sorridendo, immagino. Mi rivolgo a te: sarebbe gentile che, prima di tutto, chiedessi il permesso. Non ti pare?

[foto by yd84]

4 gennaio 2017

I funamboli dei casi e delle parole

I funamboli dei casi e delle parole: quel che serve può mutare forma o senso, e solo perché fa comodo, nell'arco di una stessa proposizione. Ed è così che si annega nelle doppie facce dell'opportunismo, nella sua melensa altalena di controsensi ed incoerenze. Se i calcoli non tornano, ovviamente, si fanno tornare per forza o per strozzature. Si stringe e si strappa fino a quando quel che conviene, qui ed ora, sia chiaro, oltrepassi le ragioni del buonsenso. Almeno fino al momento in cui non conviene più ed occorre, opportunisticamente, ri-stringere e ri-strappare da qualche altra parte.

[foto by ghostrider-in-ze]

2 gennaio 2017

888

Trattasi di post vagamente autocelebrativo e, proprio per questo, un po' sciocco. 888 non è un numero a caso. E' il numero che racconta questo post che è anche, esattamente, l'ottocentottantottesimo di questo blog. Un bel monte, direbbe qualcuno. In anni di righe scritte (12 o 13) in velocità, in momenti di insoddisfazione o anche solo di noia, in fasi di allegrezza o in quelle di frustrazione. 888esimo post di un diario di bordo "pubblico ma privatissimo", come ho già scritto. E poi il numero 8 è il mio preferito da sempre. Un numero che bacia se stesso e si rincorre all'infinito.

[foto by xaliaz]

30 dicembre 2016

Somari digitali

Appesi ad Internet come tossici. Si vive di e-mail, immagini online e parolastre impigliate in ogni dove. Quel dove tutto virtuale in cui tutti sembrano doversi trovare, in un modo o nell'altro. Per buona voglia o solo anche per obbligo. Eppure, fatta eccezione per i soliti e spesso vacui accessi a FB o ad altri social, in tanti restano somari. Somari digitali, mi viene da dire. Perché tolte le quattro informazioni utili a rassettare un profilo o a spalmare dove possibile selfie da ebeti, Internet resta un enigma o, meglio ancora, un blob informe dal quale non si impara e nel quale non si cresce. Nemmeno per sbaglio.

[foto by Alshain4]