È evidente che non tutte le vite sono uguali. Se muore (anche in maniera violenta) un immigrato, un clandestino, un ladro, un tossico, un diverso, un criminale, un emarginato non conta poi molto. Queste vite, evidentemente, non sono vite come le altre, non sono vite di qualche valore. Sono vite inopportune, dimenticabili, insignificanti, sconvenienti. Esistenze che in troppi vorrebbero che non ci fossero mai state. Respiri interrotti malamente e senza grande afflizione. Vite a perdere che, in effetti, si perdono tra voci che continuano a ragliare solo odio, discriminazione, razzismo, fobia.
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La cialtroneria della classe media giornalistica è solo parte della spiegazione, il racconto deve essere funzionale per far accettare all'opinione pubblica decisioni e provvedimenti che non sarebbero accettati se imposti d'emblée; si tratta di manipolazione delle masse, si chiama
RispondiEliminafinestra di Overton.