Il senso di insofferenza permane o cresce. La mente si affanna, i pensieri boccheggiano, la noia si gonfia. Si procede per inerzia o per mero senso del dovere. Tra il fare e il non-fare sembra non esserci quasi alcuna differenza. Un limbo incolore che impregna ogni mossa. Tutto scivola senza lasciare tracce né macchie né segni. È un tollerare inetto e scialbo che non conduce a nulla, nemmeno alla compassione di sé. La ripetitività di un tutto-uguale che scivola lungo una linea piatta e l'incubo di non percepire né intravedere niente di più né niente d'altro.
[foto by laura-makabresku]

Non mi piace questo post... ma te lo faccio dire da Alberto ...
RispondiEliminaCiao Euridix :)
Non piace nemmeno a me, a dire il vero.
EliminaMa è così che va in questa fase.
Alberto Angela dice bene.
RispondiEliminaPer quanto riguarda la sottoscritta, a volte mi aiuta una tattica per così dire a rovescio, e a due livelli.
Penso a tutti quelli che stanno peggio, peggissimo rispetto a me, può essere un vicino di casa come uno che ha semplicemente avuto la sventura di nascere in un posto dove non solo gli hanno tolto tutto, dalla casa al pane e all'acqua, ma gli tirano pure bombe in continuazione. Non per sentirmi in colpa, che in questo senso non credo di averne, ma per stare subito e comunque meglio.
E poi c'è la modalità, molto terra-terra ma a volte ancora più efficace, di pensare a tutto quello che poteva andare storto e invece non è avvenuto, ad esempio una certa mail o telefonata che con sollievo non è arrivata, per non parlare di tutto quello che con terrore temo succeda in casa, rotture e inconvenienti vari ai quali sono incapace di provvedere, fino a veri e propri incidenti dai quali sono rimasta indenne, per non parlare delle malattie gravi alle quali fino ad ora sono scampata, pensando ad esempi a me più o meno vicini.
E ho sempre un cielo, a volte splendidamente azzurro, sopra la testa.
Immediatamente il mio umore migliora.
Grazie per aver condiviso con me le tue "strategie".
EliminaLe trovo interessanti.
Ci provo anche io, ogni tanto. Ma poi ricado nel "blocco", come adesso.
Forse mi servirebbe un segnale buono, un evento piacevole, una parola che non mi aspetto. Insomma, qualcosa che mi induca a pensare che, in fondo, come dice Angela, non vale la pena arrendersi.
Per ora resto un po' acciaccata e raggomitolata nel mio mal-essere.
Grazie!
Davvero.
Non per insegnare niente a nessuno, ma perchè ho continuato a ritrovarmi focalizzata sul tema...
EliminaFacendo una cosa che devo fare ogni mattina in casa e che detesto ho subito pensato "oufh...", ma un attimo dopo invece, giuro: "che bello che la sto facendo", perchè vuol dire che sono viva e sto così bene da poterla fare. Oppure (poi ti dirò in particolare da quando) a volte pur spalmata sul divano come un'ameba guardo l'abat-jour che da decenni sta di fronte a me e penso "che bello: che bello che se pur miope, ci vedo". E poi magari dal cortile parte il rumore del condizionatore dell'ufficio al secondo piano, fonte di annose (e rivelatesi impotenti) rabbie, al sentire il quale mi dico ancora una volta "sono contenta, che nonostante l'età ci sento ancora bene". Poi ce n'è una che mi capita a volte mentre faccio la pipì come se fosse un privilegio, ed è il ricordo di uno tra i miei vari ricoveri in cui IL problema, tragico perchè insolubile, della mia vicina di letto consisteva tra l'altro nell'assoluta impossibilità di urinare. Non ho mai dimenticato le sue lacrime.
Insomma, per gioirne o per soffrirne, dalle più grandi alle minime cose potrei non avercele, e di mille altre per me più o meno importanti e belle ho la fortuna di poterne fruire e godere... mai darlo per scontato.
Oggi sono 24 giorni che il mio più caro e vecchio amico se n'è andato. Difficile pensare che a regalarmi questa vitale rinfrescata al mio stato d'animo, zampillata del tutto spontaneamente e al di fuori di ogni ragionamento, non sia stata proprio la sua scomparsa.
Però so bene anche cosa vuol dire cadere, o ricadere, nel "blocco" a cui fai cenno. E lì forse l'unica strategia utile potrebbe essere "banalmente" saltare, distrarre, spostare, buttarsi... da un'altra parte, a volte più è improbabile o scema e meglio è, non so se rendo l'idea. Ma bisogna pur sempre riuscirci, a farlo, e a volte non ce la si fa.
Forza e coraggio.
Ci provo, promesso.
EliminaPurtroppo mi capita di vivere, di tanto in tanto, questi momento di sconforto e di "sprofondo". Credo che siano fisiologici.
Magari ci sono persone a cui non accade mai o accade di rado. Non sono tra loro.
Forse perché sono spesso sola, perché penso in continuazione, perché mi aggroviglio attorno a certe considerazioni tutte mie, perché vedo e vivo alcune situazioni in maniera fin troppo intensa e "mentale".
Dovrei staccare. Tutto qui.
Forse anche riposare, magari.
P.S. Mi spiace molto per la perdita del tuo migliore amico. Io ho perso la mia migliore amica (aveva solo 52 anni) nel Maggio 2025. E la sua assenza rimane un abisso.