12 giugno 2018

Orizzonti dispersi

Smarrisco gli orizzonti anche se, tra linee e cime, me li ritrovo dinanzi sempre. Smarrisco orizzonti più miei, quelli definiti da una labile speranza o da un pensiero sfuggito dalle tempie. Stento a riconoscere le pagliuzze incastrate in certi occhi o gli sferruzzanti congegni che un tempo mi tenevano aggrappata alla terra e alle sue venose radiazioni. Una gigantesca disperazione mi respira dentro, la sento fiatarmi in bocca o conficcarsi dentro i sogni, lì dove precipito e mi schianto a spezzarmi le vertebre. Sono finita prima della fine, questo è il senso. Sento di non sentire ciò che vorrei. Magari un desiderio o fosse anche una stilla di fede lucente.

[foto by VigilantViki]

18 commenti:

  1. è una miopia dell'anima, una temporanea cecità da bufera, quella che impedisce di vedere l'orizzonte. Esso è sempre lì che si staglia in fondo alla burrasca e aspetta che tu torni a vedere. A volte basta un po' di luce per riprendere la rotta.
    Spiace dirlo, ma questo è uno dei tuoi brani più intensi.
    un abbraccio
    massimolegnani

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    1. Oltre agli occhi anche l'anima miopissima, dunque. Forse dovrei cercare delle lenti adatte a rimettere a fuoco un po' tutto perché ora tutto mi appare troppo distante e troppo nebbioso.

      È un post che arriva dal mio profondo. Forse il Blog è un luogo poco consono ma mi serve tramutare certe sensazioni in parole.

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  2. hai così ben descritto il baratro che quasi ci si crede... personalmente mi associo anche perché sono giorni di uguale sentire.
    forse esiste un dosatore di desideri, aspirazioni, stimoli e c'è chi nasce col serbatoio mezzo vuoto e guarda caso la benzina finisce proprio nel mezzo del deserto durante una bufera di sabbia da cui si intravedono volare gli avvoltoi e il cellulare non prende.
    l'unica salvezza l'innata ironia e l'insano cinismo finché ti stufi anche di quelli.

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    1. Più che cinica, ultimamente, sono cattiva e insofferente. Sarà stanchezza o frustrazione o un male più lontano.

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  3. "Una gigantesca disperazione mi respira dentro, la sento fiatarmi in bocca o conficcarsi dentro i sogni, lì dove precipito e mi schianto a spezzarmi le vertebre": l'Uomo la conosce, la conosco anch'io.
    Ma.
    Siamo fenici. Per quanto banale e falso sembri da dentro la tempesta.
    Un abbraccio.

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    1. Le fenici risorgono dalle proprie ceneri. Temo che, al momento, stia ancora bruciando.

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  4. Per "non sentire" quello che senti, lo metti in rilievo comunque con una grande sensibilità. Poi lo sconforto, la disperazione, la fede neanche intravista, sono una costante per qualsiasi fragilità d'animo. Solo che dalle tue parole traspare forza, e consapevolezza, e la splendida intensità citata da Carlo..

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    1. Sento di non sentire quello che vorrei sentire. Sì, forse sono più fragile di sempre in questa fase della mia vita e, onestamente, mi piace davvero poco.

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    2. Considera almeno tutto il buono e il bello che riesci a trasmetterci.. ;)

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    3. Se è proprio necessario...

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  5. uhm io prenderei un micetto :P

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    1. O un cagnetto...
      Non sarebbe male.

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    2. eh dipende... c'era quella teoria dell'animale totem, io un po' ci credo. Lo so, lo so... sono scemate da rivista della parrucchiera (rido)

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    3. Mah... non so se sia possibile. Mi sembra una cosa un po' "fuori".

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  6. Vorrei scrivere qualcosa, anzi la sto scrivendo, ma con la depressione e il vuoto piu' completo ci convivo e da loro mi faccio prosciugare. Alcune volte mi accorgo di aver saltato anni e giorni del calendario e degli almanacchi che mi regalavano i profeti della guarigione, di averli vissuti preferendo non averlo fatto. Non so. Certe volte mi hanno detto che la depressione mi ha consumato lo sguardo. E forse hanno ragione.

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    1. So cosa intendi. Me ne parli spesso.
      Ora forse anche il mio sguardo si sta consumando.

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  7. Conosco bene la disperazione come sensazione. Recentemente un filosofo coreano mi ha fatto riflettere. La tristezza, l’angoscia, lo spleen, sono espressioni del sé più autentico e conferiscono profondità alla vita. Magari è solo un modo per consolarsi ma mi piace. Impossibile capirlo quando si è nella bufera di cui sopra, però.

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    1. Mi accontenterei anche di una vita meno profonda, sai. Anzi, sarebbe il momento di una esistenza totalmente di superficie. Sarebbe molto più vivibile. Sono un po' stanca.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.