8 giugno 2016

Un non so che

Che son giorni che in cuor m'è sceso
Un non so che, che nasce non so dove,
Viene non so come e duole non so perché

Luís Vaz de Camões

E' così: un non so che. Che arriva e preme e stringe e mastica. Poggiato sull'anima o appena sopra una tempia. Sorge tra le pieghe di una mattina storpia o tra i rimasugli di una giornata scollata. Gongola del suo non essere altro che un non so che ma nel frattempo sprigiona spettri di dimensioni altre arrivati da regioni sconnesse ed oscure. S'agita e s'invola rimuginando pezzi di tempo e pezzi di nulla. Non so come e neppure dove ma recrimina lacrime e qualche altra ombra da dilatare a dismisura. Duole, è pur vero. Duole e non ha ragione. Per questo mi confonde, per questo mi sconfigge.

[foto by Proseuche]

12 commenti:

  1. poetica espressione di un malessere.
    e l'esprimerlo è già averlo mezzo sconfitto.
    massimolegnani

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    1. Sì, percepire ed esprimere è già una mezza vittoria.
      Si resta in attesa.

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  2. La storia del non-so-che non-so-cosa la conosco da anni e non mi sorprende più. Quella sorta di malessere che malessere vero non è ma qualcosa di peggio, anche se non hai la febbre e il mal di testa, quel rodimento interno, che sia anima che si sbrindella o budella ingolfate non è dato sapere, perché niente è chiaro solo che così non va, non va proprio. Ti metti a letto e non riesci a dormire, ma ti giri da una parte all'altra senza staccare mai la spina.
    Pensa positivo: arriva l'estate, forse passerà.
    L.A.

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    1. E' staccare la spina che servirebbe. Ma il cervello continua a macinare pensieri e non si ferma. Si può sfiorare la follia. Almeno, questa è la sensazione, a volte.

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  3. “Molta sapienza molto affanno. Chi accresce il sapere, aumenta il dolore”. Così dice Qoèlet.

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    1. Sapere, conoscere, scoprire. Verità.
      Si può star malissimo, ma è necessario.

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  4. C'è un qualcosa che non so, come un pensiero che non si riesce ad esprimere a parole o un'emozione senza nome.
    Come se stessero cercando di suonare una sinfonia su un piano senza corde, battendo solo sui tasti.

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    1. Suoni sordi. Parole vuote.
      E' difficile in certi momenti.

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  5. solo i coraggiosi riescono a scorgere i propri tormenti e riescono a parlarne per porvi rimedio o semplicemente per prenderne atto. MI piace pensare che sia così.

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    1. Allora credo d'essere coraggiosa anche io.

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  6. mi sento strana dentro... quel qualcosa che non so...
    sarà il tempo?
    saranno le cose che succedono nel mondo e che ci spingono ad andare [troppo] veloci?

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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