15 aprile 2014

Dei cattivi poeti

La poesia è un distillato d'anima. Almeno per me: bene inestimabile. Non ha un prezzo per questo si regala in silenzio. Come si può donare una luna, una vita o un sogno. La poesia contiene rarità indicibili e stellari. Non si consuma e non si vende. E' così per me. Non è così per tutti. Il principio che non oso smentire è uno: chi fa poesia si sente poeta. Sentirsi o esserlo? Dev'esserci uno scarto da qualche parte. E dove? E quale? Trovo parvenza di poesia infilata ovunque e a sproposito. Non mi piace e mi fa stare male. Di cattivi poeti non c'è alcun bisogno meno ancora di pessima poesia.

[foto by PansaSunavee]

19 commenti:

  1. Da qualche parte ho letto una frase di cui purtroppo non ricordo l'autore. Diceva più o meno: "Fino a 18 anni tutti scriviamo poesie. Dai 18 in poi le scrivono solo i poeti e i cretini". :)
    Ma io allargherei senza indugio il discorso agli Scrittori. Ci vorrebbero patente e numero chiuso. C'è posto per 36 e io sono il trentasettesimo? Benissimo, mi faccio da parte!! (Ovviamente sto accennando all'ipotesi fantascientifica di poter DAVVERO individuare i più bravi, e di farlo in modo onesto e pulito, cioè non mafioso, cioè non italiano...)

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    1. La frase/aforisma che citi è di Benedetto Croce.
      Ecco: poeti e cretini. E i cretini, per logica, sono i non-poeti. O, per estensione, i cattivi poeti. Come non essere d'accordo con Croce?

      Tu vivi, da scrittore, la realtà di un mondo letterario/editoriale (quello italiano) che fa acqua da tutte le parti. O quasi.
      Anche io sono un'estremista come te. Lo so che non è il massimo della democrazia né del rispetto della libertà espressiva, ma anche per me ci vorrebbe una "patente" o un numero chiuso.
      Individuare i più degni ed annullare gli altri. Senza particolare compassione.

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  2. Certe volte ho anch'io questo genere di sensazioni. Anche a me verrebbe voglia di fermare le giostre, mettere insieme tutto, ripulirlo da tanta inutile sporcizia... ma non sarebbe neanche giusto.
    Non credo ci sia un metro di giudizio per l'arte. Quel che a me può sembrare un pessimo scritto, magari tocca corde intime di persone diverse da me. E l'importante è far nascere bellezza.

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    1. E perché non sarebbe giusto?
      Non so...
      Un metro di giudizio c'è anche per l'arte, a mio avviso. Può essere buono o cattivo. De gustibus? Appunto.

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    2. Quel "de gustibus" però dovrebbe tenere conto di quelli a cui quell'opera piace. Facevo 'sto discorso con alcuni amici qualche mese fa: io detesto i libri di Fabio Volo e Chiara Gamberale. Trovo che concorrano direttamente nell'omicidio a sangue freddo della scrittura. Eppure... eppure i loro libri piacciono, fanno provare emozioni alla gente. Dunque, non sarebbe giusto per me dire "facessero altro visto che (a mio avviso) non sanno scrivere". C'è gente che risponderebbe che sanno scrivere. Non credo, insomma, che esista un criterio oggettivo per valutare l'arte in senso ampio.

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    3. Il fatto che un libro piaccia a molti (come te non apprezzo Volo, la Gamberale non l'ho mai letta) non sottintende che sia un buon libro. Questo è un problema che si pone spesso. Il mondo editoriale italiano, come abbiamo detto spesso in questo blog, produce spesso robetta da poco. Si creano facilmente dei casi editoriali e con il sostegno di campagne promozionali da far impallidire anche i nostri politicanti, si montano facilmente scatole vuote.
      La gente normale prende quel che viene spiattellato in TV e non va molto oltre. Nessun buon lettore, nessun essere dotato di buon gusto letterario considera Fabio Volo uno scrittore. Men che mai uno scrittore di talento.

      L'arte si può valutare. Eccome!

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    4. Lavoro in una casa editrice e ti assicuro che ho avuto ed ho non poche grane a riguardo, perché quel che dici è vero. Ma il vero problema è uno e uno solo: i gusti di chi legge. Le case editrici purtroppo si regolano di conseguenza. Al primo posto nelle statistiche di vendita ci sono nomacci indegni (tra cui campeggia anche Volo). Ed hai voglia a ripubblicare le opere di Strindberg se poi nessuno ha voglia di leggerlo. Che l'arte si possa valutare non c'è alcun dubbio, io dico soltanto che - se vuoi prendila come un patetico tentativo personale di cercare un lato positivo nelle cose - quantomeno se qualcosa fa ancora palpitare d'emozione qualcuno, ben venga. Anche perché per cambiare le cose ci vorrebbe di cambiare le persone.
      Comunque chiudo dicendo che si tratta di un mio parere.

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    5. ps. per chiarire il concetto di "criterio nel giudicare un'opera d'arte": che si possa giudicare in senso strettamente tecnico, su quello non v'è dubbio alcuno. Ma l'arte è anche impalpabile. Provoca sensazioni che non sono misurabili. Per esempio a me gli impressionisti non dicono assolutamente nulla. Ma impazzisco per Basquiat. Inoltre, non son stati poi molti gli artisti (e parlo anche di scrittori) apprezzati nel loro tempo. Questo vorrà pur dire qualcosa... quindi attenzione, non dico non esistano mezzi per giudicare un prodotto/opera d'arte, dico solo che non si può trattare di un giudizio oggettivo.

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    6. Lavori per una casa editrice?
      Ottimo.
      Pensa: io i libri li recensisco! (Per Lankelot).
      Ma, comunque.
      La responsabilità di ciò che si legge non è dei lettori ma degli editori, secondo me. Se si vuole elevare un po' il livello della qualità delle letture lo si deve al vostro lavoro. Se proponete immondizia, la gente trova immondizia e compra immondizia.
      Se invece di pensare solo ed esclusivamente ad un guadagno immediato e massiccio, molti editori pensassero un po' anche alla qualità di ciò che scelgono di pubblicare, probabilmente anche i lettori sarebbero più in gamba e "formati" meglio.
      Purtroppo gli editori non fanno opera sociale né culturale. Gli editori sono imprenditori e, come tali, pensano a far soldi.
      Ma questa polemica non potrà mai essere risolta, purtroppo.

      P.S. Se non sono indiscreta, per quale editori lavori?

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    7. No, non la vedo in questa maniera.
      E te lo dico perché la Tsunami editore, che da sempre pubblica di musica - con largo spazio al rock - sta in piedi grazie agli sforzi di pochi ma rischia costantemente il collasso. E la gente continua comunque a preferire altro.
      Mi dispiace ma continuo ad essere convinta che esistono cattivi lettori e tra l'altro si legge anche molto molto poco. Vai a leggerti le statistiche dell'istat a riguardo e potrai rendertene conto.
      Le case editrici non sono delle vittime innocenti del sistema, ma concorrono all'omicidio dell'arte allo stesso modo dei cattivi scrittori e dei cattivi lettori.

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    8. Ovviamente vedi il tutto con gli occhi dell'addetta ai lavori. Ma è giusto così.
      Lavori per un editore che, da quello che mi sembra di capire, pubblica prevalentemente per un settore specifico: la musica. In un certo senso lavorate per una "nicchia" di lettori appassionati.
      Probabilmente sono proprio case editrici come la tua che patiscono di più la situazione di cui stiamo parlando.
      Conosco perfettamente le statistiche Istat relative ai lettori italiani. Ne ho parlato su questo blog in diverse occasioni. Gli italiani non leggono, tranne nel caso dei "forti lettori" (uno zoccolo duro di cui faccio parte anche io). Si legge pochissimi ma si pubblica troppo, secondo me. Un'offerta spaventosa che il mercato non sa reggere proprio perché non ci sono lettori a sufficienza che spendono per alimentarlo. Il collasso è naturale no?

      I cattivi scrittori vengono pubblicati da editori cattivi almeno quanto loro: non si scappa. Se gli editori fossero più selettivi, probabilmente, si pubblicherebbe meno e meglio. Il che non sarebbe proprio un danno. Né per chi pubblica, né per chi legge.

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  3. Vale anche per la prosa.
    Ragion per cui mi rifugio nel mondo dei classici.

    Ma apro una parentesi: qualche anno fa ho assistito ad un premio di poesia, Poseidonia Paestum, durante il quale sono stati premiati alcuni giovani poeti ed avevano distribuito un opuscolo con la raccolta delle liriche premiate. Erano bellissime, ricche di ricercatezza. Questo mi rese felice. Peccato che mio padre, smistando certe scartoffie, me lo abbia buttato. Ci sono stato male per almeno tre giorni di seguito.

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    1. Il mondo dei classici è molto rassicurante. Anche troppo.
      Forse sarebbe il caso che iniziassi anche a rischiare un po' di più.
      Ci sono autori e libri contemporanei che sono dei classici. Basta scegliere.

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  4. Se vogliamo aggiungere complessità, considera la stessa dimensione problematica presente altrove
    L'indipendenza tra (dis)valore dei contenuti e (dis)valore delle tecnica, del mezzo espressivo.
    Una pellicola fatta non bene con contenuti importanti.
    Una pellicola tecnicamente e artisticamente valida ma con contenuti deboli, di scarso spessore.
    Così è anche per la poesia, direi.

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    1. Le combinazioni possono essere diverse.
      L'ideale sarebbe l'unione tra ottimi contenuti ed ottima tecnica. Difficile, ma non impossibile.

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  5. Io, nel considerare ciò che è poesia e ciò che tale non è, ho un metro di paragone, i tre versi più belli che siano mai stati scritti, a mio modesto parere.
    E vanno pel tratturo antico al piano,
    quasi per un erbal fiume silente,
    sulle vestigia degli antichi padri.
    C'è tanta musica in questi tre versi quanta in una delle quattro stagioni di Vivaldi.
    Ecco, io considero poesia ciò che riesce a destarmi almeno il 10% delle emozioni che mi suscitano questi tre versi.

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    1. La poesia che hai citato è di uno dei poeti che meno amo. Anche se ha scritto cose notevoli. Anche se è un mio conterraneo.

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  6. Non mi interessano il suo credo politico e le sue gesta in ogni campo. Quei tre versi valgono l'atmosfera bucolica di un quadro di Giovanni Fattori. D'Annunzio è stato quel che è stato, ma quei tre versi sono Poesia pura.

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  7. Complimenti a te, di cuore!

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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