9 marzo 2012

La bottega di L.

L. non ha un negozio. L. ha una bottega. Vende roba che si mangia, ma quella che dice lui. Perché se tu cerchi cose strane (da supermarket, per intenderci) lui ti dice che fanno schifo. E se te le prende, è per farti un favore, confermandoti che è meglio mangiare un piatto di fagioli o una crosta di parmigiano. Nella bottega di L. ci vanno le persone che hanno tempo perché lui è lento e fa le cose con infinita calma. Un giorno L., di ritorno dalla sua partita a carte coi vecchi del paese, è caduto. Il suo femore più che novantenne lo ha tradito vigliaccamente. La bottega di L. ora è chiusa. L. non tornerà mai più dietro il suo bancone, tra gli scaffali di legno e pietra che hanno fatto più umano questo piccolo posto.

[foto by aobaob]

10 commenti:

  1. Queste sì che sono tragedie. Senza slow food, senza SLOW LIFE, rimane solo la stolta frenesia degli schiavi.

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    1. Quello di L. è un alimentari all'antica. Molto all'antica.
      Pensa che prima di lui, che è ultranoventenne, veniva gestito da suo padre che, come mi ha raccontato L. una volta, ha iniziato quando c'era la fame vera e vendeva sarde sotto sale.

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  2. Peccato! Dalle mie parti trovare botteghe del genere è ormai impossibile. ci sarà un supermercato o centro commerciale ogni 5 km. un disastro. e continuano a costruirli.

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    1. Anche qui stanno piazzando centri commerciali e supermercati ovunque ci sia spazio libero. E i piccoli negozi non possono far altro che chiudere per mancanza di clienti.
      Una tristezza infinita, caro and!

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  3. L. rappresenta proprio una filosofia di vita che fa apprezzare la vita stessa con occhi e modo di concepire la cosa veramente a parte.

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    1. Hai ragione. Ma lui è molto anziano e questo fa capire quanto stiamo sbagliando.

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  4. Le vecchie botteghe hanno un gusto che si è ormai perso.
    Forse si potevano accusare di scarsa igiene a volte, ma vuoi mettere coi moderni supermercati ? Così impersonali e tutti uguali, dove le commesse non sanno neppure cosa vendono ma sono automi davanti ad una cassa dove non debbono più nemmeno scrivere le cifre del prezzo.
    Credo che prima o poi si tornerà alla vecchia concezione, magari rivisitata come queste nuove drogherie e gastronomie.

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    1. Qui alcune botteghe riescono a resistere. Poche, a dire il vero. Vengono travolte dai centri commerciali, ma per fortuna ci sono alcune persone, in paese, che non possono raggiungere i grandi supermercati e continuano a comprare ciò che serve nei piccoli negozi.
      Io spero tanto che si torni a qualcosa di più umano, ma non so se sarà possibile.

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  5. Mi spiace tanto. Ad una certa età quando si batte col femore è fatale. Un uomo che mi ricorda mio nonno a cui piaceva tutto ciò che c'era di genuino e non industriale.

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    1. Sono sicura che tra qualche tempo lo vedrò seduto al tavolo, col suo basco nero a giocare a carte in silenzio misurando i punti e le mosse.
      Ma dietro il suo bancone no, non lo vedrò più.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.