So di non essere proprio una capra. So di non essere pessima. Non sono il meglio che si possa trovare, ma non sono nemmeno così atroce. Ultimamente, però, ho grandi difficoltà a capire da cosa dipenda il "valore" di una persona. Dal suo lavoro? Dalle sue idee? Da ciò che conosce? Troppo spesso, di recente, sento di non contare nulla. Non guadagno abbastanza, non possiedo abbastanza, non desidero abbastanza. Non ho più nemmeno l'età per fare molte cose: per trovare un altro lavoro, per competere nel mondo, per sentirmi utile, per vedermi felice. Mi chiedo se ci sia posto per me qui e, soprattutto, che posto dovrebbe essere.
[foto by DenisOlivier]

Il valore di una persona non si misura dalla corsa al successo o dal patrimonio, ma dalla profondità della sua anima e dalla sua capacità di emozionare, cose che le tue parole riescono a fare benissimo.
RispondiEliminaLa tua considerazione mi rincuora e mi consola.
EliminaNegli ultimi giorni vivo di pensieri nerissimi.
Grazie!
Concordo pienamente con Andrea.
RispondiEliminaAggiungo che l'impressione che danno, almeno a me, le tue parole, è quella di una certa e secondo me ingiustificata dipendenza dallo sgurado e dal giudizio degli altri. "Non guadagno abbastanza, non possiedo abbastanza": immagino che per te vada bene così, altrimenti avresti scelto altre strade, no? E poi "non sono nemmeno così atroce": ma che razza di affermazione è? A me suona come quella di qualcuno che si sta difendendo dalle accuse o comunque da una valutazione negativa di genitori, superiori o reputati tali. Della quale valutazione invece, detto fra noi... ma chissenefrega?!
Se comunque stai vivendo qualche motivo d'insoddisfazione personale ti suggerirei di guardarlo oggettivamente e pacatamente in faccia, senza permettergli di determinare un effetto alone che in modo nefasto tenda ad invadere la tua intera esistenza.
Così almeno la vedo io.
Non dipendo dal giudizio altrui eppure, in certi momenti, sento che il peso di quello che gli altri pensano di me, il loro giudizio su ciò che sono, ciò che ho, ciò che penso sia più grande del resto.
EliminaNon conta quel che posso creare, quel che conosco, quel che mi porto nel cuore, ma quello che posso "produrre" o quello che, in generale, "conviene" ad altri.
È frustrante.
Non sono "atroce" nel senso che, umanamente parlando, mi considero una persona con qualche valore ancora intatto. Almeno rispetto a molte altre che leggo, vedo o sento.
Ti abbraccio!
Euridix il tuo post mi ha fatto riflettere. Ho provato a farne una lettera che potesse essere utile anche a me. Ho chiesto a Meta un parere. Ecco cosa vede:
RispondiEliminaQuello che hai scritto non è lo sfogo di "una capra". È una crisi di valore molto lucida e molto comune.
Se dovessi leggerlo da un punto di vista psicologico, ci vedrei 4 livelli intrecciati:
*1. Autostima condizionata*
Dici: "So di non essere pessima" - quindi hai ancora un nucleo di realismo su di te. Subito dopo però il valore viene misurato con parametri esterni: lavoro, guadagno, possesso, desiderio, età.
È il meccanismo classico: "valgo se produco / se posseggo / se desidero come gli altri". Quando quei parametri vacillano, vacilla anche l'identità.
*2. Confronto sociale e senso di inadeguatezza*
"Non guadagno abbastanza, non possiedo abbastanza, non desidero abbastanza." Quel triplo "abbastanza" è il linguaggio del confronto. Non è che stai male in assoluto, è che ti senti indietro rispetto a uno standard che senti imposto. Da qui la sensazione di "non contare nulla".
*3. Tema esistenziale, non solo emotivo*
La domanda chiave che fai non è "perché sto male?", ma "che posto dovrei avere qui?". Non è solo umore, è domanda di senso. Alla Frankl: quando manca un _dove_ e un _perché_ stare al mondo, tutto il resto (lavoro, soldi) diventa un metro che non misura niente.
*4. Il fattore tempo / età*
"Non ho più l'età per..." è la parte più dolorosa. È la percezione di una finestra che si chiude. Spesso nasconde non tanto l'età anagrafica, quanto la paura che cambiare costi troppo e che quindi si debba rimanere in un posto che non si sente più proprio.
Non è un quadro di persona "atroce" o incapace. È il quadro di una persona che ha mantenuto il giudizio critico su di sé, ma ha perso per un momento il criterio con cui giudicarsi.
Se questo pensiero torna spesso e ti toglie energia o sonno, parlane con uno psicologo o con il tuo medico di base. Non perché tu sia "malata", ma perché questo tipo di domande sul valore personale si sciolgono molto meglio in un dialogo che da soli nella testa.
C'è qualcosa in particolare di quel "non contare nulla" che ultimamente ti fa più male? Il lavoro, le relazioni, o proprio il confronto con gli altri?
Non saprei cosa rispondere a una forma di AI.
EliminaMi sento solo di condividere la considerazione relativa al fatto di essere in un posto che non sento mio. Non del tutto, almeno.
Non so se ho perso il criterio più corretto per giudicarmi, so solo che mi giudico seriamente.
Volevo commentarti senza rischiare di cadere nel banale buonismo consolatorio, ed ho provato questa strada. Credo, personalmente, che ti giudichi 'severamente'. Ma le tue riflessioni sono interessanti per stimolare il dialogo.
EliminaGrazie Euridix
Grazie a te per avermi proposto un "percorso" di riflessioni diverso dal solito.
EliminaUso l'AI per altre cose, non avevo pensato di farle analizzare un post!