22 marzo 2018

Leggere si vede

"Chi di voi legge?" chiede. "Io" rispondo. "Si vede" mi viene sussurrato. Sorrido come mi capita di sorridere ogni volta che leggere diventa un'anomalia o, almeno, un'abitudine di pochi o nessuno. E gli altri? Qualcuno dice di non avere mai tempo, qualcuno prova a spiegare che legge un giornale sportivo, la maggior parte guarda altrove o fa finta di non aver sentito. Leggere si vede, dunque. Si vede da come si parla e da come si scrive. Non dalla faccia, non dai capelli né dai piedi. Leggere si vede dalle parole e da quello sprofondare continuo in un abissi di fatti di fiato e pensiero. Leggere fa e si vede. Ecco perché non si vede che con estrema attenzione.

[foto by AlekseyN]

14 commenti:

  1. C'è leggere e leggere. Bisognerebbe inventare un nuovo verbo per quelli che leggono tanto, ma solo i social. E quello non è leggere.

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    1. Leggere i social non è leggere è sbirciare.

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    2. Sarò all'antica ma tutto quello che passa sul web o sul virtuale non lo considero 'vera' lettura. Ho provato a leggere dei libri su ebook... ma il cartaceo resta il meglio.

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    3. Leggere battute su un sociale non è propriamente leggere. Ma, secondo me, leggere un post di Tommaso Pincio sul suo sito è una grande lettura. Così come leggere e-book.
      Non è il supporto che fa la lettura, ma le scelte di chi legge.

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  2. Tempo fa avevo letto un articolo/polemica dove l'autore, dopo aver snocciolato i dati statistici degli italiani che leggono, si chiedeva: ma leggere Balzac rende migliori?

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    1. da come gira l'articolo direi di si, anche se apre delle riflessioni interessanti

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    2. Ma costui scrive anche:"Per me l’unica cosa che conta, che resta, è la letteratura. Un sano espediente per sedersi, non fare un cazzo, non fare cazzate, e pensare, aggrovigliarsi nel linguaggio, far risuonare il proprio vuoto e gettar dentro, in questa piramidale vertigine, i propri occhi, e assaporare lo schianto delle pupille – splash, splash – e far fiorire verbi sul sole – che è sempre lo stesso da millenni – e nominare le stelle – le solite, le senza senso – e dotare di epiteti gli umani – i consueti, i già visti e stranoti. Non esiste altro, credete, chi non ha letto Le memorie del sottosuolo non è che non sia degno di vivere, non vive, ecco. Respira. Come le mosche. Respira. Attaccato al respiratore della propria vita indegna. L’unica attività pienamente umana, degna d’atto, è la lettura. Chi legge non è più intelligente, non diventa superdotato, probabilmente si fa più stronzo e sofferto – chi legge è un uomo. Tutti gli altri sono zombie. E io resto a trastullarmi con la nebbia."

      E sono pienamente d'accordo con costui.

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    3. Leggere (e scrivere) e respirare sono sicuramente assimilabili. Sono Elementi. Dirai che c'è chi respira, ma non legge affatto. Ebbene, neanche respira però: sopravvive.

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    4. Il problema è che non conosce la differenza.

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  3. Senza i libri la vita sarebbe vuota e insulsa. Quelli che non leggono non li capisco proprio. Come fanno ad accontentarsi della propria mente?

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    1. Quelli che non leggono si accontentano un po' di tutto, in verità. Ma come farlo capire loro?

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  4. Quell'isolamento che avvolge il lettore nella trasposizione di sé, la maggior parte delle volte, nel protagonista soggetto aitante o brillante, triste o solitario, è il comune denominatore che attira alla lettura. Come salire a bordo di una macchina non del tempo ma dell'immaginazione che per un po', giusto la quantità delle pagine, si trasforma in realtà personale.
    Tutto ciò che invece concerne l'acquisizione di una nuova terminologia e l'arricchimento del proprio vocabolario è conseguenza naturale della familiarità con nuove sconosciute parole.
    Nulla può essere paragonato al veloce districarsi nell'uso di termini adeguati e consoni ma tutto questo viene costruito nel tempo e la lettura è il mezzo per antonomasia per raggiungere quel traguardo.
    Ora riguardo all'ironia della stereotipizzazione che stigmatizza il lettore e non sempre con accezione positiva, leggere è talmente male interpretato che sembra davvero ridicolo e triste paragonare la lettura alla superficialità delle parole di fb che tutto può essere considerato meno che un luogo di lettura che talvolta può, però, rimandare ad articoli interessanti, ma questo è altro.

    Ben ritrovata!


    Uomo

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    1. Felice di vederti di nuovo da queste parti, Uomo.
      Leggere deve sicuramente essere una passione, una necessità, una ragione d'essere. Non si può leggere altrimenti.
      Poi, quasi inconsapevolmente, i libri e le parole che contengono entrano nella tua testa, nel tuo modo di sentire, di percepire, di esprimerti. Perché quei flussi di pensiero, di immagini e di materia che arrivano dai libri diventano tessuto vivente di chi legge. Non è evitabile.

      Sui social si scrive molto, sicuramente, ma si legge molto poco, temo. Di certo FB è un ottimo scatolone in cui trovare di tutto, ma la cernita tocca a chi lo usa e lo frequenta. E può essere un dramma.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.