14 novembre 2017

Approssimazione

L'approssimazione non mi fa paura, mi fa rabbia. Perché di chi si accontenta sempre e solo della superficie, di chi non ha mai l'impulso di andare nel fondo, di chi si trastulla nei paraggi senza spingersi oltre la facciata non voglio saperne. Non tollero l'approssimazione per via di quell'andazzo vigliacco che sembra imbrigliarne l'essenza, per via di quella sufficienza con cui pensa di poter governare materie e ragioni. Approssimazione come viscosa ipocrisia o comodo fallimento, approssimazione come scadente ruffianeria, approssimazione come assenza di analisi, di pensiero, di empatia, di intelligenza.

[foto by nexion]

14 commenti:

  1. io la chiamo la sciatteria italiana, ed è tipica del fare di questo paese, in tutto. Nel mio lo tollero solo in casi circoscritti, ma rendersene conto e giustificarla come fanno in moltissimi, spesso mi manda in bestia.

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    1. Diffusa sciatteria, sì. Poi non so se sia solamente italiana. Secondo me è molto trasversale.

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  2. Confermo Maria, la sciatteria è trasversale, naviga anche dentro noi stessi.
    Sorrido, scuotendo la testa, se penso a quella persona che mi disse, tutta orgoglioso, che Alla ricerca del tempo perduto era scritto con uno stile sciatto.

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    1. Confermo: è trasversale. Non ha confini, né limiti di alcun genere. L'approssimazione colpisce chiunque, in tempi e modi molto diversi.

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    2. Posso conoscere questo genio?
      Magari gli chiedo qualche consiglio di lettura...

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  3. Un post per me e Francesco, voglio immaginare, col mio ego che si esalta anche in negativo. "assenza di analisi" dici, ma stiamo parlando, di problemi e risoluzioni, di punti di vista. Anche chi "si trastulla nei paraggi", non era affatto entrato così a gamba tesa.
    Certo che ti fa rabbia che arriviamo a dirti che hai fatto uno sbaglio a mollare il lavoro. Specialmente se la decisione è costata, è stata ponderata e definita solo alla fine, l'unica possibile.
    Ma per quanto possa sembrarti strano, è proprio la voglia di azzerare l'approssimazione che temi, a farmi insistere.

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    1. Un post. Che tu ci legga qualcosa di te non mi interessa più di tanto. E' una riflessione generale, rincuora il tuo ego e ridimensionalo.
      Nessuno può dirmi se una mia scelta è giusta o sbagliata. Soprattutto se a dirlo sono persone che non mi hanno mai guardato negli occhi, non mi hanno mai parlato veramente, non mi hanno mai frequentata.
      La tua insistenza non ha senso visto che non porta da nessuna parte.
      In generale, comunque, ti auguro di non dover mai scegliere tra il tuo posto di lavoro e la tua salute mentale ed emotiva. Perché è una scelta molto, molto dolorosa e lacerante. E se non hai mai vissuto nulla del genere, faresti meglio a tacere.

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  4. mah, non so, a me a volte piace il (mio) pressapochismo, non essere esperto, stare all'opposto di chi sa tutto, accontentarmi di avere un'idea piuttosto vaga di qualcosa senza il bisogno di approfondire.
    massimolegnani

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    1. Tutto è molto relativo, s'intende.
      Ma se c'è chi si approssima senza avere idea di essere approssimativo, il problema si pone. Eccome!

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  5. A questo punto della mia esperienza sento di dover mettere sullo stesso piano della "sciatteria" (prendo in prestito l'idea da Pier) anche l'eccesso di analisi, soprattutto se auto-analisi, fine a sé stessa, senza sbocco insomma.

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  6. Forse è meglio che io precisi che il mio precedente commento era/è/nasce assolutamente sganciato da quelli che mi hanno preceduto e che ho letto solo ora.

    L'approssimazione è sicuramente deleteria, soprattutto quand'è perseguita con la presunzione di riuscire a fare a meno di qualunque spiegazione oltre quelle partorite in proprio (e questo si chiama ignoranza e presunzione).
    Tuttavia, mi è capitato e sicuramente mi ricapiterà- a me come agli altri- di leggere e rileggere sempre le stesse riflessioni e le riflessioni sulle riflessioni e le riflessioni sulle riflessioni delle riflessioni. Non è roba nuova questa, ma ci sono personaggi che hanno fatto del loro girare intorno al proprio dito una missione di vita.
    Ovvio, sono constatazioni le mie, mie e, quindi, certamente opinabili, ma non dirette o scaturite da altro che dal tema del post.
    Sulle considerazioni di ordine personale o, peggio, sulle diagnosi a distanza mi astengo: ne è pieno il cesto delle ovvietà.

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    1. Diagnosi a distanza. E' quello il problema. Una distanza fatta di spazio ma anche di pensieri e considerazioni. Resto del mio parere: trovo molto superficiale il fatto che si diano per scontati molti elementi e, soprattutto, che ci si avvicini alla sensibilità di un'altra persona come un caterpillar.

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  7. Io ho imparato a fottermene, sì, ho detto proprio a fottermene, delle diagnosi "facili".

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.