13 ottobre 2016

Una piccola risposta

Assisto al funerale di una madre. Un'altra persona stroncata troppo presto dal solito male senza cure. Il sacerdote, stranamente giovane, si chiede perché esista il dolore. Che senso possa mai avere? Dove deve farci arrivare? Dolore come incomprensione, dolore come impotenza, dolore come confine. E' dolore quel che ci spinge o ci sovrasta, quel che ci acceca o ci tramuta. E pare non aver alcuna ragione. Non in questa dimensione. Eppure una piccola risposta me la sono data. Minima ed inutile, come certe risposte. C'è dolore perché esista piacere. C'è il dolore perché esista felicità. Per questo esiste. Solo per questo.

16 commenti:

  1. Piccola, ma bella.
    Grazie, Euridice.

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  2. Eh sì, è così purtroppo, nel bene e nel male..

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  3. Non ho risposte esaurienti nemmeno io. Mi hai fatto riflettere e ti ringrazio.

    Incominci il post con la parola assisto. Ma il fatto non ti lascia indifferente, t'interroghi insieme ad altri sull'avvenimento.

    Forse che lo scopo sia questo? Interrogarci, non lasciarci impassibili davanti a lui. Spronarci verso l'altro creando ponti per capire il nostro, di dolore, lasciandoci rispecchiare in quello altrui.

    Sicuramente dico uno sproposito ma paradossalmente credo che ci porti, come nessun altro sentire, ad indagare sulla nostra vita per non sprecarla, e provare ad essere migliori.

    Sul "sacerdote stranamente giovane", sorrido :-)

    Maria

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    1. Temo che non ci siano risposte davvero esaurienti per certe domande. Ci si avvicina a qualche minima consapevolezza, ma non si può procedere oltre.

      Certe sofferenze e certi accadimenti sembrano non trovare alcuna spiegazione. Devono indurci a pensare, necessariamente.

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  4. Tutti quelli che subiscono una perdita hanno come primo istinto di chiedersi perché. Ma non so neppure quanto faccia bene questa domanda.

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    1. Forse non fa benissimo, ma credo sia necessaria. Almeno per un po'.

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  5. Le nostre consapevolezze le plasmiamo a botte di dolori e felicità, alterne o intrecciate... a volte impariamo, più spesso no.. accecati dall'ira o dalla gioia. La coscienza cresce sempre, e la sfida, forse, è non perderla di vista...

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    1. La coscienza cresce e si ritrae. Dipende dai momenti, dalle crisi, dalla stanchezza.

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  6. E' una domanda che mi son posta spesso anche io. Ti dirò di più, esiste il dolore perché senza di esso non si potrebbe dare il giusto peso al piacere. Ti lascio una frase di una mia canzone preferita:''Perché dopo il sangue in bocca ho apprezzato di più i sapori''.

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    1. Esattamente quel che penso anche io. Non può esserci piacere se non esistesse dolore.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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