30 giugno 2016

Un bene fuori di me

Ricerco un bene fuori di me, non so chi'l tiene, non so cos'è.
(Aria di Cherubino - Le nozze di Figaro)

La chiamano semplicemente felicità. I più sofisticati arrivano a definirla visibilio o gaiezza. Nessuno sa cos'è con precisione. Si può definirla allegria, compiacimento o gratificazione. Persino perfezione o beatitudine. Qualcuno ne parla in termini di appagamento o fortuna. Altri ancora la vorrebbero come semplice e colorata spensieratezza o come ininterrotto piacere. Passa per godimento o per conquista, per rapimento o estasi. Ognuno ha i propri modi per chiamare quel che non si può chiamare in nessun modo esatto. E' un bene fuori, di sicuro, e ne vorrei un po' per me. Adesso. Perché il suo contrario non mi lascia vivere come vorrei.

[foto by ScarletteDeath]

10 commenti:

  1. Terzo post filosofico dopo la pausa di riflessione. Cataloghiamolo nell'area dei ripensamenti costruttivi.
    Felicità. Cos'è? Direi quegli attimi in cui i tuoi problemi cessano di avere peso corporeo, diventano aerei, leggeri tanto da scomparire sostituiti da una sensazione di benessere. Sai che ci sono e che torneranno, ma hai capito che basta un niente per allontanarne lo spessore. Ecco, secondo me raggiungere questa consapevolezza è la "felicità".
    L.A.

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    1. Non mi sembrano post filosofici. Forse più intimisti, ma non filosofici.
      Vorrei proprio che i problemi cessassero di aver peso, sì. Forse mi basterà camminare in silenzio tra gli alberi e le vecchie case. Lo farò presto.

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  2. Ho postato da poco sul tema.. senza aggiungere nulla di nuovo alle mille sfaccettature.. felicità è ben poca cosa comunque, se ognuno di noi riesce a disegnarsene una sua idea. Difficile da concepire perché siamo complicati nello scorgere un nostro star bene. Come ci mettiamo i bastoni tra le ruote noi, nessun altro..

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    1. Sì, ho pensato al tuo post sulla felicità mentre scrivevo il mio. Ma tu ne hai parlato in maniera diversa.
      E credo che tu possa aver ragione: a volte ci complichiamo l'esistenza da soli.

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  3. Trovo singolare che ad un tuo post "intimistico" abbiamo fatto un commento soltanto io e Franco. In effetti io mi trovo quasi sempre d'accordo con quello che scrive lui.
    Ma gli altri dov'erano? Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare?
    L.A.

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    1. Devi avere pazienza, L.A. Prima o poi c'è qualcuno che dirà altro e commenterà.
      Ma anche nel caso in cui non commentasse nessun altro, non sarebbe un problema.
      Ci sono post che suscitano più interesse, altri meno. Funziona così.

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  4. La felicità è solo un attimo di assenza dei problemi o è un momento in cui le endorfine sono in sovrappiù.
    Felicità è il nome di una compagnia momentanea, che viene e ci abbandona senza preavviso.

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    1. E' che l'idea che la felicità sia necessariamente un assenza, un vuoto, una sospensione di qualche altra cosa, mi convince poco. Ma credo che non sia possibile diversamente.

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  5. Ci sto pensando dall’altro giorno. E non lo comprendo.
    Mi hanno già detto che non sono “l’ombelico del mondo” (sic!), ma non delego altre persone o cose. Non chiedo a nessuno di “farmi felice” o allegra, gratificata, eccetera.
    Sono d’accordo, è indefinibile e pure variabile, ma dipende sempre da me: sarà la consapevolezza ontologica talmente radicata da permettermi di vivere e sopravvivere?

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    1. Essere felici dipende solo da se stessi?
      Onestamente non credo che funzioni sempre e solo così. Qualche volta, o più di qualche volta, a farci felici sono gli altri.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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