18 novembre 2015

Il diritto dell'intolleranza

Il diritto dell'intolleranza è assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri; anzi è ben più orrido, perché le tigri non si fanno a pezzi che per mangiare, e noi ci siamo sterminati per dei paragrafi.

Traité sur la tolerance - Voltaire

Tolleranza. Una parola che di per sé tollero poco. Perché si tollera esattamente quel che si sopporta a malincuore. Non c'è accettazione nella tolleranza ma solo un adattamento che sa di silenziosa rassegnazione. Eppure, qui e ora, basterebbe lo stesso. Proprio perché il suo contrario è assurdo e barbaro, come scrive Voltaire. La tolleranza implica la pazienza di chi rispetta senza condividere, di chi vede oltre senza necessariamente farsi ostacolo o frattura. Serve la forza di una comprensione che si mescola alla compassione nei più ampi margini che offrono i significati di entrambe le parole. Basterebbe.

[foto by Hengki24]

11 commenti:

  1. Sottolineo in rosso e sottoscrivo le prime tre righe del tuo post. Odio la parola "tolleranza". Non si tollera, si accetta oppure no. Si accoglie oppure si rifiuta.
    Ciò posto e dichiarato, io non accetto chi mistifica la storia, chi parla solo di ciò che gli fa comodo per mandare l'acqua in su, chi tira ancora fuori le Crociate per giustificare queste "mezzelunate". E quelli che vengono in TV e sui media a parlarci di perdono e tutte queste mezze bugie dovrebbero riflettere a fondo prima di sproloquiare.
    L.A.

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    1. In certi momenti e in certe situazioni, nonostante anche io non ami la parola "tolleranza" e quel che implica, è però necessario limitarsi a "tollerare" anche quello che non vorremmo. Una forma di rispetto o uno sforzo di comprensione che non implica condivisione, come ho scritto.

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  2. Credo ci siano vari livelli/necessità della e per la convivenza civile.
    C'è la tolleranza, che implica la convivenza anche con ciò che proprio non condividiamo,sempreché si tratti di abitudini e usi che non ledono né la dignità né la libertà di nessun praticante o dissenziente rispetto a quell'uso o abitudine.
    C'è l'accoglienza, che implica l'apertura al diverso da noi, indipendentemente dal tipo di diversità espressa.
    C'è la comprensione, che implica l'esercizio, lo sforzo, l'allenamento continuo a capire altre culture rispettandole.
    Per accettare infine, credo siano necessarie tutte e tre le qualità descritte e anche molto di più, ecco perché riassumere tutto sotto il titolo della tolleranza non va bene.

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    1. In questi giorni si fa un certo abuso della parola "tolleranza". Mi capita di sentirla o di leggerla di continuo. Per questo ho richiamato Voltaire e scritto questo post.
      L'accettazione implica una condivisione profonda. Non posso condividere pienamente quel che ritengo deleterio, pericoloso o barbarico. Posso tollerarlo ma accettarlo è altra cosa.

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  3. la tolleranza, intesa come pazienza, come assenza di reazioni di pancia tipo dente per dente, penso sia l'unica via percorribile. L'Isis non lo si sconfigge bombardando Raqqa (dove vengono fatte soprattutto vittime civili), ma puntando ad isolarlo dal resto della comunità islamica. Però finchè il biglietto da visita del mondo occidentale saranno i bombardamenti dubito che porteremo un solo arabo dalla nostra parte.
    ml

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    1. Ecco, credo di condividere il tuo discorso.

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  4. O se la tolleranza stesse nell'eterno accettare e condividere cosciente dei tanti a fare mondo che tenga in sé—a far teatro in tondo—anche i ribelli?

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    1. E se i ribelli non volessero proprio saperne di essere tollerati?

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    2. Ovvio: tolleranza, la apparente al sociale, ai tolleranti; la ribellione critica ai ribelli che—da buoni ribelli—rimangon fieri di essere ribelli

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    3. E allora non si va da nessuna parte.

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    4. Non ha mai seta
      Quest'uomo appeso al niente
      Per le sue ali

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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