25 settembre 2015

Il talento di chi legge

Leggere prevede talento. Proprio come scrivere. Perché se l'arte di uno scrittore è quella che crea mondi e li fa sfavillare, l'arte di chi legge è quella di rigenerare gli stessi mondi per farli vibrare in eterno. Che poi si scriva fin troppo e si legga troppo poco è un paradosso di cui non mi meraviglio più di tanto. Così come non mi meraviglia il fatto che spesso si legga pattume o giù di lì. Da discreta lettrice so che il mio ruolo è parallelo a quello di chi scrive per questo rilevantissimo e necessario. Leggere è mutazione ma anche affinamento. Perché quando leggo tendo a decantare materia: trattengo il meglio, espello il peggio. Inevitabilmente.

[foto by Azram]

16 commenti:

  1. leggere implica un patto impegnativo con l'autore: "crederò a quello che scrivi, non che sia vero ma che sia credibile, se saprai coinvolgermi con le tue parole. Ma se non sarai convincente resteremo su due sponde opposte."
    ml

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    1. Lo definirei una sorta di contratto tacito ma essenziale.

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  2. Credo che anche il leggere sia un'arte, come lo è lo scrivere. Perchè leggere superficialmente e scrivere superficialmente può farlo chiunque. La differenza sta proprio nel COME lo si fa.

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    1. Sono perfettamente d'accordo con te.
      Ma non è una novità!

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  3. Si legge anche per imparare a scrivere. D'altronde la lettura arricchisce inevitabilmente il proprio vocabolario. Conferisce precisione e raffinatezza al linguaggio parlato. Insomma, quando una persona legge si vede, ma soprattutto si sente.

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    1. Hai ragione, Veil.
      Peccato che adesso, con la diffusione massiccia di social in cui è previsto l'utilizzo prevalente di parole scritte (twitter, fb, ecc.), tante persone si misurino con la scrittura senza leggere mai neppure una parola.
      E i risultati sono deprimenti.

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  4. Sono assolutamente d’accordo. Anzi, temo che l’attività di leggere sia anche più ardua. Per esempio il critico americano Harold Bloom ha scritto un libro dal titolo eloquente: ”L’arte di leggere la poesia”. Lo comprerò prossimanamente. Poi meriterebbe un’ulteriore riflessione la scelta dei libri. Qui c’entrano l’istinto, l’intuito, l’esperienza. Carmelo Bene aggiungeva: la fortuna.

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    1. Concordo con Bene.
      L'attività di chi legge non è affatto semplice, sopratutto in un'epoca in cui si pubblica talmente tanto che fare selezione può diventare faticoso e complicato.
      Spero che vorrai poi scrivere qualcosa in merito a "L'arte di leggere la poesia". Ti leggerò.

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  5. Bene. Leggere secondo me non attiene esattamente al mondo dell'arte ma ne è una forma propedeutica: concordo con Veil certamente e noto con un certo dispiacere che anche sui blog comincia diffondersi un malcostume di sintassi minima da Tw et similia. Se non ricordo male tu lavori con la lettura in qualche modo e quindi dedichi ad essa una quantità di tempo notevole: potresti indicarmi dei luoghi di lettura vera sui blog? Qualcosa che esuli dal trend squisitamente ideologico e attinga, se non al lirismo assoluto, ad una scrittura consapevole, intrigante. Qualcosa che resti anche senza essere da Nobel?

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    1. Anche io condivido la considerazione di Veil. E l'ho scritto.
      Non so cosa intenda tu con "luoghi di lettura vera". Penso che ognuno ritenga degno di attenzione un certo argomento, un certo stile, certi contenuti. Di blog "letterari" ce ne sono a tonnellate: da minima & moralia a doppiozero, da Carmilla a Wu Ming, da Nazione Indiana a Letteratitudine. Insomma: basta cercare un po' in Rete. Ma non so se tu intenda esattamente questo...

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    2. Condivido le tue parole. Purtroppo oggi il panorama editoriale predilige, per una questione economica, i libri dei divi della televisione. Di conseguenza, anche la qualità della lettura si è notevolmente abbassata.

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    3. Finalmente qualcuno che osa ammettere questa verità!

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    4. @ Remiglio: gli editori, oggi, pubblicano per lo più quello che sanno di poter vendere. Fanno gli imprenditori, prevalentemente. La qualità di ciò che si pubblica, quindi, diviene relativa.

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    5. @ Trecento Secondi: non mi sembra che non si dica in giro. Ne abbiamo parlato spesso anche qui, in passato.

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  6. L'arte di scrivere e quella di leggere sfuggono regole definite. Si scrive in mille modi. Si legge in altrettanti. Diventa arduo anche definire i modi più o meno giusti. Entriamo nel campo della piena soggettività. Dove quello che piace vince su tutto. E sottolineerei, deve vincere.

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    1. No, non ci sono regole. Soprattutto per chi legge, secondo me. Sicuramente il proprio gusto, le proprie passioni e le proprie pulsioni hanno il sopravvento. Ma rimango convinta del fatto che chi legge, leggendo, diventa migliore, più selettivo, più raffinato nei propri stessi gusti.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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