28 agosto 2015

I meccanismi scomposti della colpa

I grovigli della coscienza se li spiega a mala pena la coscienza stessa. Ma è sempre ammirevole osservare i meccanismi scomposti della colpa. Perché, nonostante i fluidi ricorsi del quotidiano, nonostante gli ammiccamenti di silenzi lasciati a decantare o solo abbandonati nell'etere, c'è sempre una colpa, se c'è, a gravare nel sonno. E quel suono, lieve come fiato, pigia e piega la materialità di certi atti. Induce a cercare soffici vie per cancellare o rimediare al torto già fatto e mai rimosso. Poi, di certo, c'è anche la colpa di chi tace e scompare per non sentirsi addosso il debito di una macchia che non ha il cuore di estinguere. 

[foto by Alshain4]

10 commenti:

  1. Leggo.
    Poi rileggo.
    Infine il pensiero, un po' perplesso-divertito-sarcastico-e pure lievemente incavolato: va be', saranno anche i grovigli della coscienza... ma perché sentirsi sempre addosso quel debito?

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    1. Se non si riesce a dare una soluzione al senso di colpa, questo può divorare chi lo prova. Ma c'è anche chi lo evita clamorosamente dandosi alla fuga. Una forma di vigliaccheria molto diffusa.

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  2. Non capisco. Forse perché il "senso di colpa" mi è estraneo...

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  3. Scusa la tendenza a cavillare, ma non lo capisco: vero che le nostre scelte sono influenzate da tanti fattori esterni, però alla fine - per quello che mi riguarda - sono abituata a scegliere e affrontare le conseguenze delle mie scelte. Non ha senso sentirsi in colpa per valutazioni errate o scelte non buone: ho sbagliato spesso, sicuramente combinerò ancora qualche guaio, sentirmi anche in colpa è come prolungare una scelta non felice.

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    1. La colpa non è altro che la consapevolezza di aver fatto del male a qualcuno. E non parlo del senso meramente cristiano di tale sensazione. A te non capita mai di avvertire un disagio pensando che un tuo gesto ha causato dolore ad un'altra persona?

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    2. No.
      Lo so, è una risposta brutale, ma di solito penso molto prima di agire.
      Ammetto che ho una vita lentissima, quasi segregata, quindi ho tempi di azione/reazione diversi. Forse è uno dei pochi vantaggi della disabilità.

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    3. Be'... sei fortunata tu, allora.
      Non è da tutti agire senza fare mai un torto a nessuno. A prescindere dalla velocità di azione o di reazione. Non è quello che fa la differenza, secondo me.

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  4. Riconoscere un torto è già un modo per estinguerlo
    Riuscire a chiamarlo con il suo nome, possibilmente anche davanti ad altro/i è ancora meglio.
    Bisogna avere una buona confidenza con sé stessi per riuscire nell'opera di riconoscere i propri errori: pochissimi sanno essere amici e confidenti della propria fragilità.
    Ciao,
    T

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    1. Sono d'accordo con te: riconoscere un torto è già un modo per intraprendere il percorso dell'estinzione.
      Ammetterlo di fronte ad un'altra persona è il passo successivo. Ma non tutti sanno arrivarci.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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