22 giugno 2015

Riflessioni blasfeme


Ciò che a loro [fondamentalisti islamici], ovviamente, fa difetto è una caratteristica facilmente individuabile in tutti i fondamentalisti autentici, dai buddisti tibetani agli Amish statunitensi: l'assenza di risentimento e invidia, l'assoluta indifferenza riguardo allo stile di vita dei non credenti. Se i cosiddetti fondamentalisti oggi credessero veramente di stare percorrendo la via della Verità, perché mai dovrebbero percepire i non credenti come una minaccia, perché mai dovrebbero invidiarli? Quando un buddista incontra un edonista occidentale, non lo condanna affatto. Si limita a notare benevolmente che il modo in cui l'edonista ricerca la felicità è controproducente. Contrariamente ai veri fondamentalisti, i terroristi pseudo-fondamentalisti sono profondamente turbati, intrigati e affascinati dalla vita peccaminosa dei non credenti. Si intuisce che, nel peccatore, essi combattono la loro stessa tentazione. [...] 
...l'intensità passionale dei terroristi testimonia della mancanza di una vera convinzione. Quanto fragile dev'essere la fede di un musulmano se può essere minacciata da una stupida caricatura di un settimanale satirico!? [...]
Il problema non è la differenza culturale (lo sforzo di preservare la propria identità), ma, all'opposto, il fatto che i fondamentalisti sono già come noi, che, segretamente, hanno già interiorizzato i nostri valori, e giudicano se stessi a partire da questi valori.

Tratto da:
Slavoj Žižek
Ponte alle Grazie
2015

20 commenti:

  1. non capisco se riporti un brano dell'autore o ne hai fatto la parafrasi.
    fatto sta che il concetto portante, che pure condivido, mi sembra espresso in modo meno lineare del tuo solito.
    (e a rifletterci, ti sto facendo un'osservazione o un apprezzamento a seconda di quale dei due casi ci troviamo)
    ml

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    1. Riporto un brano di Žižek, certo.
      Non è una parafrasi né nulla di simile.

      Questo vuol dire che mi hai fatto un complimento. Generosissimo, direi.
      Comunque, ora rivedo il testo ed aggiungo un "tratto da" per non creare equivoci.

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  2. Da profano in materia, credo che tutto ruoti intorno alla parola che identifica chi non ha lo stesso credo: loro li chiamano "infedeli", che già di per sé identifica qualcosa di negativo e, automaticamente, di potenzialmente elevabile a nemico.
    Noi abbiamo i fedeli, poi i credenti non praticanti, gli agnostici, gli atei, ma non ho mai sentito la parola "infedele". Che sia questo? Sul fanatismo vale per tutto, religioni, squadre di calcio, eccetera. E' portatore di discriminazione e quindi da prevenire. SD

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    1. Dopo aver letto il saggio di Žižek, ho iniziato a leggere un altro saggio sull'Islam. Si intitola "Eretica" ed è scritto da una "infedele": Ayaan Hirsi Ali. Una studiosa musulmana che è fuggita dal suo Paese ed ha trovato asilo prima in Olanda, poi negli Stati Uniti.

      Žižek e la Hirsi Ali, per certi versi, procedono in parallelo. Žižek è un filosofo e fa considerazioni molto profonde, analitiche, psicologiche. Ayaan Hirsi Ali scrive da osservatrice e sulla sua testa pende una fatwa.
      Entrambi non sono visti di buon occhio dai musulmani ortodossi. Entrambi criticano la severa intransigenza dell'Islam, la sua incapacità di tollerare chi è diverso.
      Noi occidentali basiamo la nostra civiltà sulla diffusa tolleranza. Siamo profondamente "liberali". Anzi, Žižek ritiene che il nostro atteggiamento di comprensione sia fin troppo liberale, tanto da danneggiarci.

      Agli occhi di tutti i musulmani siamo infedeli, è vero. Perché non siamo seguaci di Allah. La Hirsi Ali si sofferma su precetti dell'Islam che rendono questa fede particolarmente ostile: la cultura della morte/martirio, la guerra santa contro gli "infedeli" appunto, l'incapacità di riconoscere il libero arbitrio.

      La parola "Islam" significa "sottomissione". E questo pretende tale religione. Noi abbiamo messo da parte la "sottomissione" ad una religione da secoli. A loro mancano due eventi fondamentali che, invece, hanno caratterizzato la nostra civiltà: una riforma di stile luterano e una rivoluzione laica come quella francese.

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    2. Occhio a strumentalizzare la parola "sottomissione.. comunque, se dovesse servire, divento musulmano in uno schioccar di dita... ;)

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    3. Non sto strumentalizzando la parola "sottomissione". Il termine "Islam" significa esattamente questo.

      Stranamente credo che molti stiano riscoprendo la propria "cristianità" proprio come riflesso dell'estremismo islamico. Prima, forse, non ci avevano mai pensato davvero però, di fronte alle violenze e alle aggressioni di certi musulmani, si sentono ancora più radicati nei principi "amorevoli" di Cristo.

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    4. In troppi traducono Islam con la nostra futura "sottomissione". Sono i fedeli musulmani quelli "sottomessi". Non per forza gli altri. Anche se qualcuno semina sangue e terrore. Ancora una goccia, comunque, rispetto a quello versato in nome del nostro dio.

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    5. Certo, sono i musulmani a "sottomettersi". Mi sembrava ovvio.
      Tutti i morti in nome di un qualsiasi dio o di una qualsiasi religione sono una vergogna eterna. I nostri e i loro.

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  3. Credo di essere d'accordo. Dico credo perché so poco dell'Islam e dei fondamentalisti islamici. Trovo vero, in generale, il meccanismo: combattere o criticare o svalutare ciò che invidiamo agli altri e che noi per qualche motivo non possiamo/dobbiamo avere.

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    1. Sai, temo che uno dei più gravi problemi di noi "occidentali" sia propria la scarsa conoscenza dell'Islam. Sappiamo sempre poco, troppo poco. E questo, purtroppo, ci mette in una posizione di inferiorità o, quanto meno, di scarsa comprensione di quel mondo. Il nostro "liberalismo" fa tutto il resto.

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    2. Per quanto riguarda il conoscere il modo di vivere in paesi "musulmani": guardatevi, se potete As simple as that o So Close, So Far. Giusto per iniziare da qualcosa.
      Io li ho visti (sottotitolati in inglese, ovviamente) e mi sono piaciuti molto. So gia' che vi stupirebbero molto.

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    3. Interessante. Conosco tre musulmani che vivono in Italia, di provenienze assai diverse, un uomo e due donne, che si relazionano con la loro religione in modi differenti. Due di loro sono osservanti senza essere fanatici. La moglie dell'uomo (nord Africa) porta il hijab e non glielo ha imposto il marito. Una delle donne (viene dall'Africa subsahariana) ha sempre i capelli coperti e prega cinque volte al giorno e ragiona in modo intelligente di donne e libertà. L'altra donna viene dall'Europa balcanica e non è osservante.
      E' troppo poco per capire l'Islam: nei loro gesti, nei loro comportamenti e nei loro pensieri ci sono al 50% i loro Paesi di provenienza, più che la loro religione.
      Questo per dire che, alla fine, ogni persona è a sé, che ridurre le persone a ciò che è stato loro insegnato ad adorare ci svia. Credo.
      Scusate la lunghezza :-)

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    4. Il libro di Žižek, come quello di Ayaan Hirsi Ali, sono stati scritti e ultimati più o meno nel periodo in cui è avvenuta la strage di Charlie Hebdo.
      L'impatto che quell'evento ha avuto in Occidente è stato ed è ancora molto imponente.
      Le considerazioni del filosofo e della studiosa si focalizzano soprattutto sulle manifestazioni più estreme e violente dell'Islam. La Hirsi Ali, ad esempio, sottolinea costantemente che l'Islam è una religione che impone l'intolleranza, soprattutto se vissuta e insegnata come vorrebbero i fondamentalisti dell'IS (o Isis).

      I musulmani che tu conosci, probabilmente, sono ormai "assimilati" agli occidentali. Vivono, lavorano, viaggiano, parlano e si relazionano con gli occidentali e, probabilmente, hanno acquisito e fatto propri molti dettami della nostra civiltà.
      Probabilmente, proprio per questo, non sarebbero ben visti da chi, invece, interpreta il Corano in maniera letterale e rigorosa. Per i più ortodossi potrebbero essere solo degli individui corrotti e immorali.

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  4. Premetto: vado un po' fuori dal seminato.

    Ho amici musulmani (non so quanto praticanti, sicuramente non fondamentalisti) che sono anche molto colti (formazione universitaria, conoscenza di lingue straniere molto buona, conoscenza del mondo fuori del loro paese natale etc).

    Con loro, non vedo alcuna barriera di comunicazione/comprensione. Certo, le nostre origini e le nostre tradizioni sono diverse. Tra noi c'e' grande rispetto e grande volontà di capire l'altro. Alcuni al momento rispettano il Ramadan, altri no (noi non musulmani ovviamente no e non ci viene imposto, qui).

    Credo che ci accomuni la nostra simile formazione: lavoriamo nello stesso posto e abbiamo come base reciproca l'oggetto dei nostri studi. Poi ci si trova fuori lavoro per altre passioni che abbiamo in comune. Certo, io resto italiana, e a volte si sente la voglia di stare tra connazionali (io e altri italiani, gli ucraini tra loro, gli iraniani tra loro) ma tante volte stiamo molto bene anche insieme (certo, in quelle occasioni si parla inglese e non la rispettiva lingua).

    Credo che l'educazione, l'amore del sapere, la curiosità di conoscere e capire l'altro sia quello che fa funzionare le cose tra noi.

    Certo, e' una situazione non comune, quasi di elite.
    Quello che crea ostacoli e problemi in generale e' la mancanza di conoscenza e la scarsa volontà di capire l'altro.
    E comunque, tutti i fanatismi sono deleteri, tutti i morti per un'ideologia o una religione sono una vergogna.

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    1. Probabilmente sei la persona che vive e lavora in Turchia. Almeno mi pare di capire...

      Hai parlato di rispetto e comprensione. Sono elementi fondamentali per instaurare e mantenere qualsiasi rapporto umano. A questi aggiungerei anche la volontà di capire e la condivisione.

      Come ho scritto anche sopra, le riflessioni del post sono collegate a chi vive l'Islam in maniera radicale e violenta. I tuoi colleghi ed amici, chiaramente, non appartengono a questa "frangia". Anzi: probabilmente soffrono per le deformazioni a cui la loro religione viene sottoposta in certi Paesi e da certi individui.

      Molti islamici prendono le distanze da quella versione dell'Islam. Probabilmente dovrebbero farlo in maniera più decisa, più incisiva, più forte in modo tale che anche i fondamentalisti possano prendere coscienza del fatto che all'interno della "umma" ci sono fedeli che non li apprezzano e che li contrastano.

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    2. Si', sono io, perdona che sono "anonima".

      Dove sono io non esperimento alcun Islam vissuto in maniera radicale e/o violenta. Forse e' un insieme di cose: l'essere in Turchia in un ambiente "colto" e in una metropoli, ben diverso dall'essere, per esempio, in un villaggio delle montagne, o in Siria o in Iraq (l'Iran e' diverso, non e' un paese allo sfascio. Inoltre, come dice la mia amica iraniana: "First we are Persians, then Muslims". E, a quanto vedo, i miei amici hanno una vita di tutto rispetto laggiù.)

      La mia normalità quotidiana non vede radicalismo (per ora, almeno).

      Che ci siano differenze tra i due mondi (Europa e Medio Oriente) e' indubbio.

      E' anche vero che qui i fatti di Parigi non hanno avuto risonanza o quasi. Se ne e' parlato in quei tragici giorni, poi basta: ci sono altri problemi di cui in Europa non si parla ma qui sono più urgenti.

      Non so cosa farebbero i miei amici un giorno che fossero in Europa e venissero trattati da terroristi/estremisti/radicali, così, senza esserlo, solo per la loro origine.
      In realta', auguro loro di trovare nella loro strada persone sensate, loro pari, in generale e in particolare se dovessero venire in Europa.

      Ci sarebbe molto altro da dire ma ancora devo ordinare dentro di me i pensieri, altrimenti non mi riesco a spiegare.

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  5. Scusa, mia_euridice, mi prendo qualche altra riga.
    Essere stati educati in un certo Paese ad una certa religione è cosa, va da sé, diversa dall'essere fanatici fondamentalisti di stampo religioso.
    I fanatici di stampo religioso non hanno colore: ne conosco di cristiani, per dire.
    Il mio "credo di essere d'accordo" si riferisce, vorrei precisare, ai fondamentalisti di cui al saggio, non certo ai musulmani in generale.
    Essere religiosi o non esserlo, per me, è solo una parte di quello che una persona è: do a questo fatto il peso proporzionale quando conosco una persona nuova.

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    1. Prego, ci mancherebbe.

      Gli estremisti, indipendentemente dal mondo da cui arrivano, sono sempre pericolosi.

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  6. Di Žižek ho visto il bel film documentario sul cinema e ho letto qualche articolo. In questo scritto non mi convince totalmente il visibile orientamento psicoanalitico del suo pensiero. Comunque mi risuona.

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    1. Di Žižek non avevo letto nulla prima. Non è una lettura semplice né leggera.
      Anzi. Ci sono passaggi che ho faticato a capire ed altri che non mi sono assolutamente chiari, purtroppo.
      Tutto il libro si muove nei territori della psicanalisi. E ciò lo rende interessante ma, come ho scritto, anche abbastanza complicato.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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