15 maggio 2015

La fine delle parole

Poi mi chiedo se le parole possano avere una fine. Una qualunque. Oppure se, nei loro circuiti millenari, debbano per forza nascondere altro nuovo. C. impara a scrivere e mi pare l'ennesimo miracolo. A cinque anni si adopera con l'accuratezza che la farà donna tracciando lineette disuguali (ma comunque perfette) a formare grandi maiuscole sopra un foglio bianco. Definisce un cosmo magico ma ancora non lo sa. Sta conquistando un potere che potrà comprendere solo dopo averlo scandagliato fino alle ossa. Guardo le sue prime parole e un po' mi commuovo. E allora penso che no, le parole non avranno mai fine.

[foto by venaya]

8 commenti:

  1. Se finiranno le parole, non resterà che postare foto su Instagram. Possibilmente non di bimbi. Ma sarà ugualmente l'era dell'abbrutimento.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le parole non finiranno, ne sono certa. E nemmeno le loro infinite combinazioni. Ovviamente serviranno persone capaci di metterle insieme nei modi giusti.

      Le foto su Instagram sono solo una specie di gioco. Almeno per me.

      Elimina
  2. Pure la mia nipotina ci prova. E mi fa una grande tenerezza. Leo non dice di voler colorare ma di voler scrivere, e a modo suo lo fa. Lei colora solo con le tempere, si diverte un mondo a intingere il pennellino nel bicchiere d'acqua. E traccia, come dici tu, un cosmo magico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le mie nipotine stanno prendendo confidenza con le lettere. C. ha ancora qualche problema con il verso della "Z" ma per il resto se la cava più che bene.
      Coi colori "scrivono" da sempre. E si divertono tantissimo. E, quando posso, io con loro.

      Elimina
  3. Però le parole più che scritte sono dette.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione: la maggior parte delle parole sono dette. Forse sono fin troppo dette. Sarebbe meglio tacere visto che tutti parlano fino all'eccesso.

      Elimina
  4. le parole evolvono ma non muoiono, anzi forse sopravvivono proprio grazie a questo continuo tramutarsi. Sto leggendo un romanzo di Vasco Pratolini (cronache di poveri amanti): è passato poco più di mezzo secolo dalla sua pubblicazione e mi accorgo quanto il linguaggio si sia evoluto: alcune parole non si usano più, sostituite da sinonimi, altre sono scomparse del tutto perchè legate a un mondo a sua volta scomparso, altre ancora hanno mutato col tempo la grafia. Sono tutti segni non di deterioramento ma di vitalità.
    ciao,
    ml

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le parole sono vive. Come le persone, come gli animali, come tutto ciò che pulsa e cambia e muore. Ecco: ci sono parole che muoiono perché non vengono più dette e scritte.

      Elimina

Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.