4 marzo 2015

Spontanea accettazione di un'assenza

Certi vuoti guariscono col tempo. Perché una mancanza può diventare spontanea accettazione di un'assenza. Una perdita da richiamare alla mente come un semplice, se non inevitabile, episodio esistenziale. Uno dei tanti. Non il primo e neppure l'ultimo. Si fa l'abitudine a tutto e la distanza di una voce, di un volto, di un abbraccio sfuma fino a divenire oblio. E non si percepisce più neppure il lento languore di una colpa. Così: si lascia precipitare nel letargo della dimenticanza tutto ciò che c'è stato e non c'è più; senza averne autentica coscienza. Nei granelli della memoria restano impigliati solo pochi istanti. Non sempre i migliori.

[foto by WonderMilkyGirl]

14 commenti:

  1. Come hai fatto a rendere così bene quel vago pensiero per la mia lontanissima ex-moglie? ;)

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    1. Non so come abbia fatto.
      So che queste sensazioni valgono per tutte quelle persone che un tempo erano importanti, che erano nella tua vita e poi... non ci sono più.

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  2. Assenza, vuoto, mancanza... oggi siamo sintonizzate così...

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  3. Non mi convinci. Io non credo che ogni vuoto trovi posto nell'abitudine.
    Non ho molti vuoti nella mia vita ma quelli che ci sono non trovano conforto nell'abitudine e rimane la speranza che tale vuoto possa venir colmato, prima o poi.

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    1. Non scrivo per convincere nessuno. Ci mancherebbe.
      Scrivo per raccontare o riflettere o condividere. E questa volta ho riflettuto su una condizione che mi capita di sentire e vivere.
      Ci sono vuoti incolmabili anche nella mia vita, ovviamente. Ma ci sono presenze che si sono mutate in assenze e, col tempo, stanno diventando, o sono diventate, accettazione di uno stato di cose che non lascia strascichi ma solo una certa dose di indifferenza.

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  4. ...come perdere un dente...

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    1. Rido...
      Sì, deve essere una cosa del genere.

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  5. Guariamo (non del tutto) dal vuoto quando ce ne facciamo una ragione.

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    1. Sì, probabilmente è così.
      Una ragione solida e serena.

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  6. però, però, però, proprio quando l'assenza si fa accettazione, e quasi dimenticanza, finisce con l'assumere una sua dimensione, una sua consistenza.
    ml

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    1. Non saprei. La mia sensazione è che quando un'assenza viene accettata e metabolizzata diviene poco più di qualche ricordo. Spesso relativamente consistente.

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  7. A ben guardare ogni incontro ha un suo perchè. Ha una logica nel momento in cui avviene e in come prosegue. Le volte che riesco a vedere questo, l'assenza, pur rimanendo percepibile, non assume il colore grigio dell'oblio ma mantiene i suoi colori, senza peraltro arrecare dolore. C'è semplicemente l'accettazione per quello che l'incontro ha lasciato e la consapevolezza che non poteva che essere così com'è stato.

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    1. Sono d'accordo: ogni incontro ha un suo perché. E, proprio per questo, mi viene facile pensare che anche ogni assenza ne abbia uno. Ed è proprio quando questo perché viene messo in luce in maniera nitida ed imperturbabile, si capisce che l'assenza è accettabile e comprensibile.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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