18 marzo 2015

Ma come scrivi?

Invio e ricevo molte e-mail al giorno. Per lavoro, in particolare. Scrivo e mi scrivono in continuazione e certi refusi, generati dalla fretta o dalla distrazione, sono un'abitudine a cui ho fatto l'occhio. Nulla di strano, sostanzialmente. Poi, però, capita di ricevere una e-mail scritta da un individuo che sottolinea la propria professionalità, evidenzia le proprie capacità, l'esperienza, la disponibilità. Peccato che scriva come un somaro e compia errori che con la distrazione o la fretta non hanno nulla a che fare. Mi spiego: digitare "innoquo" è un gran bel problema, secondo me. "Ma come scrivi?" mi domando. La risposta è platealmente retorica ed è quella che chiunque penserebbe al posto mio. 

[foto by AlmAArietis]

20 commenti:

  1. a me capita spesso di accavallare le lettere tipo acqua in aqcua e via così, la più frequente è buio con buoi, che non è proprio la stessa cosa ...
    resta la comodità del correttore automatico che spesso è attivo anche sul testo delle mail ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un refuso, Pier, si distingue abbastanza facilmente. Ma uno che scrive "innoquo" è semplicemente un individuo che NON sa come si scrive una parola. E la spiegazione è molto semplice: non legge; dovrebbe tornare in seconda elementare e ricominciare.

      Elimina
    2. mah i ci penso spesso a ripraticare alcune parti della grammatica, perché mi rendo conto che certe cose che non mi entravano in testa a scuola oggi le sbaglio allo stesso modo. per esempio un'altro e un altro ... l'apostrofo lo mettevo comunque ed anche adesso quando lo faccio devo tornare indietro a riprenderlo quando non è il caso ... tuttavia il caso dell' innoQuo fa pensare ad una persona distratta, nel senso che non provvede a ricucire lacune passate

      Elimina
    3. Nella mail di cui parlo di errori/orrori ce ne erano diversi. Ne ho riportato solo uno per decenza. Per questo sono sicura che non si tratti di refusi ma di autentica ignoranza.

      L'apostrofo, nel caso che citi, si usa sono nel caso in cui si tratti di genere femminile: è l'unica regola che devi tenere a mente.
      Un altro, un'altra.
      Un amico, un'amica.
      Un acido, un'acida.

      Non è tanto difficile no?

      Elimina
  2. Domanda che va assieme (come i carabinieri delle barzellette) a "Ma come parli?", perché purtroppo vedo e sento sempre meno differenze tra italiano scritto e parlato.
    Sono circondata da gente che dice "édile" (in teoria è una parola piana) o "dedìto" (che invece è una parola sdrucciola). Ma queste sono sottigliezze. Chi sa cosa significa "nepente" o cos'è un passato remoto? No, non voglio pensare ai dittonghi, alle doppie o (sospiro) ai condizionali e congiuntivi o piango amaramente...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La pronuncia "èdile" è ormai entrata nell'uso; credo che perfino l'Accademia della Crusca la tolleri. "Dedìto" con l'accento sulla I (con questo font si vede poco...) non l'avevo ancora sentito. Sul passato remoto: "ei fu siccome immobile" in degna compagnia coi congiuntivi.

      Elimina
    2. @ marzia: mi è capitato di sentir parlare decentemente delle persone che, poi, una volta passate allo scritto erano una tragedia. Sbagliare gli accenti delle parole o non conoscere i significati di tante altre è molto frequente, purtroppo.
      Il passato remoto credo venga usato ormai solo in certe zone d'Italia. Penso ai napoletani e ai campani che lo utilizzano frequentemente.

      Elimina
    3. @ Cipo: non so se l'Accademia della Crusca consideri corretta la forma "èdile". Ho trovato questa pagina.

      Elimina
  3. È uno che scrive col quore, no?

    RispondiElimina
  4. Del resto, siamo un triste paese in cui anche chi scrive per professione sembra il più delle volte più portato per la vanga (con tutto il rispetto per contadini e giardinieri!) che per la penna o la tastiera. Basta vedere cosa ci becchiamo ogni giorno sui giornali, adesso che si sono messi a risparmiare sui correttori di bozze... Ma ancor più di refusi e ignoranze, m'infastidisce la banalità da scolaretti del continuo ricorso ai luoghi comuni: nel 99% degli articoli di cronaca nera compare sua maestà la "pozza di sangue". E dare una piccola aggiornatina al linguaggio, magari leggendo un po' di quelle strane cose chiamate libri? :-))

    p.s. a volte però dà sui nervi anche chi scrive inutilmente ricercato, per far vedere che è andato a scuola: "nosocomio" per "ospedale" proprio non si regge...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giornali, telegiornali, internet. Il problema è che scrivere, come mi piace pensare, è un'arte che dovrebbero praticare in pochi. Invece tutti (ma proprio tutti) si sentono legittimati a scrivere semplicemente perché sanno tenere una penna in mano o perché sanno digitare su una tastiera o perché hanno superato l'esame di quinta elementare.
      Basta poco per sentirsi autorizzati a scrivere quello che viene, nella forma che viene e senza alcun buon senso.

      Elimina
  5. Ha ragione Zio Scriba: bisognerebbe leggere qualche libro in più.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La lettura è fondamentale. La mia maestra lo ha ripetuto fino allo sfinimento: leggete, leggete, leggete.
      Ho seguito il suo consiglio: ho letto e leggo molto.
      E spero di continuare a farlo fino alla fine dei miei giorni.

      Elimina
  6. Dal gradino più basso della scala gerarchica... Ma vaFFFFFF (rif. all'individuo!)

    :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Rido.
      A primo impatto è stata la stessa reazione che ho avuto anche io.
      Subito dopo ho pensato: ma come si fa a dare retta o a fidarsi di uno che scrive così?

      Per la serie: dimmi come scrivi e ti dirò chi sei.

      Elimina
  7. Mi capitano spesso curricula scritti da persone in cerca di lavoro.
    Generalmente li metto via, in attesa che il titolari li visioni (o li getti) ma di tanto in tanto, butto l'occhio e noto come certa gente non badi affatto alla prima impressione che lascia di sé a quello che potrebbe essere il suo futuro titolare.

    L'ultimo capitato (e questo merita di venir raccontato) ha commesso più errori grammaticali di quante righe ci fossero nel curriculim, al punto che una collega mi chiede "Ma è straniero??"
    Cerchiamo il luogo di nascita.

    Restiamo basiti.

    "Cagliari".

    Il curriculum è rimasto lì ma lo avremmo cestinato volentieri in diretta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me quando si selezione del personale bisognerebbe sempre verificare la sua preparazione, anche ortografica. Basterebbe far scrivere qualche riga, di getto e a tema libero, a chiunque si candidi ad un posto di lavoro.

      Un modo immediato e sicuro per comprendere il grado di preparazione e di formazione che un individuo possiede.

      Elimina
  8. Lavoro in un ufficio dove le persone che imbastiscono pratiche probabilmente non leggono e non scrivono d'altro. E tuttavia sono schiavizzati in schemi decennali che non riesco a debellare. Come il, per me terribile, presentare un incartamento ad un ufficio deliberante con l'immancabile postilla "ci proponiamo favorevolmente". Ma come ti vorresti proporre? L'hai messa su tu la pratica, vuoi proporti negativamente? Sei un travet masochista? Uno scribacchino suicida? Un sabotatore di scartoffie? Pratica respinta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La maggioranza delle persone si limitano a scrivere e leggere solo ciò che sono obbligati a scrivere e leggere per lavoro.
      Qualcuno, pensa, scrive scempiaggini sui soliti FB, TW e compagnia.
      E non oso immaginare neppure cosa e come scrive. Meglio non addentrarsi in questo inferno.

      Elimina

Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.