5 dicembre 2014

Chi legge ciò che non ho mai scritto

Chi legge, solitamente, legge ciò che vuole leggere. E trova tra le righe e le virgole esattamente quel che crede di trovare. Un circuito che sempre mi ha affascinato. Perché quando scrivo non so mai quel che verrà letto. In qualche caso riesco a prevederlo, in molti altri trovo dall'altra parte sensi e abissi che non avevo neppure immaginato. Eppure va così. Stare qui a pulsare su un monitor è un mettersi in gioco continuo, a volte una sfida, a volte un delirio. Devo tener bene in conto i fraintendimenti, la malafede, i pregiudizi e la saccenza diffusa. Alla fine: scrivo per chi legge e anche per chi legge ciò che non ho mai scritto.

[foto by adnrey]

32 commenti:

  1. a volte è un fraintendere, altre (mi auguro) è un aggiungere un significato di cui scrivendo non ci eravamo resi conto.
    ml

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    1. Si, massimo.
      Qualche volta arrivano visioni e prospettive che non pensavo ci fossero. Ed è essere letti in questa forma mi piace sempre molto.
      I fraintendimenti, invece, ogni tanto mi costringono a dover chiarire e spiegare e riscrivere e ripetere... una noia!

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  2. La scrittura è territorio di libertà e immaginazione che non appartiene esclusivamente all’autore; nel momento stesso in cui viene divulgata, qualsiasi opera dell’ingegno umano diventa messaggio universale di cui tutti possono appropriarsene. Quindi il lettore che si ritrova a ripercorrere quel “territorio di altri” può leggervi pensieri e intendimenti diversi da quelli effettivamente concepiti, in virtù della sua libertà di interpretazione e della sua immaginazione

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    1. Chi scrive sa che quello che scrive, una volta messo a disposizione di chi lo leggerà, non è più suo. Perché diviene territorio di qualcun altro. E' una sorta di "passaggio di consegne" che deve lasciare piena libertà di lettura. Siamo d'accordo.

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    2. Concordo con questa chiave: ti leggo non necessariamente per condividere la tua idea, ma perché mi doni ampi spunti e piacevoli visioni. Non è detto che coincidano coi tuoi intendimenti, anche perché, dal tuo scritto alla mia lettura, cambiano proprietario.. ;)

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    3. Non si può condividere necessariamente tutto quello che un'altra persona scrive o pensa.
      Poi ci sono mille modi per esprimere la diversità della propria visione o versione. E forse la parte difficile è questa.

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  3. il grande potere della scrittura ... altrimenti si potrebbe postare un bilancio contabile :)

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  4. Sempre così. Io per prima magari mi fisso su una frase che evoca in me ricordi o pensieri. Magari viene fuori un commento decisamente scollegato dal post, perché il collegamento lo vedo solo nella mia testa :)

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    1. Capita anche a me e ci sta pure bene.
      Visto che divagare può essere stimolante e persino rilassante.

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  5. Se avessi un blog, e mi guardo bene dall'aprirlo, sceglierei argomenti "pizzuti", come si dice dalle mie parti per provocare le reazioni più vivaci possibili. A me interessano gli uomini e le donne come sono, non come vogliono o vorrebbero apparire forti del fatto che sul web volano soltanto parole. La gente senza accorgersene si confessa e si rivela. A volte la parte che celano è molto migliore di quella che stanno accuratamente nascondendo. Almeno a me è capitato di incontrarne di tipi così.
    Psomoi Andròmeoi

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    1. Avere un blog non è proprio facilissimo. Commentare è molto più semplice, te lo assicuro.
      Però potrebbe essere divertente leggerti su un tuo ipotetico blog.
      Perché non ne apri uno anche tu?
      Io verrei a leggere e commentare, stanne certo.

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    2. Mai dire mai
      Psomoi Abdròmeoi

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    3. Scusa ma ho trovato un errore alla quinta riga, che così com'è non avrebbe un senso. Si deve leggere:
      "a volte la parte che non celano è molto migliore di quella che stanno accuratamente nascondendo". Questo era il senso che intendevo dare.
      Di nuovo scusami
      Psomoi Andròmeoi

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    4. Credo di aver capito comunque ciò che volevi dire.
      In ogni caso, sarebbe divertente leggere un tuo post.
      Vedremo...

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  6. Hai molta ragione (anche se non si dice in italiano...). A me, lettrice, piace trovare me dentro a parole altrui, nel bene e nel male :-)

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    1. Anche a me piace riconoscermi nelle parole che leggo.

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  7. Essere fraintesi è destino di chi scrive. Sui cento canti scritti da Dante sono state scritte centomila milioni di pagine e chissà quante cavolate che Dante non si era mai sognato di dire.

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    1. Sorrido.
      Perché hai perfettamente ragione.

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  8. A me piace molto percepire "quei sensi e quegli abissi" quando mi commentano. E' come un curioso rileggersi.

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    1. Sì, piace anche a me. A patto che quei sensi e quegli abissi non siano capovolgimenti radicali e posticci.

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  9. Come in un quadro. C'è chi ci vede cose che il pittore manco sapeva di aver dipinto.

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  10. Già di per se' la lingua italiana è complessa...

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    1. Per fortuna sì.
      E' ricca, elaborata, florida, luminosa, straordinaria.
      Ed è splendido utilizzarla. Anche bene, se possibile.

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    2. certo, questi sono i lati positivi.

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  11. E' il paradosso della comunicazione.
    La teoria dice che dovremmo sempre metterci nei panni del ricevente, immedesimarci in ess*. Ma ciò è molto faticoso, avviene di rado.

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    1. Sì, so benissimo che dovremmo metterci nei panni di chi riceve il messaggio. Anzi, una mia insegnante diceva sempre che dovremmo comunicare con gli altri come se parlassimo sempre ad un bambino di otto anni. Solo così potremmo essere sicuri di aver spiegato con esattezza e semplicità il messaggio che vorremmo trasmettere.
      A volte, però, mi illudo che chi mi legge abbia qualche anno in più.

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    2. Non è questione di età ma di differenza nel vissuto, nelle mappe, nel sistema dei valori. Anche (o soprattutto?) di (dis)onestà intellettuale.
      Non citerò Sartre, per una volta: una frase, forse più efficace, che cito, di tanto in tanto, per spiegare l'ostracismo e la chiusura rispetto all'ecologia è di Upton Sinclair: "E' difficile far capire qualcosa ad un uomo il cui stipendio dipende dal fatto che non la capisca."

      Si può sostituire il termine "stipendio" con
      o - ruolo
      o - posizione
      o - lucro
      o - potere
      o - vantaggio
      o - piacere
      o - importanza
      o - fama
      o - ...
      ed essa rimane vera in un numero incredibilmente alto di casi.

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    3. Considerare l'età, in effetti, può essere un parametro non corretto. Non tutte le persone mature anagraficamente sono mature anche dal punto di vista umano ed intellettivo. E quindi capaci di capire e percepire in maniera corretta un messaggio. Spesso preferiscono travisarlo, reinterpretarlo, stravolgerlo. E sotto, purtroppo, c'è sempre un briciolo di malafede o un pre-giudizio.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.