7 novembre 2014

Terra alla Terra

Divoriamo terra con l'ingordigia cieca di chi domina senza giudizio. Sua santità il denaro sbraita dal supremo scranno e noi, sudditi decerebrati, non sappiamo disubbidire. Una Terra che non ci basta e mai ci basterà anche se un temporale di qualche ora è capace di mettere in ginocchio una metropoli. C'è un'infinita impotenza in tutto questo: la ridicola, misera impotenza dei potenti. Se la Terra potesse arrabbiarsi davvero lo farebbe con una ferocia senza scampo. Si limita a ricordarci che c'è, è immensamente fragile ed è l'unica che abbiamo. Ridare terra alla Terra potrebbe servire. E forse persino bastare.

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30 commenti:

  1. Il più è farlo capire a chi continua imperterrito a violentarla.
    Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, si dice...

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    1. Molti non sentono e non vogliono sentire.
      Ma la colpa è praticamente di tutti. Anche mia e tua.

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  2. Dici inquietantemente bene. L'ingordigia di pochi ci seppellirà. E neanche fra tanto.

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    1. L'ingordigia, purtroppo, è di tutti. I pochi fanno macro-danni, noi umili mortali facciamo danni minori ma pur sempre danni.

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    2. L'ingordigia velleitaria dei tutti segue l'esempio dell'ingordigia macroscopica di pochi. La ricchezza mondiale è in mano a un dieci percento. Un dieci per cento che calpesta il mondo. Il restante novanta per cento calpesta le aiuole. Io li metterei i puntini sulle i.

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    3. Non so perché i pessimi comportamenti vengano sempre facili a chiunque. Comunque, mentre quel dieci per cento fa i suoi danni, sarebbe importante che noi piccoli calpestatori d'aiuole facessimo del nostro meglio per non calpestare nulla.
      Questione di coscienza.

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  3. ...e invece alla terra diamo solo cemento: e la distruggiamo...la violentiamo

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  4. Dove abito io c'è una casa che è stata abbandonata da due anni dai proprietari, quattro sorelle, per una lunga serie di litigi tra loro. L'erba del giardino diventa ogni estate alta più di un metro, selvaggia; i due alberelli sono diventati enormi e attraverso le pietre che lastricano il cortile e davanti ai garage è cresciuta una vegetazione come si vede in certi film western di villaggi abbandonati da anni. Insomma la natura -la terra madre- si è nuovamente impossessata del territorio civilizzato. Ogni volta che ci passo davanti -praticamente ogni mattina e ogni sera, perché la mia macchina la parcheggio lì davanti- non posso fare a meno di pensare che la terra ci metterebbe dieci anni a far ritornare tutto come prima se -e sottolineo il se- l'uomo finalmente si togliesse dai piedi.
    Pablo

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    1. L'incuria permette agli alberi e all'erba di riprendersi quello che apparteneva loro. Magari quelle persone hanno preferito costruirsi un'altra casa (rubando altra terra alla Terra) abbandonando quella di cui parli. Ecco: sarebbe molto intelligente mantenere in buono stato ciò che esiste già, senza dover costruire e cementificare tutto senza alcuna logica.

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  5. parole condivisibili, siamo pecore che trottano verso un baratro.
    credo però che l'ingordigia non sia di pochi ma di molti, a diversi livelli, dagli speculatori in grande stile ai piccoli costruttori abusivi, dai politici del malaffare ai contadini che spremono la terra con fertilizzanti chimici dannosi fino a noi tutti che copriamo la terra sotto montagne di rifiuti.
    ml

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    1. Sono d'accordo con te. L'ingordigia è di tanti, forse di tutti. Di chi costruisce, di chi lottizza, di chi fa costruire, di chi alleva, di chi coltiva... tutti. Non perché queste attività siano criminali, ma sarebbe opportuno che cominciassimo a pensarle e gestirle con maggiore responsabilità ed intelligenza, evitando ciò che non è veramente necessario.

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  6. Non ho nessuna intenzione di unirmi ai consueti biascicatori di contumelie, che sanno di trito e ritrito: la mala politica il malaffare, mafia, 'ndrangheda e camorra, perché ognuno può dire tutto e il contrario di tutto. Mi sembra interessante l'osservazione finale dell'Anonimo Pablo, ma la rivolto sottosopra, e cioè: l'ingordigia umana ha portato a costruire là dove NON si doveva costruire, selvaggiamente. Sappiamo tutti come va: qualcuno paga mazzette e qualcuno le incassa e poi arrivano permessi e concessioni. Poi arriva una bomba d'acqua e si porta via mezzo paese. Tutti strillano, tutti maledicono, ma nessuno fa niente di concreto, così un anno dopo o due, la prossima bomba d'acqua si porterà di nuovo via mezzo paese. E così negli anni a venire.
    Domando: perché ciò avviene solamente in Italia? È il nostro paese oltre che a rischio sismico anche a rischio inondazioni, data la natura del terreno? Se sì, che allora si intervenga perché in questo paese vivono quasi sessanta milioni di esseri umani e i governi dovrebbero avere come obiettivo primario il benessere e la sopravvivenza della gente. È un paese dal suolo difficile? Anche il Giappone lo è. Là quasi cento milioni di giapponesi convivono con i terremoti e gli tsunami, ogni anno, oserei dire ogni mese; eppure si ricordano solo un paio di disastri, perché quei governi lavorano e non fanno chiacchiere vuote come i nostri, uguale chi comanda e chi sta all'opposizione.
    Psomoi Andòmeoi

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    1. Corruzione: parola magica. Anche per spiegare le problematiche relative al dissesto. Tutto, qui, si muove grazie ai corrotti e ai corruttori. Ed è per questo che nulla funziona e nulla procede.

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  7. La Terra Gaia otterranno giustizia.
    Come faranno?
    Oh, nulla.
    Saranno gli homo a implodere per insostenibilità.
    Come diceva uno scienziato, l'insostenibilità non è sostenibile.
    Il tempo è sempre un gran signore, fa giustizia!

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    1. Appoggio questa tesi.
      La condivido in toto.

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  8. Gli uomini oltre ad essere di una pre-potenza distruttiva, incapaci di amare chi li accoglie e assicura il respiro e la vita, sono anche cinici e spietati pronti a vomitare cattiverie contro il loro stesso genere.

    Quante volte mi sono trovato a discutere con gente che vorrebbe l'eruzione del Vesuvio per la distruzione dei napoletani. E loro poi che fanno? Muoiono nei fiumi di fango alla prima pioggia dell'autunno. Questo nemmeno sta bene. Forse questo è un altro aspetto, ma ora mi è venuto in mente.

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    1. Oddio, le pendici del Vesuvio sono tra i luoghi urbanisticamente più "abusati" del pianeta. Se dovesse eruttare il Vesuvio (fenomeno da non escludere), morirebbe un sacco di gente proprio perché molti hanno costruito dove non sarebbe stato possibile.

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    2. Scusate se mi immischio, ma l'argomento "eruzione del Vesuvio" mi alletta. Conoscete la zona? Io sì, l'ho visitata un paio di volte, l'ultima due anni fa. Sulle pendici del Vesuvio, in pratica sulla lava eruttata nel 1943, data dell'ultima eruzione, hanno costruito formicai umani. Oltre settecentomila persone vivono nella zona, a rischio mortale. Immaginiamo lo scenario: eruzione del Vesuvio.
      Due casi.
      Nel primo l'allarme viene dato in tempo, diciamo con due settimane di tempo. Ve lo immaginate il casino? Le strade sono strette e poche. Potete immaginare che lo Stato, la Regione, la Provincia siano in grado di mobilizzare le forze in modo sufficiente, ordinato e logico per una evacuazione? Davvero? Beati voi. E dove sistemiamo in pochi giorni settecentomila persone? Quante di queste farebbero resistenza ferocemente urlando e dimenandosi?
      Risultato: quando avverrebbe l'eruzione almeno la metà della gente sarebbe ancora lì e sarebbero tutti morti.
      Secondo caso. L'allarme non arriva in tempo. Solo alcune ore prima dell'eruzione. Ci sarebbero migliaia di morti per le strade intasate di gente impazzita in fuga. Il resto morirebbe entro un'ora dall'eruzione.
      Sono catastrofico? Me lo auguro, ma fossi il ministro degli interni studierei un piano di evacuazione coatta di quella gente.
      Psomoi Andrómeoi

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    3. Temo che nessuno di quei settecentomila accetterebbe di lasciare la propria casa.
      Qualcuno morirebbe sotto la lava.
      In generale: si limitano a sperare che il Vesuvio continui a sonnecchiare.

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    4. Ci sono Uffici Comunali, su quelle pendici di vulcano. Bisogna aggiungere altro?

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    5. Non ho mai visto quel vulcano perché non sono mai stata a Napoli. Se è vero che addirittura uffici pubblici sono stati costruiti alle falde del Vesuvio, vuol dire che l'intelligenza e la lungimiranza non caratterizzano neppure gli amministratori della città.
      Ovviamente questo "dettaglio" non mi sorprende per niente.

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    6. Certo che ci sono gli uffici comunali, perché quelli credo siano rioni periferici. Ci sono anche uffici del Genio Civile. Non credo ci sia niente della Protezione Civile, ma tant'è, non sarebbe questo il problema, solo una questione di principio e di etica. Il fatto è che nessuno -ripetp nessuno- ha mai detto a quella popolazione il rischio mortale che corre. Il Vesuvio non è un vulcano come l'Etna, che praticamente ogni anno erutta lava e lapilli, che se ne vanno a mare, come fa lo Stromboli, solo con una frequenza minore del vulcano siciliano. Il Vesuvio è un vulcano che dorme a lungo, accumula energia -una massa incredibilmente enorme di energia- poi esplode lasciando ben poco tempo a disposizione alle macchine e agli strumenti di avvertire qualcosa di anomalo. I supertecnici campani, e italiani, dormono come e più del Vesuvio.
      Succederà, statene certi, perché il Vesuvio non è morto. Quando succederà, fosse pure il secolo prossimo sarà la più grande catastrofe dell'Umanità moderna come quello del 70 lo fu per l'Umanità antica. Spero di essere una Cassandra, ma ci credo poco purtroppo.
      Psomoi Andròmeoi

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  9. La Terra si arrabbierà sul serio e sarà feroce con l'Uomo. Noi uomini siamo così: usiamo tutto ciò che ci serve, senza considerare né limiti né implicazioni, compresi altri esseri umani.
    Quando qualcosa si esurisce passiamo ad altro. Quando la Terra sarà esaurita, sarà un filino più difficile passare ad altro

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    1. Arriverà sicuramente quel momento, carissima.
      Siamo tutti come gli abitanti di Napoli che abitano a poche centinaia di metri da un cratere attivo. Intanto speriamo che non accada e tiriamo a campare.

      La logica dell'usa e getta vale per tutto, come sappiamo. Per cose, persone, animali. Per un pianeta non è molto adatta visto che ne abbiamo uno solo. Una volta usato e abusato non ce n'è uno nuovo da prendere.

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  10. L'uomo è stupido.
    Prima studia mille modi per controllare la natura e poi li trascura. Perché se una pioggia basta a mandar sott'acqua una città non è forse un problema di manutenzione degli scoli? Chi costruisce una casa sul Vesuvio non sa che potrebbe saltare? Chi costruisce parte della propria città nel gretto in secca di un fiume non pensa che prima o poi l'acqua potrebbe tornare?

    Tante "catastrofi naturali" si sarebbero potute evitare se le cose fossero state fatte con la testa, invece che con il "naso". Non ci si può sorprendere se, dopo aver costruito le case in cartapesta, crollano al primo alito di vento più forte degli altri.

    La natura, in questo caso è come il lupo cattivo e noi siamo i 3 porcellini.
    Se la casa è fatta bene, il lupo non la butterà giù. Il problema è che noi non siamo in grado di costruirle "bene".

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    1. Apprendista, tira più una Tav o una manutenzione ordinaria?

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    2. @ Nocchiero: una città che viene inondata ogni volta che arriva una quantità di pioggia superiore alla media, è una città che ha seri problemi. E' una città in cui si costruisce troppo e male, in cui manca la manutenzione ordinaria e straordinaria, in cui non si rispetta il corso di un fiume ma si preferisce interrarlo per farci passare sopra strade o per costruirci palazzi e parcheggi.

      Il problema è che le "catastrofi" non sarebbero tali se amministratori e cittadini pensassero a rispettare lo spazio che hanno a disposizione. E rispetto non vuol dire di certo costruire dove capita per poi condonare a suon di quattrini. Non è che una casa costruita su un greto fluviale diventa più sicura se si paga il condono.

      Siamo tanti porcellini ma solo perché quel lupo ha tutte le ragioni per essere arrabbiato.

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    3. @ Franco: TAV... un'altra offesa alla natura e all'intelligenza umana.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.