20 novembre 2014

Primogenita

Sono nata prima di mio fratello. Poco prima, tutto sommato. Ma comunque rimango la primogenita. A me il compito, fin da subito, di dare il buon esempio. Anche se capire cosa fosse il buon esempio, a pochi anni d'età, non è stata opera facile. Ci ho provato e mi sono persino impegnata, ma ogni tanto il buon esempio si perdeva tra le scaramucce e i giocattoli rotti, tra le corse nell'orto bagnato e i disegni sul muro, tra un morso furioso e risate senza dentini. Non so perché chi nasce prima debba necessariamente dare il proprio (buon) esempio a chi viene dopo. Dove è stato scritto? Chi l'ha deciso? E quando?

[foto by ELVAge]

24 commenti:

  1. Non ricordo dove ma lessi una volta di un ricordo bambino: la mamma che raccomandava al fratellino più grande, durante un tragitto su un ciglio di strada, di tenersi lui lungo il bordo più esterno. Ed allora il pensiero di innocenza ingenua era: tiene più a mio fratellino che a me, la mia mamma? Non era presa in considerazione la possibilità di essere "investiti" (e scusate il bisticcio..) di una grande responsabilità. Comunque mi consolo. Io sono quello più grande. Ma il buon esempio l'ha sempre dato la mia dolcissima sorellina.. (sai com'è.. le donne... eccerto che lo sai.. eheh..)

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    1. La raccomandazione di quella mamma, onestamente, mi pare inquietante. E il sospetto, neppure troppo ingenuo, del bambino è più che legittimo.

      Sì, so come sono le donne.
      E so anche come sono "certi" uomini.

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    2. Alcuni bellissimi (dentro) ed altri bastardi. Ma i secondi si fanno notare sempre di più, pur essendo (per fortuna) decisamente meno.

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    3. La mia sensazione è che i secondi siano decisamente molto, molto più numerosi dei primi. Per un motivo molto semplice: è molto più "comodo" (e tutti sappiamo quanto agli uomini piaccia la vita facile) essere bastardi.

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  2. probabilmente l'esempio, forse buono, forse meno, lo hai dato senza rendertene conto. i bambini guardano a chi è appena più alto di loro come a un mito.
    ml

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    1. Non so se sia stata un esempio da seguire. Conoscendo mio fratello, non mi sembra proprio. E del "mito" non se ne parla neppure...

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  3. Sono l'ultimo della serie. Per questo mi ritengo sfortunato. Mia mamma mi diceva di continuo di stare a guardare come si comportava mio fratello e le mie due sorelle: sempre meglio di me secondo lei. Facile io ero un casinista. Però lei non vedeva i casini che faceva mio fratello, perché li nascondeva subito e a me diceva "se glielo dici ti ammazzo", e io tenevo la lingua ferma.
    Sfortunato perché a tre anni ero più alto di mio fratello che ne aveva sei ed era normale, non un nano, ero io altissimo già allora. Quando lui litigava con qualcuno negli spiazzi per giochi chiamava me o meglio diceva a quell'altro "guarda che chiamo mio fratello" e quello la piantava, perché ero alto e perché io menavo subito. Insomma ero il più piccolo ma dovevo difenderlo quando litigava cogli altri. Non credo di essere mai stato l'ultimogenito.
    Per quanto riguarda l'esempio non avevo bisogno di loro per fare casino e mettermi ogni giorno nei pasticci. Mamma mollava schiaffoni a destra e a manca. Per fortuna papà strillava e basta, altrimenti....aveva mani enormi. Le volte che me le ha agitate davanti al muso me la son fatta addosso.
    Pablo

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    1. Un fratello alto due metri sarebbe molto comodo da "usare" in occasioni un po' particolari o pericolose. Lo avrei fatto anche io, onestamente.

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  4. Beh, e' logico.
    I bambini piu' piccoli vedono i bambini piu' grandi come semi-dei.
    Quello che fanno loro pesa di piu' dell'esempio dei genitori.
    Per questo, un genitore insiste con il figlio piu' grande (che a volte e' ancora piccolo, e magari geloso del fratellino/sorellina) affinche' dia il "buon esempio".
    Qualsiasi altra strategia e' una strategia suicida (hai due pesti invece di una).
    Comunque, certo, il buon esempio richiesto deve essere adeguato all'eta', non si puo' pretendere l'impossibile finendo per vessare il piu' grande. Occorre essere realisti.

    B.

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    1. Sono sicura al cento per cento che mio fratello non mi abbia mai visto come un semi-dio. E meno male, mi viene da aggiungere.
      I miei genitori credo si siano poi stancati di farmi fare da esempio. Non perché non fossi un buon esempio, ma perché a mio fratello non interessava minimamente.

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    2. Strano, ma ti credo sulla parola.

      In genere, osservo come i "piccoli" facciano di tutto per essere accettati dai "grandi". Non funziona solo con i fratelli, ma anche con i cugini, etc. Più' volte ho osservato come i miei figli si comportassero benissimo con i cugini più grandi, proprio per questo bisogno di voler essere da loro accettati. Cose da non credere.
      Mio figlio piccolo, ha adorato fin da principio sua sorella (come lo so? per esempio, il suo nome e' stata la prima parola che ha pronunciato), mentre lei non lo poteva vedere. Poi, quando ha capito che poteva essere un compagno di giochi e ha cominciato a capire quanta influenza aveva sul fratellino, ha cominciato a "trovarlo simpatico". Ovvio, ci sono momenti di tensione e gelosia come tra tutti i fratelli, ma si vogliono molto bene. Anche se ora il rapporto e' più' paritario, il figlio piccolo non e' più' un bimbettino. Ovviamente, sono bravi bimbi tutti e due, discoli a volte, ma globalmente ragionevoli. Ognuno ha le sue caratteristiche, timida e riflessiva lei, disinvolto e socievole lui.

      Il discorso del buon esempio lo vedi in famiglia e lo vedi con altri bambini a scuola. Non mi dilungo a parlarne, che e' un po' fuori tema.
      Ritengo che i bambini vadano responsabilizzati il giusto. Non eccessivamente, che un bambino non si puo'fare carico dell'educazione di un fratello minore. Pero' e' sbagliato (secondo me) tutta questa concezione che ognuno e' indipendente e nessuno deve fare rinunce per gli altri, ma vivere al massimo per se'. Se un genitore non facesse alcuna rinuncia per i figli, addio. Così', e'giusto che a volte anche i fratelli più' grandi a volte abbiano qualche onere (a loro misura) nei confronti dei più piccoli. Non ci vedo niente di sbagliato, anzi, la vedo quasi come un riconoscimento di affidabilità' e di responsabilità' da parte del genitore (che un genitore sensato non va ad affidare un compito a qualcuno che non e'affidabile... scherziamo? Sarebbe un irresponsabile!).

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    3. Capisco.
      Eppure non riesco a considerare corretto il discorso secondo cui un fratello più grande debba "sacrificarsi" per uno più piccolo. Non mi sembra né corretto né educativo.
      Perché dovrebbe farlo?
      Perché fa comodo ai genitori?
      Perché è nato prima?

      No, non mi convince.

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    4. Credo di non aver parlato di sacrificarsi.
      Mi sembra di capire che tu intendi "sacrificio" come "annullamento" a totale favore dell'altro.
      Certo, chiedere questo ad un figlio e' sbagliato.
      Gli si può chiedere di fare qualcosa che gli costa sforzo/e' difficile/etc (ma rapportata alle proprie forze, non impossibile) per amore di essere una famiglia.
      Per esempio: io non vedo nulla di male a chiedere a uno dei miei bimbi a dividere i dolci con l'altro. Questa cosa così' piccola e insignificante non sempre e'facile.
      Spesso mia figlia aiuta mio figlio a vestirsi (non sempre, ma a volte e'lei che gli tira fuori le mutande e le calze nuove).
      Io a volte chiedo a lei di farlo, mai glielo ordino. Lei lo fa perché' penso che capisca che, in quel particolare frangente, e' giusto fare presto e chi sa fare e'meglio se aiuta gli altri.
      Certo, io con mio figlio insisto che si vesta da solo, mica pretendo che lo vesta mia figlia o che sia sempre io a vestirlo! Mica va bene, per lui in primis.

      Un genitore deve sempre (o il piu'delle volte, possibilmente!) aver chiaro quale sia il bene dei figli (ovvero: far guadagnare autonomia e' preferibile a avere le cose fatte perfettamente da me, perché' e'chiaro che io le so fare, ma il bambino, se un giorno voglio che sappia, deve aver avuto il tempo di cimentarsi e sbagliare).

      Scusa l'intervento non troppo lineare!

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    5. Aiutare un altro fratello è una cosa, chiedergli o costringerlo a rinunce o a fare piccoli sacrifici è un'altra.
      Poco sotto, ad esempio, puoi leggere il commento di Psomoi: lui è stato "costretto" ad andare all'asilo a cinque anni perché i suoi genitori volevano che aspettasse la sorella minore. Secondo me gli hanno affidato un compito e una responsabilità che non doveva avere.
      E' di questi "sacrifici" che parlavo.

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  5. Figlia unica io ma madre di due bambine. Interessante leggere i commenti di chi ha fratelli e sorelle, non da ultimo il tuo post, perché mi offrono un ottimo spunto di riflessione. Io il loro rapporto lo vedo ancora fatato, una relazione mai vissuta in prima persona e per questo ancora un mistero. In alcuni momenti rimpiango di non aver mai beneficiato di un rapporto di sangue così profondo, in altri razionalizzo e mi dico che poteva essere pure una catastrofe ( vedo tante relazioni buttate via per... Bah, non lo so). Ad ogni modo quel che faccio ora è rimanere in osservazione, cercando di interferire fra di loro il meno possibile. Quando vedo sangue intervengo ( è una battuta!). Buona giornata. A. ( è l'iniziale del mio nome).

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    1. Ben tornata A.
      Probabilmente le tue bambine vanno d'accordo. Ma non è sempre così. Io e mio fratello, spesso, eravamo impegnati in feroci guerriglie. Altre volte eravamo complici e collaborativi.
      Crescendo abbiamo perso il conflitto e tra di noi è rimasta solo la complicità anche se siamo decisamente molto diversi l'una dall'altra. Difficilissimo anche solo riconoscere delle affinità o delle attitudini comuni tra noi.

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  6. Non so. Io da primogenita spesso ho preso esempio dalla mia adorata sorellina.
    L'importante è che non siano i genitori a portare come esempio gli altri figli. Creano solo inimicizie.

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    1. In effetti credo che non sia molto educativo o costruttivo dire a uno dei propri figli di assumersi la responsabilità di dare il buon esempio ad un altro figlio. Molto scorretto, direi.

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  7. Disgrazia volle che io nacqui, maschio, due anni prima di una sorella pestifera. Al mio terzo anno di vita subivo già il fatto che mia sorella si allenasse per le olimpiadi del gattonaggio. Schizzava come una freccia di Roobin Houd passando a velocità da formula uno sotto tavoli dove io facevo fatica a seguirla, battendo regolarmente la testa a tutti gli spigoli. Perché la seguivo, chiedi tu? Ma perché io ero il suo custode a sentire mia mamma.
    Sono andato all'asilo solo a cinque anni perché dovevo aspettare che ne avesse tre lei e me la dovetti "cuccare" anche lì, perché lei in un altro gruppo cacciava urli fino al cielo e piangeva a dirotto. Quell'anno in asilo me lo ricordo come un tormento.
    Non ho figli. Ne avessi non affibbierei al maggiore o alla maggiore questa tortura.
    Psomoi Andròmeoi

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    1. Sei stato costretto ad andare all'asilo così tardi solo per aspettare tua sorella? Non mi sembra una decisione molto "sana". Perché sacrificare te per lei?
      No, non mi piace per niente.

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    2. Eravamo in una città lontana e nessuna nonna o zia disponibile. I miei lavoravano entrambi e lasciavano noi ad una signora del palazzo dove abitavamo anziana, che ci vedeva poco. Io ero l'angelo custode di mia sorella. Non mi sono mai sentito sacrificato. Avevamo i nostri giochi e io disegnavo tutto il tempo.
      I miei genitori non potevano fare altrimenti, perché c'era bisogno dello stipendio di tutti e due.
      Psomoi Andròmeoi

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    3. Capisco.
      Oggettivamente, però, visto con i miei occhi, quello che ti hanno chiesto è stato un sacrificio troppo grande per la tua età. Avresti dovuto frequentare l'asilo già a tre anni, come abbiamo fatto un po' tutti.

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  8. Io sono la prima e l'ultima. Non sono stata di esempio per nessuno né ho potuto prendere ad esempio qualcuno. E mi manca qualcosa, ne sono sicura. Sei una persona fortunata :-)

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    1. So di avere una piccola fortuna.
      Un fratello, o una sorella, o più di uno, sono beni preziosi...

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.