4 luglio 2014

Morte ed amore: tutto qui si muove

La ricerca del nuovo, del mai letto o del mai visto si fa morbo. Nei giorni e sui blog. Scrivere frasine ad effetto è alla portata di chiunque. Anche perché, come dicono i non-lettori incalliti, quel che doveva essere scritto è stato già scritto (quindi a che serve leggere?). E tutto quello che continua ad essere scritto? Tonnellate di libri, pagine e parole fluiscono imperterriti da penne e mouse come fossero liquidi. Di buono, poi, se ne tira fuori poco: è un fatto. Eppure non c'è fine. Il trucco, forse, sta solo nel dire meglio e in modo altro quello che altri hanno già detto duemila anni fa. Morte ed amore: tutto qui si muove. Ora e sempre.

Riflessioni dai post di Franco Battaglia e Remigio.

[foto by CosmicKat]

36 commenti:

  1. Hai ragione quello che doveva essere scritto è stato già quasi tutto scritto.
    Ma quello che deve essere letto non finisce mai...

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    1. Già: quel che deve essere letto non finisce mai.
      E' uno dei miei crucci più seri.
      Non potrò mai leggere, in questa vita, tutto quello che vorrei o che sarebbe bello leggere.

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  2. però si trova sempre qualcosa di interessante da leggere, è che le parole non finiscono mai, occorre trovarle sotto tonnellate di carta o di schermate inutili.
    massimolegnani
    (stimolante l'interazione, il contagio di idee, tra blogger)

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    1. Le parole sono come le note musicali o i numeri: infinite!
      Per questo si continuerà a scrivere per sempre. Ovviamente i "motivi" che muovono tanti a non smettere sono tanti e vari. Alcuni persino banali, temo.
      Occorre trovare la combinazione più giusta, affascinante e diversa.
      Ma sono sicura che ci sono ancora tante opere d'arte da scrivere, da comporre o... da contare.

      Il contagio di idee è una delle mie fonti d'ispirazione più proficua. "Rubo" idee in continuazione: rifletto, ri-elaboro e poi... scrivo (anche io: mea culpa!)

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  3. Il guaio è che tutti scrivono, anche quelli che non dovrebbero farlo mai, poi pubblicano a proprie spese mentre autori validi, talenti veri, vengono snobbati dalla cosiddetta grande editoria, a meno che non siano amici degli amici e allora non solo vengono pubblicati ma addirittura vincono gli Strega.
    Amore e morte, cosa c'è di più grande e di più importante al mondo? La nascita e l'infanzia, ma nessuno si prende la briga di scriverci un romanzo, anzi mi correggo, nessun editore lo pubblicherebbe.
    Cucciolo

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    1. Troppi scrivono, a dire il vero. Troppi e senza saperlo fare in maniera decente.
      Credo che questo "impulso" sia oltremodo fomentato e favorito dall'utilizzo spasmodico della Rete e dei Social Network in particolare. Penso a FB o TW, tanto per citare i due più comuni. Scrive chiunque legittimato da questa marea di "mondi paralleli" che stimolano. Ossia: lo fanno tutti, lo faccio anche io.
      Per carità, la democrazia è sacrosanta eppure produce mostruosità.

      Si continua a scrivere e pubblicare di Amore e Morte. Sempre. Ogni giorno. La letteratura non esisterebbe altrimenti.

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    2. Il TG1 delle 13,30 ha dato la notizia della morte a 63 anni per tumore di Giorgio Faletti. Non era un grande scrittore, ma io ho letto "Io uccido" un nero nero e mi era piaciuto. Peccato che però tutti gli altri avessero l'identico schema narrativo. Come i romanzi di Andrea Camilleri, quelli del commissario Montalbano, tutti uguali. Non fosse per il dialetto sarebbero nenti de nenti. Voglio dire che certi scrittori trovano la formuletta a ci campano.
      Peccato che un uomo debba lasciare questo mondo così giovane, ma non ci si può far niente. Mi piaceva come attore più che come scrittore.
      Cucciolo

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    3. Ho saputo della morte di Faletti questa mattina. Mi spiace soprattutto perché era un uomo di soli 63 anni. Anche io, come te, ho letto "Io uccido" quando è uscito, un po' di anni fa. Non mi aveva colpito particolarmente, forse perché non è il mio genere. Gli altri libri non li ho mai letti.

      I romanzi di Camilleri sono la passione del mio compagno e lui sicuramente non sarebbe d'accordo con te in merito al fatto che siano tutti uguali.

      Molti autori trovano la formuletta e se funziona, che senso ha cambiarla? Soprattutto se gli editori spingono verso quella precisa direzione visto che ci guadagnano.

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    4. Faletti ha avuto fortuna, ma non era un grande scrittore. Per rimanere al libro che hai letto anche tu l'idea di far strappare all'assaassino la faccia delle vittime era raccapricciante, anche se aveva una sua logica nell'economia del romanzo. Ma a me sinceramente non è piaciuto.
      Se non hai letto gli altri libri sappi che non ti sei persa niente di speciale.
      Cucciolo.

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  4. Rileggendo adesso il tuo odierno post mi viene da fare una riflessione. Tu dici, giustamente, che si scrive di amore e morte -e di tante altre cose aggiungo io- da duemila anni. Non ricordo chi fosse quel poeta che diceva in sintesi "chi ce lo fa fare che i greci hanno scritto tutto prima e meglio", ma nell'antica letteratura dei greci Afrodite non andava mai a braccetto con Thanatos. Omero nell'Iliade celebrava sì la morte, ma in battaglia e a morire erano gli eroi del mito, come quell'Aiace Telamonio che si suicida perché Odisseo con un truccaccio dei suoi gli ha fregato le armi di Achille che sarebbero toccate a lui, primo dei grandi, prima di Diomede e di Agamennone. E suicidandosi dice: "Non mi meritate". Allora com'è che dopo si è associato amore a morte? È stata forse la letteratura romantica o sbaglio io?
    Cucciolo dubbioso.

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    1. Amore e morte. Un topos letterario tra i più classici. Ho scelto amore e morte (o morte ed amore) solo per "estremizzare" il concetto.
      Più che con Afrodite, Thanatos va a braccetto con Eros. Ma qui entra in scena Freud e un altro mondo che non è il caso di esplicitare.

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    2. No, Euridice, Thànatos non è mai andata a braccetto con Eros. Nell'Olimpo non metteva piede.Era figlia di Nox, la Notte, e viveva sotto terra insieme a suo fratello Hypnos, il Sonno. Venivano raffigurati come due bambini uno nero, Thànatos, e l'altro bianco, Hypnos appunto, e dei due quest'ultimo era mite e benevolo, mentre Thànatos era sempre ingrugnato, come si può ben capire.
      Io non ho fatto gli studi classici, ma mio padre, quando io e mio fratello alla sera andavamo a letto per non farci schiamazzare fino a tardi, veniva in camera nostra e ci leggeva l'Iliade e l'Odissea, in italiano, ma spesso ce ne leggeva brani in greco con la metrica, con la sua voce da baritono basso e profondo, che a me piaceva tanto. A mio fratello meno, perché dopo cinque minuti già ronfava, ma io non crollavo, mi piaceva starlo a sentire. Poi ci raccontava i miti greci, della mitologia greca, e quelli me li bevevo. Ma guai a sbagliare qualche nome o dio ce ne scampi a dire Giove, Giunone, Minerva. Ci massacrava. Siamo nell'antica Grecia, gridava, che è sto Giove? ZEUS si deve dire, bestie! Hera e non Giunone, Athena e non Minerva, Afrodite e non Venere, somari!
      Hai capito che solfa? E io ho memorizzato tutto. Anche mio fratello, ma lui fa ancora oggi casino coi nomi e papà ancora ci si incazza.
      Cucciolo

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    3. Errata corrige: Thànatos non era la sorella di Hypsos ma suo fratello.
      Non mi ero accorto della castroneria e ne faccio ammenda.
      Cucciolo sbadato.

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    4. Apprezzo la tua disquisizione sui miti. Ma io parlato di Eros e Thànatos in un altro senso: vedi qui.

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    5. A Freud non mi avvicino proprio, troppo complicato e forse anche un tantino esagerato il nostro amico. L'io, il super-io eccetera sono argomenti da filosofi. Non mi ritengo all'altezza di confutare. Forse mio padre potrebbe, se ne avesse voglia. Io non ne ho la preparazione. Scusami quindi l'ignoranza.
      Cucciolo analfabeta

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    6. Quella di Freud è psicanalisi. La filosofia è altro, anche se una certa attinenza esiste.

      Potresti chiedere a tuo padre di venire sul mio blog!

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  5. Poi però penso che nell'atto di scrivere, questa o quella persona forse stanno pure sviscerando se stessi, a prescindere dai contenuti e dai modi, dalle capacità e dalle predisposizioni...e dal fatto che sia già stato detto tutto. E questo rende giustizia al vivere! Perchè a pensarci bene, sappiamo anche che la vita è tutta contennuta tra un inizio e una fine, ma non per questo rinunciamo a interrogarci per trovarvi un equilibrio nel mezzo.

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    1. Scrivere per molti è un'urgenza, una necessità, un bisogno primario. Non importa come e perché: si scrive e basta. Anche se non si ha talento o non si hanno le capacità.
      Personalmente credo che scrivere sia un'arte per pochi. Un diletto per molti.
      Tutto qui.

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  6. Io penso che alla fine ci si stancherà della minestra più e più volte riscaldata. E allora cosa succederà? Non so.

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    1. Forse qualcuno si stancherà di mangiare quella minestra.
      Scommetto però che nessuno si stancherà mai di cucinarla.

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  7. Ognuno di noi scrive perché vuole essere letto. Su questo non ci piove. E’ un desiderio insito nella natura umana; tutti sentono il bisogno di scrivere qualcosa: un libro...un racconto...un diario...una poesia...un commento su un blog. Basta dare un’occhiata in giro. Ricordo sempre con piacere le parole di un grande scrittore, Pavese: “è bello scrivere perché riunisce due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla”. Lui continua a parlarci, con i suoi libri e le sue poesie. E noi, nel nostro piccolo, cerchiamo faticosamente di imitarlo. Con scarsi risultati, naturalmente.

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    1. Ognuno scrive perché ama essere letto: hai ragione. Cerchiamo consenso, confronto, popolarità, risposte o nulla di tutto questo. Chissà.

      Si scrive per rimanere eterni. Sopravvivere alla morte. Pavese, e molti altri, ci sono riusciti.

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  8. Tirato vagamente in ballo, faccio un giro (come se non fossi tappa fissa ormai...): provocavo con la storia del nulla di nuovo, e "mi" provocavo, dando vita ad un post stranamente introspettivo dopo un bel po' d'altri più o meno a caccia di quel consenso che (hai voglia a fare gli schivi..) ci piace un sacco. Ma ribadisco il mille volte ribadito. Scriviamo per noi. Quello che viene dopo piace, infastidisce, stuzzica, inorgoglisce, tutto quello vi pare.. ma sono convinto che ognuno di noi rimarrebbe lo scrittore e il lettore preferito di se stesso, anche su uno scoglio desolato, dove abbondino almeno carta e matite. E ancora poi: si che ci sono nuovi post. Ogni volta è un nuovo post, almeno sulla carta, nelle intenzioni, nel nostro immaginifico di creatori del mai letto. Nessuno scrive cose già dette o lette. Almeno crede. Ma grazie al dio della creatività, ci riuscirà per mille anni ancora. Perché starei sempre in giro per blog allora? Voglio stupire. Ed uno dei doni più belli e spontanei è lo stupore per le proprie righe, come quella bocca aperta davanti all'ennesimo tramonto. E tu felice non per quei colori pazzeschi, ma perché ancora una volta hai saputo sorprenderti. E non a comando. Ma per puro istinto. Impagabile.

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    1. Scriviamo per noi. Sì. Parlo per me: ho sempre scritto da quando ho capito che scrivere era indispensabile. Prima poesia a 14 anni. Primi racconti poco dopo. Ho tenuto tutto per me, per anni. E molto resta ancora solo per me. Il primo blog l'ho creato nel 2005 e distrutto nel 2009. Poi ne ho ri-creato un altro e un altro ancora: questo. Scrivere sul blog ha dato spazio ad altre parti di me. E continua a farlo.
      Qui scrivo e vengo letta da chi passa di qui. Poi ci sono i commenti che, al pari dei post, fanno parte del mio "sentirmi" scrivere.
      Il meccanismo sfugge in qualche modo, per questo non so spiegarlo pienamente.
      Godo e consumo quello stupore di cui parli. Impagabile, appunto. Infinito, aggiungerei.

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  9. Felice di far parte, magari in misura infinitesimamente impercettibile, del tuo stupore ;)

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  10. Ho riflettuto: in gran parte scrivo per me stesso, le poesie, soprattutto. Ma una parte di ciò che scrivo è pensato per altri, è un regalo. Non sempre apprezzato, ovviamente ma è giusto così. Anch'io ho scritto la prima poesia a 14 anni.

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    1. Tu sei rimasto poeta puro. Io mi sono sporcata parecchio.
      Scrivo pochissimo per me, adesso.

      Il fatto che i regali non siano apprezzati come meriterebbero non è inusuale.
      Ma regalare non prevede ripensamenti né restituzioni.
      Si dona gratis. Se no non si dona affatto.

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  11. io sono un frutto tardivo, diciamo un caco che matura quando son già cadute le foglie. Ho iniziato dopo i quarant'anni e non mi sono più fermato :-)
    massimolegnani

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    1. Hai iniziato a scrivere poesie?
      O a scrivere in generale?

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  12. in generale.
    e ho iniziato scrivendo un breve romanzo, poi sono andato accorciandomi :-)
    ml

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    1. Io suggerisco sempre di partire dai racconti. Cimentarsi con un romanzo non è cosa da poco, soprattutto per chi non è un letterato o non ha scritto molto prima.

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  13. ..ma la mia non è stata strategia, è stata una "necessità" scrivere quella storia per liberarmi da certi fantasmi. poi è venuta una passione più consapevole per la scrittura

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  14. Si', e sono convinto che in generale la scrittura, al nostro livello almeno, abbia una funzione terapeutica: aiuta a oggettivare le vicende, a ripercorrere le proprie emozioni travestite d'altro. E' fondamentale non parlare direttamente di se' ma proiettarsi fuori in personaggi da guardare poi, piu' o meno consci, come uno specchio.
    ml

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    1. Credo che, tutto sommato, scrivere sia terapeutico per chiunque. Anche per i più grandi scrittori.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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