14 giugno 2014

I diritti imprescrittibili del lettore



1. IL DIRITTO DI NON LEGGERE
Tra un buon libro e un brutto telefilm, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo. Inoltre, non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente ad alcuni digiuni durante i quali la sola vista di un libro risveglia in noi i miasmi dell'indigestione...

2. IL DIRITTO DI SALTARE LE PAGINE
Ho saltato delle pagine […]. E tutti i ragazzi dovrebbero fare altrettanto. In questo modo potrebbero buttarsi prestissimo su tutte le meraviglie ritenute inaccessibili per la loro età.

3. IL DIRITTO DI NON FINIRE IL LIBRO
Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell'autore, uno stile che ci fa venire la pelle d'oca.

4. IL DIRITTO DI RILEGGERE
Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un'altra angolazione, rileggere per verificare

5. IL DIRITTO DI LEGGERE QUALSIASI COSA
Ci sono "buoni" e "cattivi" romanzi, molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada e, parola mia, quando toccò a me, ricordo di averli trovati "belli un casino". Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro… qualcuno ha solo lascito sul mio passaggio qualche "buon" romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri. 

6. IL DIRITTO DEL BOVARISMO
E' questo, a grandi linee, il "bovarismo", la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazioni: l'immaginazione che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l'adrenalina che sprizza, l'identificazione che diventa totale e il cervello che prende (momentaneamente) le lucciole del quotidiano per le lanterne dell'universo romanzesco… E' il nostro primo stato di lettori.

7. IL DIRITTO DI LEGGERE OVUNQUE
Qualunque luogo è buono per chi ami la lettura.

8. IL DIRITTO DI SPIZZICARE
E' la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo, dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell'istante disponiamo. 

9. IL DIRITTO DI LEGGERE A VOCE ALTA
L'uomo che legge a viva voce si espone completamente. Se non sa che cosa legge, è ignorante nelle parole, è qualcosa di penoso, e lo si capisce. Se si rifiuta di abitare la sua lettura, le parole rimangono lettera morta, e si sente. Se riempie il testo della sua presenza, l'autore si ritrae, è un numero da circo e si vede. L'uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano.

 10. IL DIRITTO DI TACERE
L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra, ma che nessun'altra potrebbe sostituire.

"Come un romanzo"
Daniel Pennac

[foto by indu-muc]

18 commenti:

  1. Che bel ricordo, me li avevano fatti leggere alle medie....

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    1. Ho letto pochissimo Pennac ma questo libro DEVO leggerlo per forza.

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  2. devo approfondire la questione del bovarismo...

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    1. Ovviamente deriva da "Madame Bovary" di Flaubert...
      Qui qualche dettaglio in più.

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    2. condivido quasi tutto (non il diritto di saltare le pagine, è uno sgarbo, piuttosto interrompo), in primis il bovarismo (stupenda la descrizione di quel modo di leggere) e il diritto di tacere.
      aggiungerei, ad uso del nostro ambiente pseudoletterario internettiano, il diritto/dovere al dissenso educato, che quasi sempre i commenti sono meramente elogiativi (adulativi?) e quando negativi hanno spesso un movente offensivo e non certo costruttivo.
      ciao,
      ml (massimolegnani)

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    3. Io salto le pagine, se la loro lettura mi pare insopportabile.
      Il diritto di tacere è più che sacrosanto, per fortuna.

      Scrivo recensioni (su Lankelot) da anni. Mi è capitato di criticare duramente dei libri. Molto spesso gli autori o gli editori si sono risentiti. Qualcuno, raro ma vero, mi ha ringraziata.

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    4. se scrivi racconti e fai recensioni forse ti può interessare il gioco di scrittura a cui partecipo da anni (mimettoingioco.wordpress.com), dove, dato un tema, si pubblica un brano in forma anonima e si commentano i lavori altrui. A fine giro non ci sono voti nè vincitori, solo il riconoscimento della paternità del proprio brano da parte di ciascun autore.
      ciao,
      ml

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    5. Non scrivo racconti. Mi limito a scrivere recensioni di libri che acquisto per interesse e passione o che ricevo da diverse case editrici che mi contattano perché mi conoscono attraverso Lankelot.
      Grazie per avermi messa al corrente di questo gioco di scrittura, ma non credo di essere interessata.

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  3. Rivendico il diritto al bovarismo. Lo rivendico perché colleziono le edizioni di quel romanzo e perché ho un'ammirazione sfrenata per il suo autore.

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    1. Rivendica pure, non ci sono problemi.
      Soprattutto se hai una collezione di "Madame Bovary" e un amore infinito per Flaubert.

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  4. conosco pochissimo pennac, ma questo mi sembra una buona spinta per avvicinarmi a questo scrittore.

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    1. Neppure io lo conosco granché. Però ieri, in libreria, ho comprato "Come un romanzo".
      Devo leggerlo: non posso esimermi.

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  5. Io appartengo alla schiera di coloro che interrompono la lettura, quando il libro non mi piace. Per questo è abbastanza raro che fra le mie recensioni ci siano stroncature, non mi sembra corretto stroncare un libro che non si è nemmeno finito. Fra i libri interrotti annovero proprio un romanzo di Pennac, di cui non ricordo neanche il titolo. Forse l’antipatia che provo verso certi ammiratori che conosco di questo scrittore ha contribuito a rendermi indigesto il personaggio. Per quanto “Come un romanzo” potrei anche leggerlo. Per quel poco che ne so, mi sembra interessante. “Il diritto di tacere” è il brano che preferisco.

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    1. Anche io interrompo la lettura dei libri che mi sembrano insostenibili. Ma capita raramente. Alcuni libri sono mediocri, noiosi, inconsistenti ma non li abbandono. Li porto a termine e poi ne scrivo. Non bene, ovviamente. Recensire è anche questo.

      Non conosco Pennac ma, come ho scritto poco sopra, ho comprato ieri "Come un romanzo". Mi ha incuriosito.

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  6. Non vedo qui nessun diritto: mi sembra piuttosto un palese errore di terminologia-. Pennac ha descritto un buon numero di lettori e il loro atteggiarsi davanti ad un libro. Secondo me un lettore ha solo due diritti leggere quel che vuole in libertà e accedere facilmente alla lettura. Parliamo di questo invece che di diritti inventati.

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    1. Tieni conto che quello che trovi qui trascritto è una sorta di sintesi (molto sintetica) di ciò che Pennac spiega nel suo libro.
      Anche a me piace considerarli "diritti", non mi sembra scorretto.

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  7. Questi diritti li esercito tutti, però a un brutto telefilm preferisco qualche partita a quiz duello.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.