18 giugno 2014

Cattivi e scontenti

Quello che mi meraviglia nel mondo è che i cattivi non siano anche contenti.

Giuseppe Prezzolini

La cattiveria è sempre gratis: non costa e non paga. Ma al cattivo non importa perché a lui serve solo sentirsi in mano il potere di far male. Qualunque male e con qualunque mezzo. C'è chi si accontenta di un dispetto e chi professa odi radicali ed accecanti. Chi calpesta per sfregio e chi spara a zero. Il cattivo non si oppone necessariamente al buono nell'arcaica diatriba tra bene e male (le sfumature sfuggono). Il cattivo è collerico e vorace e non si pone alcun limite per questo è perennemente scontento. Nessuna ragione di coscienza o scrupolo, semplicemente perché sa che avrebbe potuto fare più male e, forse, non c'è riuscito.

[foto by ilsilenzio]

26 commenti:

  1. Ho sempre pensato che i cattivi siano quelli che si sentono in credito nei confronti della vita. Mai sazi. Disposti a tutto pur di avere quello che credono gli spetti, anche se non sanno bene che cosa sia e quanto sia.

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    1. La tua percezione di chi siano i cattivi mi trova particolarmente d'accordo. Probabilmente pensano che gli spetti di diritto qualcosa di cui si sentono privati e che tentano con ogni mezzo di prendersi. Magari anche inconsapevolmente.

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  2. uhm .. a me pare una frase consolatoria detta da un buono. ci sono anche cattivi contenti, alcuni li ho incontrati.

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    1. Cattivi e contenti?
      Forse non erano cattivi puri...

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  3. bah, per me chi si prende il disturbo di essere cattivo è solo un poveretto che non ha di meglio da fare.

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    1. Non lo escludo.
      Oppure che non sa come fare ciò che deve o vuole fare se non con la cattiveria.

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  4. Mi piace pensare che la contentezza dei cattivi sia effimera e precaria...

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    1. Probabilmente lo è.
      Hanno poco di cui essere contenti.

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  5. Caino non è mai esistito ma quello che rappresenta sì.

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    1. Mi hai fatto tornare in mente il bel libro di Saramago: "Caino".
      Lo hai letto?

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  6. A volte si diventa cattivi trascinati per le orecchie dall'incomprensione altrui, e spesso non si tratta di cattiveria, di malvagità, ma solo di delusione. Cattivi si nasce, non si diventa.
    Anonimo Cucciolo

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    1. Cucciolo?!
      Sorrido...

      La delusione non genera cattiveria, al massimo solo insofferenza o indifferenza.
      Quando qualcuno mi delude, di solito, viene rimosso dal mio mondo.

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    2. Perché cucciolo? Perché sono alto due metri.
      Comunque non stavo parlando della tua cattiveria, ma in generale. Non credo proprio che la delusione generi al massimo solo insofferenza o indifferenza. Forse a lungo andare, ma in certi soggetti a caldo penso che scateni reazioni anche incontrollate. Almeno questa è la mie personale esperienza, ma non pretendo di insegnare niente a nessuno.
      Cucciolo

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    3. Piuttosto grande per essere un cucciolo. Ma apprezzo l'ironia.

      Nemmeno io stavo parlando della mia cattiveria. Ho solo spiegato cosa succede a me quando mi trovo di fronte ad una delusione.
      I soggetti che, a caldo o a freddo, non sanno controllare le proprie reazioni non sono maturi né ragionevoli. Forse neppure molto evoluti: rimangono ad uno stadio primordiale, per intenderci.

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    4. Posso non essere d'accordo senza che tu ti offenda? Ho conosciuto persone che prendevano fuoco in pochi attimi, bruciavano tutto, poi si calmavano. Nell'esercito ad esempio ce n'è un sacco. Il mio comandante, un colonnello che adesso è generale a tre stellette, non aveva gli anelli al naso, era facilmente incazzoso. Conosco altri, sul mio lavoro e altrove, anche molto evoluti che se li tiri per il collo fanno casini tremendi. Il giorno dopo è passato tutto. Non siamo tutti uguali. Io non mi incavolo mai. Quelli rimasti ad uno stato primordiale, come dici tu, non sono nemmeno in grado di incazzarsi perché certe cose nemmeno le capiscono.
      Cucciolo

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    5. Certo che puoi non essere d'accordo con me.
      E non vedo come ciò possa offendermi: siamo qui per confrontarci e parlare no?
      Anche io conosco diverse persone che perdono il controllo in pochi istanti. Si arrabbiano, buttano per aria tutto quello che trovano, urlano, insultano, sbraitano, bestemmiano.
      E' un modo di essere, non lo metto in dubbio. Però reazioni di tal genere, a mio avviso, denotano scarsa ragionevolezza, pochissimo controllo di sé. Per questo ritengo che questi individui siano scarsamente evoluti: reagiscono come certi animali.
      L'uomo dovrebbe saper gestire e moderare alcune emozioni e controllarsi senza lasciare che l'ira comandi al posto loro.
      Il fatto che tutto passi nell'arco di poco tempo non depone di certo a loro favore, anzi.

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    6. Bè allora posso continuare a venire nel tuo blog, perché io discuto sempre. Sono un bastian contrario. Me lo diceva mio padre quando ero piccolo, piccolo di età volevo dire, perché piccolo non sono stato mai. Quando sono nato ero lungo 72 centimetri e facevo 5 chili e otto.
      In fondo da allora sono cresciuto solo 130 centimetri, mica tanto.
      Sarà magari vero quello che dici tu, ma tu parli di perdita di controllo, io credo che si tratti di sfoghi, di pressione che certi si tengono dentro e che a un certo punto deve uscire fuori sennò la pentola esplode. Non si può fare una classifica, si tratta di casi personali.
      Cucciolo

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    7. Certo: puoi continuare a venire sul mio blog. Nessun problema.
      Mal che vada litigheremo un po' su qualche argomento che ci vedrà contrapposti. Tanto tu non ti arrabbi mai!

      Tornando al discorso iniziale, io ritengo la perdita di controllo estemporanea può anche starci. Una persona accumula stress, tensione, nervosismo e frustrazione per cui esplode, a volte anche per un'inezia. Quello che per me è inaccettabile è l'atteggiamento di chi esplode rabbiosamente ogni volta che capita. Un po' troppo no?

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  7. Un altro arcano: cattivi si nasce o si diventa? Non ho idea. Penso solo che chi vive per far torto agli altri non vive la propria vita felicemente. Le disgrazie e le malattie ci insegnano che essere cattivi, nella vita, non serve a niente.

    Il mio è un ragionamento da nonnina ottocentesca? Chiedo ;-)

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    1. Non so Veil.
      Cattivi si nasce?
      Cattivi si diventa?
      Probabilmente esistono entrambi i casi.

      Non so se il tuo ragionamento sia da nonnina. Al massimo da nonnino!

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  8. Quante persone cattive e scontente ho incontrato in vita mia! Quanta miseria: intellettuale, morale, emotiva. Cattiveria e frustrazione vanno di pari passo. Sono dei miserabili, degli impotenti. ”Non ragionam di lor, ma guarda e passa.” Il verso di Dante ci dice la soluzione al problema. Hanno già il loro inferno.

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    1. Cattiveria e frustrazione sono strettamente connesse, di solito. E la frustrazione, altrettanto di solito, si mescola all'impotenza.
      Hai ragione: c'è una profondissima miseria in tutto questo.
      Una povertà che con grande difficoltà può essere colmata o consolata.

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  9. Quella tra cattivi e buoni (o buonisti?) mi pare un falso dilemma.
    Secondo me è decisamente più grave non essere nella realtà, costruire interi sistemi campati per aria che poi, nei crolli, fanno dei macelli incredibili.
    Non essere nella realtà, ignorare (quasi sempre in malafede) i limiti è il crimine diffuso e grave.

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    1. In effetti del dilemma non mi interessa granché. Infatti nel post spiego che non è questo il senso di ciò che ho scritto.

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  10. Mi associo a Un Uomo In Cammino, laddove parla del "non essere nella realtà". Le persone che ho considerato cattive - precisando che dal mio punto di vista si cade nella cattiveria e non si è costituzionalmente cattivi - erano accomunate da almeno una caratteristica: non erano capaci di lasciare gli altri e le cose essere ciò che sono, volevano plasmarle ai loro scopi, come se fossero capaci di vedere della realtà l'aspetto originato dalla propria esperienza personale. Non sono capaci di incontrare e di vivere l'altro da sé.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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