17 febbraio 2014

Bambini in cattività

I bambini di città non hanno spazio. Non capiscono neppure di non averlo ma, a tutti gli effetti, non ne hanno. E non hanno neppure giochi d'aria e sassi e sputi. Non si sporcano e non si sbucciano le ginocchia. Non conoscono le pozzanghere, né le lucciole, né le immense calotte di cielo stellato. Non raccolgono fiori né tanto meno frutti. Non hanno visto alberi di ciliegie carichi di rosso né cespugli pieni di spine e more. Non hanno raccolto vermi, né rane, né uccellini caduti dal nido. I bambini di città splendono di un pallore che non mi piace, giocano sul tavolo e pure in silenzio. Passano da una gabbia all'altra: sono tristissimi ma non lo sanno.

[foto by zungzwang]

14 commenti:

  1. Oh che bella 'sta pagina.
    Wendel Berry lo chiama Sradicamento dalla Terra ma tu lo hai scritto in modo così femminile e commovente.
    Nuove generazioni crescono strappate alla Terra Madre, non la conoscono, non la potranno amare e la tratteranno solo come una miniera da cui trarre risorse e sprechi per alienarsi sempre più, passando da una gabbia alla successiva più artificiale.

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    1. Non conosco Wendel Berry, ma se è vero quel che dici, probabilmente, pensiamo cose simili.
      A molti bambini viene proibito di toccare la terra, di giocare con gli insetti, di farsi sfiorare dal sole, dal vento e dalle foglie. E' il mondo delle paranoie, delle fobie e delle allergie. Anche quando non ce ne sono!

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  2. e si ... e poi diventano nervosi e capricciosi ... vero vero.
    in trappola

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    1. Capricciosi, nevrotici, dispotici, volubili e frustrati. Fin da piccolissimi.
      Praticamente la copia esatta dei loro genitori.

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  3. questo post respira.
    hanabeldirà

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  4. Questi bambini sono chiusi in loro stessi.Quel che é peggio é che a volte i genitori non fanno nulla per migliorare anche una sola domenica.

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    1. Sono chiusi tout court, temo.
      Sono chiusi con se stessi, con gli altri, con il mondo intero. Perché ignorano e perché li hanno educati a vedere pericoli e paure ovunque. Li obbligano nelle scatole perfette e asettiche che i genitori hanno pensato e messo a punto per loro.
      La domenica? C'è altro da fare...

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  5. Gli ultimi bambini che ho, i miei due nipoti gemelli, vivono in città, vanno a scuola in città e respirano aria fritta in città. Ma si sbucciano le ginocchia ugualmente, come me le sbucciavo io, che pur vivendo in città ero sempre in giro per campi. Sono pallidi i miei nipotini sempre la nonna attacca la solita sinfonia: "mangiano poco, mangiano male" e qualsiasi sfumatura di livore suocerale è del tutto assente, giuro. La verità è che i bambini cittadini non scorazzano mai liberi e giocondi, non sudano mai abbastanza, non si inzaccherano mai abbastanza. Che bello indossare il vestitino nuovo, quello della domenica per capirci, fare due passi, scivolare e centrare l'unica pozzanghera in un chilometro quadrato, vero Enzo? Te li senti ancora sul muso gli schiaffoni di mamma? Ma che bello rientrare zuppo d'acqua e di fango nella casa appena finita di pulire da nonna Michelina, che soddisfazione vuoi mettere!

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    1. I miei nipotini, grazie al cielo, NON vivono in città. Ed è proprio osservando loro da una parte e bambini di città dall'altra che mi è venuto in mente di scrivere questo post.
      Non sono stata una bambina di città, anzi. Sono cresciuta in un paese (che sai...) in cui lo spazio per i piccoli c'era e c'è. Nessuno mi ha mai proibito di sporcarmi, di farmi male o di provare a fare ciò che non era proprio sano né igienico.
      Ho giocato coi cani, coi gatti, con le lucertole, con le cavallette, i vermi e le lucciole. Mi sono sporcata centinaia di volte con la terra, con la sabbia, con l'erba, con i frutti e con tutto quello che capitava. Ho sbattuto la faccia, la testa e le ginocchia. Caduta mille volte e ferita altrettante. La paura si gestiva come un'amica un po' isterica.
      Ma loro, in città, che ne sanno?

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  6. Sono stato un bambino di città, ma il quartiere in cui sono cresciuto lambiva una zona che era quasi allo stato brado. Mi sono sporcato di polvere e fango fin troppo, al punto tale da temere i rimproveri di mamma, al rientro.
    Ma ringrazio mio padre, che per tantissimi anni ci ha portati in campagna per le vacanze e conosco tutte le emozioni e tutti i colori di cui parli. Ne abbiamo fatte tantissime di scorribande e sul viale verso la casa dal tetto spiovente quante volte mi sono sbucciato le ginocchia cadendo dalla bicicletta. E mi sono punto tante volte con le api e con le ortiche.

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    1. Sei stato un bambino di città un po' anomalo visto che ti hanno lasciato libero di vivere anche in uno spazio più grande della tua stanza o della tua casa.

      Conosco ex bambini di città che non sanno neppure andare in bicicletta!

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  7. Durante una delle rare gite in campagna, un bambino, nel vedere per la prima volta un agrumeto:
    "Uh, guarda, papà, qui le arance le appendono sugli alberi!"

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    1. Sorrido...

      E ci sono bambini che si meravigliano nel vedere che le uova vengono prodotte dalle galline o che il latte non nasce al supermercato ma arriva dalla mucche.
      Miracoli del genere...

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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