6 novembre 2013

Il morso cattivo del mondo



Il morso cattivo del mondo
non sa spiegarsi né vuole.

Afferra la gola
rovesciando le parti.

Si ripete ostinato
tra le turbolenze del vivere
mentre resto piccolissima
e senza riparo.

[M.T. 2006]
[foto by StefanoBonazzi]

4 commenti:

  1. Posso rispondere a questa intensa poesia con la mia prima poesia in assoluto, guarda la data. La scrissi in un momento disperato, in sfollamento per sfuggire alle bombe degli aerei americani e in seguito alla morte del mio miglior amico.

    Non venite a trovarmi
    io non abito più qui.
    Non chiamatemi più:
    io sono in viaggio
    e sto solcando il cielo.
    Non aspettate il mio ritorno,
    io sto tanto meglio quassù.

    settembre 1943




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    Risposte
    1. Il tuo "momento poetico" nasceva da un dolore che io non oso neppure sfiorare.
      Il mio dolore, in quel 2006, non è paragonabile al tuo. Ma ha dato comunque vita a dei versi.

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    2. Ha dato vita a dei versi belli e intensi. Euri.
      La sofferenza -dolore quando è esteso e insopportabile come ben sai- di un bambino di nove anni, che di colpo è diventato adulto, cui hanno tolto il dono più grande, l'innocenza è uno strazio che in genere alimenta crisi psicologiche, tare che non più guaribili. In me ha alimentato il mio primo "momento poetico".
      Ha forse anche influenzato l'intera mia stagione artistica. Quasi quasi dovrei potermene vantare: altri non hanno avuto l'occasione che ho avuta io. Penso però che questa malinconia era dentro di me a prescindere e che comunque sarebbe emersa.
      Che ne dici?

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    3. Credo che la poesia, la pittura, l'arte in generale, siano molto "terapeutiche". Servano ad esorcizzare, a metabolizzare e a trasformare il dolore in qualcosa di molto più rigoglioso e fruttifero.
      Forse è anche per questo che si trova la forza di trovare qualcosa di buono anche nelle enormi sofferenze, traducendole in parole, disegni, idee, sensazioni.

      Ovviamente se una persona ha un talento o una passione, credo che non possa fare a meno di tirarli fuori a prescindere. Ma senza dolore non si può. Chi è felice non ha bisogno di scrivere o di dipingere.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.