10 ottobre 2013

Estranea tra mille


Tangente
lineare esistenza
già colma di voci e movenze.
Mi lascia distante
estranea tra mille.
Mi asciugano ristagni
che non so evitare:
non ho inizio.


[M.T. 18 agosto 2008]
[foto by 
alexkatana]

23 commenti:

  1. È la forza centrifuga.

    Mi piacerebbe guardassi cosa ho scritto tempo fa.

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    1. O centripeta?

      Ho letto cosa hai scritto tempo fa. Non so perché mi viene da pubblicare poesie (mie, in generale) collocandole al centro pagina. Forse solo per differenziare l'estetica della pagina rispetto a quella dei post "normali".

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  2. Ermetica ma bellissima. Mi piacciono le frasi che rimangono sospese senza declinazione, che asciugano ristagni dell'anima e del pensiero, della vita tutta, che non PUOI evitare. No non hai inizio, ma così non avrai mai fine, Euri.
    Complimenti, mi è proprio piaciuta assai.

    PS: io sto per pubblicare un post con una poesia di qualche anno fa, tutt'altro dalla tua. Leggila, poi mi dici.

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    1. Sono ermetica. Me lo hanno detto in tanti. Ma non so fare diversamente. No, non POSSO evitarlo. E' il risultato di un percorso, evidentemente.

      Vengo a leggerti, ora.

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    2. Potrebbe essere non necessariamente un percorso di amarezze diverse, ma anche di successive e più approfondite perlustrazioni
      entro te stessa. Conoscendoti propendo per questa ultima ipotesi.
      Ma a pensar bene l'ermetismo potrebbe essere una corazza protettiva onde precludere altrui l'osservazione delle tue intime mura. Potrebbe, sì.

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    3. E' un percorso di scrittura, credo. Più si scrive, più si cambia scrittura. E' inevitabile, credo. E l'ermetismo è il prodotto di un mutamento/crescita.

      Non so se sia una barriera, so che è il mio modo di proiettare al di fuori di me ciò che porto dentro di me. Riesco a dirlo solo nel modo che leggi perché è così che deve essere scritto per me.

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    4. Interessante la teoria della mutazione nei tempi della scrittura.
      Collimi un po' con la teoria di Jean Claude sulla possibilità di mutazione per via di letture diverse, ma in te sembrerebbe una mutazione soggetta al passar delle stagioni.
      L'ultima frase significa forse che tu pensi ermeticamente?

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    5. Concordo con Jean, infatti. Più si scrive, più si impara a scrivere. Più si legge, più si impara a leggere. Non è una riflessione banale, anche se potrebbe sembrare.
      Con questo intendo dire che il gusto e la pratica maturano, si diventa più esigenti con sé e con ciò che si sceglie. Chi non cresce nel tempo e con le letture, evidentemente, non potrà mai farlo. Ci si limita e ci si accontenta di rimanere negli standard soliti invece di cercare qualcosa di più.
      Jean è a livelli molto elevati, come avrai intuito. Io sono molto più in basso, ma non smetto di procedere. Magari un giorno arriverò dove si trova lui. Ma siamo persone diverse.

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    6. Sì hai ragione (non mi riferisco ovviamente ai livelli più elevati) sono livelli o, per dirla con Hegel, momenti. È una crescita, come mi pare abbia scritto tu qualche giorno fa, che non concerne “solo” la scrittura o la lettura, ma si tratta di una crescita tout court. Non ho mai letto per piacere, penso che la lettura sia utile per migliorare se stessi: si passa a uno stadio successivo, non rinnegando ciò che si è stati precedentemente, ma portando una parte di ciò che si è stati con sé. Ne abbiamo scritto anche con Vincenzo, quando si parlava dell’importanza della lettura non solo per uno scrittore.
      Potrà sembrare eccessivo, ma non riesco a pensare alla ricerca se non a quella che passa attraverso la cultura. Certo, il pericolo della determinazione, dell’astrattezza è molto alto, ma non posso che trovarmi d’accordo sul fatto che il gusto cambi e si cresca attraverso la lettura.
      Molto appropriata l’idea del gusto, per nulla banale.
      Saluti, Jean Claude.

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    7. Scusa Jean Claude, la risposta è per lei, ma io mi introduco per dirti che hai ragione.
      Da pittore ho commesso l'errore di ritenere che la conoscenza della miriade di correnti che spuntano quotidianamente come i funghi potesse intorpidire la mia originalità e quando mi sono reso conto del mio errore troppi treni erano oramai passati
      Per la scrittura concordo che solo leggendo si matura ciò che istitivamente hai dentro, quando lo hai, cioè il talento.
      È sicuramente anche una questione di gusto, ma il gusto matura con la comparazione con chi questo talento è riuscito ad affermare.
      Scusami ancora e ricevi un affettuoso saluto, Enzo

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    8. @ Jean: la lettura e la scrittura sono solo due dei vari processi di crescita complessiva di un individuo. Concordo. Hai scritto una parola densissima: "ricerca". E' questa la chiave per capire chi si è, dove si vuole andare e perché.

      Anche io ritengo la ricerca non possa prescindere dalla cultura. E cosa se no? Sorrido...

      Continuo a ritenere che i tuoi approdi siano elevatissimi, almeno per me. La tua ricerca si elabora, si riempie di nuove percezioni e continui approfondimenti. Per questo non avrà mai fine.

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  3. Bella. Mi piace soprattutto l’ultimo verso. Enigmatico.

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    1. Bella?
      Detto da te è un enorme complimento.
      Grazie Ettore.

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  4. l'hai letta la vecchia raccolta del nostro ex collega lankelottiano karlsen?

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    1. No, non l'ho letta.
      E non conosco neppure karlsen...

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    2. è solkross su lankelot. però è da una vita che non scrive più.

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    3. Infatti credo di non aver mai visto né letto nulla di suo suo Lankelot.
      Andrò a cercarlo...
      Grazie Andrea.

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    4. prova a chiedere al franchi. magari ha ancora qualche copia di postnovecento.

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    5. Va bene, proverò a scrivere a Gianfranco. Vedremo...

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    6. Se poi per caso ti arriva, fammi sapere. un po' ci tengo. (scusa per la rottura)

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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