13 marzo 2013

Perché no

"Perché no" era una risposta. La preferita di mio padre, ricordo. Io, ragazzina, che chiedevo il permesso (perché io dovevo chiedere il permesso) e lui che rifiutava di darmelo. Eppure di fronte alla mia domanda di spiegazioni ricevevo quel "perché no" sterile e murato che mi veniva inflitto senza null'altro. Ricordo che firmai un giuramento con me sola: a nessuno, in vita mia, avrei mai detto un "perché no" senz'altra ragione. E' la forma più angosciante di ottusità, è il metodo più subdolo per rifiutare l'altro e la sua capacità di comprendere. Qualche volta del suo permesso ho fatto a meno. Qualche altra l'ho odiato e basta.

[foto by S-t-r-a-n-g-e]

26 commenti:

  1. Io con mio padre non avevo diritto di replica.
    Se diceva no, non occorrevano spiegazioni ulteriori.
    Fortunatamente, tra lui e mia madre, era quello più permissivo.
    Devo a lui la mia voglia di infinita indipendenza.

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    1. Io la replica me la prendevo lo stesso. Anche se lui non aveva voglia di ascoltarla.

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  2. Perché sei donna e non sarai mai padre non capirai mai il perché. Negare una cosa ad una figlia fa star male un padre più che negarla a un maschio, che la pensa come lui. Lo fa star male due volte: la prima perché c'è sempre un occhio di riguardo per la bambina, la seconda perché le bambine al rifiuto appaiono come tante Maria addolorata sul Golgota.
    Perché non motivare un rifiuto?
    Con un maschio perché sai che si infuria e si leva di mezzo; con una femmina perché voi siete donne fin dalla nascita, pertanto subdole con il maschio di turno -il primo è papà- ed a qualsiasi motivazione opponete un ragionamento a grimaldello, che inviluppa qualsiasi brava persona, conducendola inevitabilmente a capitolare.
    Allora il "perché no" è brutto, ma liberatorio.

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    1. Sono donna e non sono madre, è vero.
      Non sono d'accordo sulla differenza tra un "perché no" detto a un figlio maschio e uno detto a una figlia femmina. In ogni caso ci si trova di fronte ad una non-risposta. Se chiedo una cosa e mi viene detto "no", è quasi un obbligo per un genitore far capire cosa c'è dietro a quel diniego. Tutto qui.

      Ragioni un po' per luoghi comuni, in merito alle donne. E mi dispiace molto.

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    2. Guarda che io sono profondamente convinto della superiorità delle donne sugli uomini a prescindere: più senso pratico, maggiore sensibilità, maggior adattamento alle diverse circostanze, e -diciamolo una volta per tutte- una intelligenza molto ma molto più ampia a 360° delle donne rispetto a quella acutissima degli uomini ma concentrata su pochi essenziali punti, non duttile. A testimonianza il mio blog ogni volta che parlo di donne, e i miei due romanzi, dove i personaggi femminili sono sempre scolpiti a tutto tondo e fanno sempre una bella figura.
      Il fatto è che io sono padre e nonno e zio di donne e donnine e future donne e so osservare attentamente, altrimenti non potrei dipingere e soprattutto non potrei scrivere di nulla.
      Non è un luogo comune, ma realtà: la voce di una bimba che chiede una cosa alla mamma è a volte dura, arrogante, ma diventa dolcissima quando, incassato il rifiuto materno, rivolge la stessa domanda al papà.
      Basta vedere la mia ultima nipotina, Alessia di 5 anni, come si manipola suo padre per vedere la donna, che si difende attaccando.
      Giusto così: a noi i muscoli a voi i sentimenti e un cervello molto ampio a capace.
      Ti dispiace anche questo mio ragionamento?

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    3. Le donne sono diverse, non superiori. A volte ho scherzato e scritto su tali differenze, ma non credo che le donne siano migliori.

      Quindi continuo a pensare che il tuo ragionamento si avvalga dei soliti luoghi comuni. Che divertono, ma non bastano.

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  3. mi sa che non hai figli.
    perché se li avessi il mistero ti si sarebbe svelato.
    figlia di una generazione analoga alla tua, giurai "mai dirò" un sacco di cose:
    questa casa non è un albergo,
    fai come vuoi, ma io non sono contento/a,
    e perché no.
    quindi mi sono spolmonata e abbarbicata per infinite riformulazioni del concetto che stava a supporto delle motivazioni che mi inducevano non dico al divieto ma quanto meno a indurre alla prudenza cercando di evitare lo scontro fisico ma alla fine, sfinita, confesso di aver riprodotto la formula del 'perché no' per poi arrivare, dopo l'ennesimo ' e perché?' al rafforzativo di un principio sacro anche per genitori atei: 'PERCHéééééé? perché lo dico io!'

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    1. Idem, ho fatto esattamente la stessa cosa!!! :)

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    2. No teti, non ho figli.
      Mi spiace che tu, come Amore evidentemente, non siate state in grado di spiegare ai vostri figli le ragioni di un "no". A me non sembra una cosa tanto complicata. Ma guardo la cosa ancora da figlia. E mi fa rabbia proprio come mi faceva rabbia quando ero piccola.

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    3. non dispiacerti perché per quanto mi riguarda sono capacissima di spiegare le ragioni dei no in un modo che vedeva/vede concorde il mondo intero, tranne il diretto interessato:(
      fortunatamente ho sempre pensato che in ogni caso esiste la differenza tra le figure genitoriali che ho conosciuto e il modello che ho applicato, almeno ci ho provato!
      ma fidati, i figli sono specialisti nel farti montare la carogna.
      riporto le sue testuali parole di qualche tempo fa?
      "sai mà, ti conosco così bene che il più delle volte mi divertivo a farti arrabbiare"
      insomma, se c'è una cosa che pare non mi rimprovererà saranno dei no immotivati:)
      ma presto mi prenderò la mia sana vendetta e la svelerò anche sul blog:)

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    4. Non ho figli, ma ho tre piccoli nipoti e so quanto possano essere insopportabili a volte.

      Forse tuo figlio non ti rimprovera dei no immotivati, ma sono sicura che qualcuno di quei no se li ricorda ancora.
      Scommettiamo?

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    5. ti sento molto accanita sul tema, credo dipenda dalla natura dei no che ti hanno detto.
      i miei sono all'interno di un percorso in cui, ad esempio, dalla prima media abbiamo concordato che le giustificazioni scolastiche le firmava da solo e devo dire che non mi risulta che abbia saltato le lezioni senza dirmelo.
      comunque sia non posso escludere che alcuni gli siano restati oscuri, pace!
      se la vedrà con una psicologa o farà un po' come gli pare.
      voglio dire che evitare di sbagliare è cosa impossibile.
      e penso quindi alla generazione dei miei di genitori, certamente meno aperta e più autoritaria.
      ora, se avessi dovuto vincolare la mia vita e i miei stati d'animo ai 'torti' subiti povera me!
      partendo dal presupposto che abbiano tentato di fare del loro meglio, se ciò nonostante hanno ferito, resta tuttavia il fatto che una volta adulti sta a noi stessi rimediare perchè i traumi vengano risolti e farci carico di essi.
      credo sia l'unico modo di rendere meno pesante l'esistenza rispetto a continuare a rivangare tempi e sbagli irrecuperabili.
      mia sorella a 64 anni suonati stressa ancora mia madre per ragioni di gelosia infantile patite una vita fa così da rovinarle gli ultimi anni che le restano.
      non è il tuo caso, il mio è solo un esempio che conosco bene e che mi fa dire che è importante conoscere dove e quali sono i conflitti che abbiamo ereditato o ci sono stati inculcati per poterli superare o quanto meno arginare.
      nel suo caso la gelosia e il senso di persecuzione, nel caso di chi ha patito troppi no immotivati, magari (ma sto improvvisando, quindi non sgridarmi:) qualcosa che ha a che vedere con limiti autoimposti.
      lo dico perchè sono certa che spesso l'imprinting emotivo condizioni l'individuo soprattutto nei momenti di fragilità.
      in ogni caso è così perche?
      perchè lo dico io!
      (NB tutto il commento è tra il serio e il faceto, siamo pur sempre su un blog non in gabinetto psichiatrico:) però ci tenevo ad approfondire con intento benevolo e costruttivo e non per spirito di polemica, sia chiaro!)

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    6. Non credo di essere particolarmente accanita. Se lo fossi sarei veramente una iena. Ho solo "sofferto" per il peso di quei di no che ancora ricordo.

      Dici che devo andare dallo psicologo?

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    7. why not?

      (è ironico, alias: che ne so? e poi la tentazione di mettere subito in pratica il consiglio qui sotto è irresistibile:)

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  4. Pensavo che basta un dubbio e altrettanto stupore per trasformare un "perché no" in "perché no?!". Ti abbraccio!

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    1. Oh! Che sorpresa... è un bel po' che non ti leggevo.
      Ben tornata.

      In merito al tuo commento: sì, in effetti basta solo un briciolo di stupore per mutare tutto.

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  5. Anche il mio rispondeva così, e mi faceva una rabbia terribile. Sarà la generazione. Io sono madre due volte, e, nonostante mi riveda in molti atteggiamenti che detestavo nei miei genitori e adesso comprendo, non ho mai risposto "perché no".
    Scusa se mi permetto, Euri, ma aggiungo che Iacoponi ha scritto un mucchio di sciocchezze, e subdolo sarà lui.

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    1. Questione di punti di vista, comunque non ho mai preteso di predicare una personale Bibbia.
      Subdolo io? Mi viene da ridere.

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    2. Ti fa onore, carissima espe, il fatto di essere riuscita ad evitare una risposta tanto sciocca e arida come un "perché no". Io l'ho patita parecchio e, se un giorno (mah!), dovessi avere un figlio (preferirei una figlia!), eviterò accuratamente di dare un "perché no" come unica, sola, immutabile risposta.

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  6. Mio padre un paio di volte me lo ha detto...
    però dalla sua ho sempre visto che era più dettato dalla
    stanchezza della lunga e pesante giornata lavorativa.

    Con mio figlio non l'ho mai detto...

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    1. Io spero di fare come te: se dovessi avere un figlio, non ho intenzione di dirglielo!

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  7. Anch'io sono figlio del padre del "Perché no". E anch'io come te mi sono ripromesso di interrompere questa tradizione, se mai avrò discendenti. Anche se allora odiavo quella risposta, ripensando a quei momenti, posso comprendere che non sempre le mie domande fossero semplici. Mi chiedo se in realtà quelle non risposte abbiano in parte contribuito a rendermi più indipendente e "stimolato" nella ricerca di quanto delle risposte, seppur banali, avrebbero potuto fare.

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    1. Questo non lo sapevo!
      Mi fa piacere scoprire qualcosa di nuovo della tua vita. Anche se avviene attraverso il blog.

      A me quel "perché no" veniva dato come unica spiegazione rispetto ad un altro mio "perché non posso fare questa cosa?". Ed era insopportabile.

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  8. anche io sono cresciuta con i "perchè no" e ricordo che pensavo "io mai". Ammetto che qualche volta sono stata tentata con mia figlia di liberarmi con un "perchè no", sai è poco impegnativo, fa fine e lo metti su tutto. Ma a quegli occhioni che mi guardano, a volte anche con sfida, non so resistere e così, a volte con un pò di fatica, altre meno, spiego il perchè della mia risposta negativa.
    Confesso però di aver detto "in questa casa vige una sola democrazia: la mia", ma per ora Ella ancora non si è lamentata formalmente

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    1. La tua bambina ha una brava mamma. Soprattutto perché si sforza di motivare i suoi "no". E' un po' faticoso, capisco. Ma sono sicura che lei te ne sarà grata.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.