12 marzo 2013

La chimica delle decantazioni

La misura dello scrivere risente della chimica delle decantazioni. Imparare a non dire è l'autentica arte di chi vuole dire. Per questo la buona scrittura non prevede, almeno per me, tracimazioni né diluizioni. Scrivere è un atto di rispetto per questo è necessario che venga nutrito da quell'intelligente riserbo che può divenire bellezza. Non è passivo distacco né scollamento da sé. Si tratta di scegliere il meglio e saperlo amministrare attraverso l'alchimia di parole, mente e temperanza. Procedere per sottrazioni non prevede misericordia: è un rischioso e sublime cammino tra le ombre.

[foto by ShiNoKoe]

12 commenti:

  1. Sottrarre significa usare le "parole" ed eliminare le chiacchiere.

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    1. Esatto.
      Detto in un rigo solo: perfetto!

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  2. Perfettamente espresso ma difficilissimo da realizzare. Infatti si è portati sempre ad abbondare, non per spiegare al lettore, ma a se stessi, come se i concetti che ti vengono su non siano sufficientemente esaurienti e completi di ciò che veramente pensavi e volevi dire.
    Poi dopo ci pensa l'editor a smembrare il testo della eccessiva "ciccia".

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    1. Lo sforzo che DEVE fare chi scrive è proprio questo, Vincenzo. Riuscire a dire senza essere straripanti. E non credo che tutti preferiscano abbondare. Lo fanno alcuni, ma credo debbano imparare a scegliere.

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  3. Non essendo io scrittore posso permettermi il lusso di seguire le ramificazioni dei pensieri mano a mano che li scrivo, salvo poi scoprirne gli eccessi o le lacune, colmando queste se possibile e togliendo quelli come fossero erbacce, anche se talvolta le erbacce sono più belle e autentiche delle piante curate e selezionate.
    Ma al di là di questa mia gratuita considerazione, il tuo pensiero non fa una piega.

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    1. Anche quelli che scrivono pensando di essere scrittori fanno come te. La mia personalissima opinione è che si dovrebbe essere un po' più severi con se stessi e fare opera di sottrazione.

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  4. ummm, hai sicuramente ragione.
    eppure c'è chi fa arte anche usando un diverso stile.
    tu potresti chiedermi di fare degli esempi.
    ne cito uno: geb e la sua ghirlanda, ma ce ne sono molti, solo che li frequento poco, quindi mi limito a quello.
    poi, se penso ai blog, c'è anche il discorso dello scrivere ad alta voce, dell'uso della scrittura per chiarire le proprie idee a sè stessi, e allora alcuni testi risultano coerenti con quello che auspichi, altri meno o affatto.
    secondo il mio parere, ciascuno può piacere o può risultare insopportabile, a seconda del momento in cui lo intercettiamo.
    dunque del tuo discorso apprezzo (molto) l'etica teorica, ma condivido meno la sua messa in pratica assoluta.
    come nell'arte figurativa.
    ok, il minimalismo, ma a volte pure il rococò può piacere.
    insomma, diciamo che sono d'accordo sulla 'misura' usata un po' per ogni cosa;)

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    1. E' giusto che ognuno abbia il proprio stile, ci mancherebbe.
      Ogni forma comunicativa si basa su "registri" diversi. Se scrivo in un blog lo farò in un certo modo, se scrivo una recensione lo farò in un altro, se scrivo un romanzo lo farò in un altro ancora.

      In questo post, onestamente, parlavo di chi scrive per arte, in senso autentico. Riflessioni che mi arrivano leggendo libri che diventano illuminanti.

      Il piacere o il dis-piacere che prova chi legge è pressapoco relativo. Chi scrive, di solito, lo fa più per sé che per gli altri.

      Domanda: che roba è "geb e la sua ghirlanda"?

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  5. e allora ribadisco che, secondo me e fortunatamente, si può scrivere per arte in più modi.
    altrimenti sarebbe come a dire che pomodoro è in assoluto meglio di fidia o canova oppure che schönberg sia meglio di vivaldi.

    risposta: ne avevo parlato (male) in un post, ma qui son più 'oggettivi'.

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    1. Chi scrive bene, teti, scrive bene e basta.
      E' ovvio che ogni scrittore/artista elabora il suo personalissimo stile. Ci mancherebbe!

      Chiaramente ci sono scrittori di qualità e scrittori che dovrebbero fare altro nella vita. Quelli che citi sono artisti magistrali, per questo sono divenuti ciò che sappiamo.

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  6. Spesso mi sta capitando di leggere liberi di oltre 300 pagine che narrano storie che si potevano raccontare in 150 pagine. Per fare un solo esempio: Upomini che odiano le donne. Ma questo è solo il mio parere ovviamente.

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    1. Trovo in continuazione libri che potevano essere scritti con meno della metà delle parole che sono state utilizzate.
      La mia battaglia contro lo spreco di parole è sempre in atto!

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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