21 febbraio 2013

Sono sempre qualcosa negli occhi di un altro

Non sono veramente chi so. A volte nemmeno mi basterebbe. Altre volte rinnegherei perfino la mia epidermide. Appaio, sempre e comunque, negli occhi di chi vede ciò che vede. Interpreto ruoli, in fondo. Senza quasi averne coscienza. Perché chi guarda inietta in me sostanze o le ritrae, proprio come se tracciasse desideri o scavasse diffidenze. E mi trasformo in qualcosa negli occhi di un altro. Un riflesso di cui percepisco appena l'ombra o neppure quella. Ci saranno domande in embrione o acini di pensiero o indifferenze grandi come conchiglie là dietro. Ed a me non resta che accarezzare altro vento.

[foto by EltonTurkey]

14 commenti:

  1. Questa è una vera perla, è come se ogni parola ci guardasse dentro.
    Tu sei una scrittrice amica mia.

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  2. e a volte da pure fastidio...

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    1. Confermo.
      Anzi, più spesso di quanto immagini.

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    2. magari fosse sempre "la bellezza è negli occhi di chi guarda"...

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    3. Purtroppo accade di rado, caro Riccardo!

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  3. Piuttosto acuto per non aver mai letto Spinoza.
    Ottima prosa sulla semiotica delle affezioni.
    Sto leggendo in questo periodo La semiotica di Spinoza e ti sorprenderesti nel riscontrare le affinità tra questo tuo breve scritto e quel saggio.
    Sarebbe interessante da parte tua approfondire l'argomento.
    Te lo auguro.

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    1. Conservi sempre l'abitudine di divenire ciò che leggi o studi. Non ho letto Spinoza. Forse lo farò, un giorno. Quando sarò in grado di farlo.

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  4. Mi fa piacere che tu riconosca quando sia io a scrivere; mi dispiacerebbe se confondessi.
    Bene.
    Comunque, ammetto che quando un autore mi colpisce mi fermo su di esso per periodi piuttosto lunghi. Divenire ciò che leggi non è un'espressione errata, in effetti.
    E' una filosofia molto pratica quella di Spinoza, se non lo si vuole, non ci si perde in astrazioni: è straordinario.
    Comunque, per iniziare sarebbe interessante leggere Cosa può un corpo, un corso introduttivo di Deleuze su Spinoza.
    Si trova anche sul web, ma in francese.
    Penso tu sia tranquillamente in grado, quando ne avrai voglia sarà una bella scoperta.
    Ciao.

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    1. Sì, credo di riuscire a riconoscerti (quasi) sempre.

      Ricordo bene che quando un autore ti colpisce, lo approfondisci con passione. Ed è così che diventi ciò che leggi.

      Spinoza, per ora, non saprei gestirlo. In ogni caso ti ringrazio per il suggerimento.

      Ciao.

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  5. non serve specchiarsi negli occhi degli altri, cosa vuoi che capiscano gli altri di noi, noi che non ci capiamo nemmeno noi?
    sì va beh ci siamo capiti no?

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    1. Non mi specchio negli occhi degli altri. Non intendevo dire questo. Intendevo solo dire che sono sempre qualcosa negli occhi degli altri. Non so cosa e, forse, nemmeno vorrei saperlo.

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  6. Arrivo in ritardo, causa ospedalizzazione forzata, ma in tempo per dirti che confermo l'opinione di ruhevoll e di non capire perché tu ci ridi sopra. Non è necessario scrivere 500 pagine per essere scrittori, basta scrivere un post come questo.
    "E a me non resta che accarezzare altro vento"
    potrebbe essere già da solo una poesia.

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    1. Non preoccuparti.
      Tu arrivi sempre. Tardi forse, ma arrivi regolarmente.
      Basta avere un po' di pazienza...

      So che tu e ruhevoll siete d'accordo su quel tema. Io non lo sono altrettanto. E credo proprio che serva altro per considerarsi scrittori.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.