7 novembre 2012

Spaccapietre

Mio nonno V. era uno spaccapietre. Ricordava tutte le "sue" cave e le "sue" strade. Perché, quando lavorava lui, le cave si aprivano a mano e le strade lo stesso, inarcandosi lungo i profili sbiancati delle montagne. Ha toccato persino le viscere delle Alpi. Lui, un abruzzese burbero e di pochissime parole. Spigoloso come le sue pietre, con le mani scolpite dal tempo e dalla fatica. Un mestiere, il suo, che nemmeno si ricorda perché le macchine lo fanno meglio e senza sudore. Spaccava pietre, mio nonno. Ed io so che lo faceva immerso in quel silenzio che lo ha sempre aiutato a capire tutto il resto.

[foto by LEONELMUNIZ]

19 commenti:

  1. L'anno scorso per puro caso conobbi degli abruzzesi che stanno lavorando in svizzera alla galleria Alptransit.

    :)

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    1. Non vorrei sbagliare, ma mi sembra che mio nonno abbia lavorato al traforo del Gran San Bernardo.

      A quanto pare gli abruzzesi restano scavatori di gallerie!

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  2. Tuo nonno spaccava pietre? Fantastico! Mi piace pensare che un po' delle pietre che spaccava tuo nonno servissero al mio che le deponeva sul tracciato delle ferrovia. Era un manovale delle FFSS, guadagnava poco e mangiava tutto quello che mia nonna gli cucinava senza alzare mai il naso dalla scodella. Questo alla sera, perché al mattino andava via alle cinque con piova, sole o vento. Andava a metter pietre, traversine di legno e rotaie. Era un toro di un metro e sessantadue, più largo che lungo, ma ce la faceva a reggere su una spalla il peso di una rotaia.
    Da noi era un mito.
    Dove sono finite quelle querce silenziose e operose?

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    1. Fantastico spaccare pietre?
      Poi la sintassi, la punteggiatura.
      Euridice, ma quand'è che glielo dici?

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    2. Ma tu chi credi di essere da poter giudicare come scrivo io?
      Quali sono gli errori di sintassi?
      Quali sono gli errori di punteggiatura?
      Probabilmente l'unico errore sta nella tua testa e fantastico sarebbe spaccare la tua, che certo è più dura della pietra.
      Scusa Euri.

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    3. Fai bene a scusarti con la tipa, poverina. Non immagino neppure quante idiosincrasie sintattiche le avrai causato. Lei, almeno, la forma la salva.
      Facciamo così: tu prova a riscrivere, con estrema calma, il tuo commento. Se continuerà ad essere grammaticalmente puerile, te lo riscriverò io. Va bene?
      Un caro saluto.

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    4. Tu sei un povero sciocco e mi fai pena. Dalla tua frase "Euridice, ma quand'è che glielo dici?", peraltro cacofonica, riveli di esserti divertito a cercare sgrammaticature ed errori sintattici in ciò che scrivo da parecchio tempo.
      Continua pure a divertirti, se ti allieta la vita. Dopo tutto da una recente statistica della "Bild Zeitung" il 70% del mondo ti appartiene. Tanta è secondo la Bild la quota degli stupidi sul nostro pianeta.
      Con profonda disistima.

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    5. Vorrei risponderti, ma qualcosa mi frena.
      Mettiamola in questo modo.
      Ti rispondo se e solo se riesci a scrivere, nell’interezza della tua argomentazione, anche una sola proposizione senza errore alcuno, ok?
      Una sola proposizione, non chiedo molto. Fino ad ora non ci sei riuscito.
      Capisco che sia imbarazzante e che tu debba ricorrere al turpiloquio, ma non importa.
      Sono qui per mero altruismo, ti aiuterò comunque.
      Su, ora riprova perché questa era peggio della precedente.
      Un caro saluto.

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    6. Anche io vorrei risponderti, ma mi frena il rispetto che ho per la nostra ospite, che non merita queste stupidaggini.
      Non accetto la tua provocazione. Con questo chiudo qualsiasi altro contatto con te.

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  3. tempo fa accennai alla storia degli abruzzesi "acrobati delle dighe" che trovi qui CLICK
    nel video c'è un po' di quei tempi, guardalo, magari c'è anche il nonno:)

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    1. Ho visto il video.
      No, mio nonno era marsicano. Come lo sono io.
      Lettomanoppello si trova nel pescarese.

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  4. nei solchi delle sue mani restano incise parole immortali, che non troverai in nessun libro.

    Dolce giorno mia

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    1. Le sue mani non posso più vederle. Lui è "andato avanti" (come dicono gli Alpini) diversi anni fa, ormai.

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  5. So bene cosa vuol dire spaccare le pietre, perché per un particolare caso del destino mi sono trovato a fare un lavoro duro, che avrebbe dovuto fare la ruspa. Quando per la prima volta picchi forte con la mazza pesante, la pietra te la rimbalza restituendoti il colpo nelle mani e già dopo una decina di minuti ti riduce in pezzi, mentre lei, la pietra, neanche una scalfitura. Poi, pian piano, impari a conoscerle le pietre, moderi la forza e miri giusto, là dove senti che c'è il punto debole. E allora vedi che la pietra non resiste, si apre facilmente come una cozza. Ma quanti notti insonni ho passato con le mani e le braccia che dolevano e che non potevi utilizzare neanche per prendere in mano una penna o una forchetta!

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    1. Io non conosco la durezza di certi lavori. Mio nonno, se ci fosse, comprenderebbe perfettamente le tue sensazioni!

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  6. Non ho idea di quanto possa essere faticoso un lavoro simile, ma l'immagine e il suono, quasi onomatopeico, che deriva da questa parola lascia immaginare la sua durezza. Purtroppo i nostri nonni non hanno avuto quella famigerata sorte di essere impiegati statali e altre posizioni comode. Io le pietre le manderei a spaccare a chi ha fatto crollare quello che i nostri nonni hanno tentato di costruire per le generazioni future. Hanno combattuto per farci avere la libertà, la democrazia e invece ne è rimasto "il resto di niente".

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    1. Neanche io ho idea di cosa significhi fare un lavoro del genere. E temo che in pochi, oggi, lo facciano un lavoro del genere.
      Spaccare pietre potrebbe servire come strumento educativo? Oddio, non so. Però, per certi soggetti di nostra conoscenza, si potrebbe fare almeno un tentativo. Sorrido...

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  7. Un post in bianco e nero, asciutto e severo. Ti ammiro per come lo hai scritto, mi dispiace per i deficienti che vedo passano anche da te.

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    1. Grazie, oblivious.
      In merito ai soggetti di cui parli, non ci bado nemmeno più. Significherebbe dare loro un briciolo di attenzione e quindi sprecare risorse.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.