7 ottobre 2012

Sala d'attesa

In questi giorni sono stata in una sala d'attesa. Ore ed ore. Pareti di un verde indeciso, una pianta dall'aria spenta e facce che si muovevano senza troppa apprensione. Eppure un ospedale è un luogo dal quale mi aspetto immediatezza e dinamismo. No. Si va con calma, tra una chiacchiera e qualche bisbiglio. Oltre alle solite pacchiane dimenticanze e ad una pila di scartoffie che rallentano i già rugginosi meccanismi di una macchina ridotta allo stremo. Aspetto e penso che queste ore sono la mia vita. Uno sperpero di tempo che somiglia ad un'espropriazione. Cosa di cui avrei fatto volentieri a meno.

[foto by ShiNoKoe]

20 commenti:

  1. L'importante è uscire da lì sapendo di stare bene. Mi piace il "verde indeciso", com'è?

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    1. Uscire da lì è un grosso sollievo, sì.
      Il verde indeciso?
      Non so. Anzi, non sa.

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  2. sempre portare da leggere, da scrivere, il lavoro a maglia, l'argenteria di casa da lucidare, qualcosa da fare quando si è per uffici e strutture pubbliche.
    aiuta anche a stare con gli occhi aperti perchè a parte i colorini rilassanti secondo me, mettono dei narcotici negli aeratori perchè come ti siedi hai già sonno.

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    1. Infatti mi ero attrezzata con il mio libro, un giornale e persino delle parole crociate senza schema, le mie preferite.
      Ma quel tempo e quel luogo sono davvero noiosi.

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  3. Quando ero un giovanotto io la gente non voleva andare in ospedale, perché, dicevano ed era la credenza comune, in ospedale si muore.
    Oggi pure a quel che si legge, anche se non in tutti. Ma alcuni anni or sono dovendo portare mia moglie in un ospedale "friulano" nuovo di zecca (eravamo in ferie e le era andata addosso una ragazza polacca in bicicletta e volevamo solo appurare se ci fosse qualche frattura o mini frattura), ho continuato a girare con la macchina intorno ad un edificio su cui campeggiava una croce rossa in neon, visibilissima, ma di cui non si riusciva a trovare l'ingresso. Era nascosto da una altissima siepe di mirto o di mortella non ricordo, e praticamente si trattava di un corridoio, meglio chiamarlo un budello, attraverso cui mi sono chiesto come avrebbe potuto passare una eventuale barella con un ferito.
    Non ti dico la sala d'attesa, nuda come un verme marsicano, e non ti racconto dell'attesa al "pronto soccorso", dove non c'era un medico né un infermiere.
    Parliamo della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, non della Basilicata.

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    1. Mi spieghi com'è un verme marsicano?
      (Sono marsicana anche io...)

      E poi: se un abitante della Basilicata passasse di qui potrebbe anche arrabbiarsi.

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    2. Volevo appunto fare un complimento alla tua terra: una volta, un'infinità di anni ormai, nella campagna nei pressi di L'Aquila abbiamo visto una coppia di vermi assai ben nutriti. Non li ho mai dimenticati, dovevano essere benestanti:)
      Non sono un classista, dio ce ne liberi, ma basta accendere la TV per essere informati della mala sanità, che alberga nel Sud del nostro Bel Paese.
      Non si dovrebbe arrabbiare con me, ma con chi lo governa il buon abitante della Basilicata.

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    3. Coppia di vermi benestanti. Mah... mi lascia un po' perplessa, ma non importa.

      Comunque: la malasanità italica è piuttosto trasversale, credimi. Ci sono ottime strutture anche al sud e pessimi ospedali anche al nord. Non dovresti credere a tutto quello che dice la TV. E' un errore abbastanza pacchiano.

      Non conosco la realtà sanitaria della Basilicata ma immagino non sia tanto diversa da quella di altre regioni. In Abruzzo, tanto per restare in terra a me nota, sulla sanità sono saltate in aria carriere politiche ben avviate (vedi Ottaviano Del Turco) e milioni di euro.

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    4. Sono d'accordo e me lo sono più volte pensato che la nostra TV sia piuttosto tendenziosa e bugiarda, cioè trasmettono le notizie a singhiozzo, calcando la manina un po' qua e meno là.
      Di Ottaviano Del Turco avevo notizia, ma non dalla TV, l'avevo letta sul Corriere della Sera.

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  4. Pensa, inoltre, se passasse di qui un abitante della Basilicata con un certo interesse per l'interpunzione; altro che arrabbiarsi.

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  5. Lo supponevo, e non da oggi...

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    1. Io invece l'ho trovato carino.
      Ecco a voi: un abitante della Basilicata che si incavola perché qualcuno lo ha disprezzato in quanto tale.
      Carini quei due punti, vuoi mettere...

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    2. In generale: avrebbe dato fastidio anche a te il paragone che hai fatto poco sopra tirando in ballo la Basilicata se fossi stato un abitante di questa regione.

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    3. Guarda che potevo dire anche Lazio, non so nemmeno come mi sia venuto fuori dai tasti la Basilicata, forse perché conosco qui una famiglia lucana che ogni volta mi fa una capoccia tanto coi guai della loro regione.
      In generale: sì mi sarei tanto incazzato sentendo tirare in ballo la mia regione se ne fossi stato un abitante.
      Ma allora dovrei pesare le parole una per una, cosa che non ho mai fatto. Cominciare adesso? Non credo che ci riuscirei.
      Anche tu te la sei presa per i vermi marsicani, laddove non c'era alcuna denigrazione, ma soltanto fantasia.:)

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    4. Le parole vanno sempre soppesate. Soprattutto quando vengono scritte e restano lì, nero su bianco. C'è sempre una reazione dopo un'azione (qualsiasi azione).

      So bene che non volevi denigrare la Basilicata né altre regioni italiane ma, seppure involontariamente e in totale buona fede, lo hai fatto.

      La battuta sui vermi mi è sembrata solo molto strana. Per questo ti ho chiesto lumi. Ma non me la sono presa affatto!

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    5. "Te la sei presa" era detta in senso bonario, diciamo un tentativo di sfottò. Non ho mai messo in dubbio il tuo alto IQ.
      Per il resto, verba volant scripta manent, vecchia ma sempre valida. Ma sarà per effetto del web che certe volte mi lascio un po' andare, più del solito volevo dire.
      Comunque non mi sembrava poi così offensiva alla fin fine. Di solito rileggo e questa non l'avevo vista così indigeribile, ma era solo la mia opinione.

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  6. Aspetta. Fammi ricordare, un attimo, di quante volte mio padre ha fatto correre i carabinieri nei corridoi degli ambulatori. Gente che deve essere presa con un po' di forza, altrimenti continuano a fare i sonnambuli ambulanti.

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    1. Non posso che comprendere la rabbia di tuo padre e di chi, in quegli ambienti, dopo estenuanti ore in attesa, cerca almeno un minimo di attenzione e di sollecitudine.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.