12 luglio 2012

"Piuttosto che" non è "o"

Ormai lo dicono tutti. Anche quelli seri, quelli che del parlare e dello scrivere hanno fatto arte o mestiere. Parlo del "piuttosto che" usato in maniera disgiuntiva. "Piuttosto che" non è "o" e quindi non può e non deve prenderne il posto. So bene che per molti è un'inezia su cui si può allegramente sorvolare, una fisima da italiana puntigliosa, ma per me non lo è affatto. La nostra lingua vive e germoglia in continuazione ma certe deformazioni, tra lo snob e l'ignorante, continuano a darmi fastidio. Perché da un'alterazione apparentemente banale (e del tutto errata) si generano altre distorsioni, gemelle ed affini, che vanno a calpestare la logica e la bellezza di una lingua che pulsa.

[foto by Cyril-JP]

27 commenti:

  1. Qualche anno fa anche a me dava fastidio, poi mi è entrato nelle orecchie e ci ho fatto l'abitudine. Che dire per esempio "gli" adoperato al posto di "loro" e che adesso anch'io ho cominciato ad adoperare (non sempre)?

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    1. A me dà fastidio anche adesso. Come mi danno fastidio una marea di anomalie e deformazioni che prendono piede soprattutto "grazie" alla TV.
      Il dramma è proprio questo, Alberto: che ci si fa l'orecchio. E dal farsi l'orecchio ad utilizzarle abitualmente il salto è breve. Purtroppo.

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  2. Obbiettivo e obiettivo...sono tanti gli esempi che potremmo addurre a questa discussione linguistica. Certo, l'italiano è una lingua viva, occorre usare parsimonia e pazienza.
    Buna giornata

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    1. Alcune differenze si notano solo nello scritto. Obiettivo ed obbiettivo (preferisco ed uso sempre la prima forma) sono utilizzati indifferentemente. In ogni caso non c'è errore. Nel caso di "piuttosto che", invece, l'errore c'è ed è mastodontico.

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    2. Mi rassicuri in parte. Premetto che quando scrivo, sicuramente commetto numerosi errori. Per quanto posso però provo a capire quando sbaglio. Obbiettivo e obiettivo sono entrambi corretti. -Piuttosto che- io lo utilizzo con il senso di -invece- e non con quello di -oppure-. I dubbi che mi fate venire con queste discussioni solo io li so! Ciao Euridice

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    3. Sorrido...
      I dubbi su come si scriva o come si dica una parola o una serie di parole vengono a chiunque. Poi c'è chi si premura di controllare perché vorrebbe evitare errori e chi, invece, se ne frega e scrive o dice quello che viene.

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  3. C'è una cosa che mi assilla come scrittore: trovare la scrittura del futuro. Ad un certo punto però ti ci incarti in questa ricerca e diventa un tormento. Allora?
    Allora mi sono ricordato che sono anche un pittore e che uno dei più grandi in assoluto, Picasso, diceva di avere lavorato tutta la vita per poter disegnare e dipingere come un bambino. Mi si è accesa una lampadina nel poco cervello che mi è rimasto: ecco, mi sono detto, dovrei riuscire a scrivere con l'innocenza di un bambino.
    Non so se ci riuscirò, ma ci proverò fino che mi resteranno cellule attive 'n da a capa. Di sicuro un bambino non direbbe mai "piuttosto che", quindi ti ho detto come la penso io.

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    1. Sorrido.
      Scrivere come un bambino?
      Prova a leggere Paolo Nori. Mi dirai.

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    2. Non "scrivere come un bambino", ma scrivere con la facilità e l'innocenza di un bambino, ma tu hai perfettamente capito quel che volevo dire.
      Non conosco Paolo Nori. Mi metti in ansia...:)

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    3. Ho cercato Paolo Nori su Internet. Trovato un post del 7 luglio, poi pubblicato su Libero lo stesso giorno. Titolo "Com'è andato il Premio Strega".
      Letto fino alla fine. Allucinante.
      Se questo qui scrive i suoi libri in questo modo sai che bella tiritera sul filo a piombo, mi sono detto e mi sono riproposto di non comperare mai un libro di Paolo Nori. Grazie della dritta.

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    4. anch'io sto scrivendo come un bambino!!! =D

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    5. @ Vincenzo: ho trovato il pezzo di cui scrivi. Ecco: Nori è così. Non ti sembra "bambinesco"?
      Io non lo reggo, ma a tanti (vedi je) piace.
      De gustibus...

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    6. @ Riccardo: e come scrivono i bambini?

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    7. con un dito solo sulla tastiera =D

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    8. Hai ragione. E' proprio così che scrivono i bambini...

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    9. Rik, hai dimenticato il dito in bocca, e quando lo levano di lì lo spostano di un paio di centimetri, infilandoselo nel naso. Cerca di essere preciso...:DDD

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    10. beh, di solito il dito in bocca è il pollice mentre quello che ti ho visto infilare nel naso è l'indice =D

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  4. A me "Bassotuba non c'è" piacque molto.

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    1. Ma tu sei suo conterraneo (quasi) e magari lo capisci meglio di me.

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    2. Santapace. Adesso vado a tirar fuori il libro e cerco di ricordarmi perchè mi era piaciuto (oh, io non mi ricordo mai una trama nè niente, però so che mi era piaciuto). Poi ti dico.

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  5. piuttosto "che"???
    piuttosto di (semmai)
    son forme, diciamo dialettali, che da snob quale sono mi fanno smettere all'istante di prestare orecchio al discorso (e ultimamente ho spesso il dubbio di esser diventata dura d'orecchi:)

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    1. No, teti. E' proprio "piuttosto che". E le orecchie sentono più che bene!

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  6. Ahah mio papà rabbrividisce sempre a sentire quel "piuttosto che" usato all'infinito. E io pure. Non è un dramma, vero, ma c'è da piangere un po'. Le lingue che arrancano e rischiano di morire per distrazione, fanno sempre intenerire. Viene voglia di salvarle.

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    1. Io rabbrividisco proprio come il tuo papà. E credo che, insieme a te e ad altri, ne abbiamo motivo.
      Salvare un pezzetto della bella lingua italiana è missione a cui mi immolo volentieri.

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  7. Io ho avuto il dispiacere di sentirlo pronunciare col significato di e congiunzione.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.