22 giugno 2012

Er mondo è de chi c'ha li denti (*)

Squali o cani non fa differenza. Qui servono i denti. Anzi, le zanne. Ché senza non si va mica avanti. Di solito, infatti, si torna indietro. Al massimo si resta dove si è. E non è proprio quello che uno pensa di dover fare quando in questo mondo ci nasce senza neppure essere stato interpellato. Perché in questo pezzo di universo squilibrato ti ci ritrovi nonostante. E se al posto dei denti (o delle zanne) hai labbra secche e bocca amara non hai che da provare a respirare profondo tentando di non soccombere. Fino a quando reggi. Poi a sbranarti ci pensa qualcun altro. Un sano e spietato portatore di denti (o zanne).

[foto by xXNightWalkerXx]

(*) dal film "Accattone" Pier Paolo Pasolini

26 commenti:

  1. Potessimo almeno sviluppare una corazza robusta tale da non farci penetrare le fauci acuminate. Così i più voraci non avrebbero altro da mordere che la loro stessa coda.

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    1. Sì, sarebbe perfetto.
      Ma non accade quasi mai.

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  2. Le zanne devono essere forti e acuminate. Chi, come me, comincia ad averle traballanti deve procurarsi un buon dentista alla svelta. Mio nipote Fabio l'ha immediatamente capita, non quella del dentista perché ha 4 anni beato lui: lui morde prima di ragionare, poi parla, anzi strilla. Ecco una cosa che non hai scritto nel tuo breve, ma mordace (!) post: non solo devi mordere, ma devi strillare prima e dopo il morso, ché tutti si accorgano che tu puoi, sai, vuoi mordere.
    Insomma in parole povere, usando il mio bellissimo dialetto: tu devi da mette paura ar monno, tu devi.

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    1. Tuo nipote, a quattro anni, è uno squaletto.
      Ovviamente incontrerà squali peggiori di lui. E dovrà farci i conti.

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  3. Forse basta nutrirsi di passati di verdure, yogurt, uova, frullati (tutta roba buona anche senza denti). Praticare una sessualità che non sia appropriazione, sopraffazione o annullamento dell'altro. Avere un rifiuto istintivo verso chiunque voglia farci credere che siamo naturalmente portati all'aggressività. Costruirsi una buona e robusta casa-identità-corazza e aprirla solo ad amici "vegetariani".
    E poi... che gli altri si scannino pure a loro piacimento.
    Sorrido e cerco di non soccombere al pessimismo, anche se a volte ne avremmo validi motivi.
    Un abbraccio

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    1. Una discreta e sana dose di distacco, insomma. Ma di quello salutare e necessario, intendo. Una forma intelligente di evitare incontri con soggetti "mordaci". E' che a volte te li ritrovi attorno senza rendertene nemmeno conto.
      Un abbraccio a te!

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  4. E' vero.. però c'è di buono che se la vita ti ha morso a fondo più volte, ti fai la pelle dura e poi al prossimo attacco, i denti minacciosi si rompono..

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    1. Credo che in natura parecchie creature si comportino così. E noi, pur essendo umani, rientriamo nella cerchia animale. No?

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    2. Della serie: ciò che non ti distrugge ti fortifica- un giorno questo dolore ti sarà utile- e via dicendo.
      Non trovo che sia così semplice.
      Dipende dalla ubicazione del morso ... dalla profondità del morso ... da come la tua pelle ha reagito ad esso, da quante piastrine sono accorse e dalla qualità di queste piastrine.
      Nel caso sia rimasta una cicatrice, in quel punto la pelle non è più coriacea ma solo più fragile, e se riceve un altro morso la ferita può riaprirsi e ulcerarsi.

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    3. Certi morsi, come dice Sara, ti fanno diventare più forte e coriacea. E per fortuna, direi. Capita a tutti di incontrare cattive persone che, in un modo o dell'altro, lasciano delle ferite. E' fondamentale imparare e non farsi fare di nuovo altro male.

      Ovviamente, Silvia, possono verificarsi situazioni e "morsi" di tantissimi tipi. E molto dipende dalla sensibilità e dalla capacità di reazione della "vittima".

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  5. Possibile che tutto sia riducibile a uno scontro? Pur pensandola come te, voglio sperare che esistano altri modi primeggiare con merito. Speranza e consapevolezza si scontrano.

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    1. No, a volte gli scontri possono essere evitati. Magari con il giusto approccio, proprio come quello che suggeriva poco sopra, nel suo commento, Ruhevoll.
      Il merito? Io ho un po' perso il senso di questa parola applicata alla vita "normale". Spero che qualcuno o qualcosa riesca a farmi ricredere. Per ora non è così!

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    2. "Primeggiare con merito": mi sembra il titolo di una bella favola, come quelle che raccontano le nonne ai nipotini per farli stare buoni.
      La mia esperienza pluridecennale mi ha insegnato che il merito difficilmente viene premiato.

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    3. Il merito è tante, troppe cose, incluso il saperci fare. Non si ferma alle competenze, va oltre. Arriva al carisma. Io non ho un'esperienza pluridecennale, spero di farmela. :)
      Mio nonno, per farmi stare buono, mi portava a fare lunghe passeggiate, e mi raccontava di guerre e grandi generali, amici suoi.

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    4. "Te beato, gridai...": hai avuto una voce di nonno narrante. A me le favole le raccontavano solo le due nonne; quando ero in grado di capirle i miei nonni non le raccontavano già più.
      Il saperci fare è un merito? Dipende da cosa sai fare e da come ci sai fare. Che il carisma sia un merito mi piace.

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    5. Il "saperci fare" mi sa tanto di "paraculaggine" (e scusate il francesismo!).
      Cosa significa "saperci fare"?
      Essere un po' più furbi?
      Essere più accattivanti?
      Essere più opportunisti?

      Il carisma è una dote innata. Come il fascino. Ma il "merito", per me, è un'altra cosa.

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    6. Ecco brava, lo hai detto tu che sei donna e ti viene più facile: quello che ci sa fare è colui che a Roma si chiama un "paragulo". È un furbo della malora -non occorre che sia anche intelligente, anzi meglio di no, altrimenti si esimerebbe dal fare appunto il paragulo-, che sa quando deve essere sottomesso, accattivante dici tu, e naturalmente sfrutta tutte le occasioni, le opportunità.
      Il carisma o ce l'hai oppure no.
      Il merito, a volte, è subire i colpi della sorte senza dire mai di essere uno sfigato, ma continuare a credere in se stessi con tenacia con determinazione, costi quel che costi, anche inimicandosi persone, anche lasciandosi sbattere in faccia le poche porte ancora rimaste aperte.
      Qualcuno chiama questo "superbia". Io dico che la superbia, quando ti porti a superare ostacoli insormontabili, sia una virtù.

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    7. Io conosco la versione, comunque romana, che contempla la presenza della "c": paraculaggine. Ma il senso, a quanto leggo, è il medesimo.

      La superbia, se non ricordo male, è uno dei sette vizi capitali. A prescindere da questo dettaglio, i superbi si sentono superiori agli altri per motivi che, a volte, non sanno neppure spiegare ma ciò che cercano è soprattutto il riconoscimento delle loro (presunte) capacità dagli altri. A volte un breve bagno d'umiltà può servire!

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    8. Sulla "c" oppure la"g" tiro lungo perché vanno bene tutte e due, entrambe romane, dipende dalle zone e dall'età di chi chiacchiera:))
      Ho detto che qualcuno chiama superbia la tenacia, la forza che ti permette di sopravvivere quando tutto va storto. Se è superbia allora in quel caso non è un vizio ma una virtù. Lo so che ho un modo di ragionare un tantino contorto. Mio papà mi diceva: "Te capisci in corpo da solo". Ma tu sei abbastanza intelligente da interpretare i meandri della mia capoccia...:)

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    9. Non credo che la tenacia o quella forza che ti porta ad andare avanti sempre e comunque possa essere considerata o chiamata superbia.
      Ma ho afferrato il senso!

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    10. Ero sicuro che avresti afferrato il senso del mio sproloquio.
      Ciao.

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    11. Se il mondo va così, pazienza.
      Quelli senza denti (che hanno un'espressione indubbiamente più simpatica) probabilmente hanno pensato di farli propri in una futura vita che prima o poi arriverà (sempre a loro insaputa).
      Nel frattempo, lasciano volentieri il campo a chi ha denti per sbranarsi a vicenda.
      Loro, sono già altrove.

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    12. Sì però nel frattempo gli "sdentati" non hanno passato un'esistenza divertente.

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    13. I dentati si?

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    14. Decisamente. Per loro, s'intende.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.