9 maggio 2012

Scrittori improbabili

Aldo Montano ha appena scritto un libro. Come Valentina Vezzali, Flavio Insinna, Carlo Verdone e Veronica Pivetti. Non potevano mancare Fabio Volo, Vasco Rossi e Luciana Littizzetto. Fanno poi da codazzo tutti quei comici ed attorucoli che, solo perché passano del tempo in TV, si sentono in dovere di scrivere pagine di gag e battute. Il dramma (perché di dramma trattasi!) è che questi tizi vendono. Risalgono le classifiche e se ne sente l'eco negli orridi show del piccolo schermo che offrono loro spazio e visibilità. Non mi sogno neppure di leggere un libro scritto (scritto?) da Montano o dalla Pivetti, ma continuo a domandarmi come mai in tanti lo facciano.

[foto by yup12]

36 commenti:

  1. A domandarsi perché la gente fa cose stupide si rischia la depressione.

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    1. E' che ogni tanto mi serve fare questa domanda. A me e a chi passa di qui. Ma solo per non sentirmi depressa!

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  2. Che classe e gentilezza hai avuto a definirli solo "improbabili". Adesso ci si sono messi anche telecronistuzzi e showgirls sportive di sky, che spammeggiano in studio sui loro "romanzi". Ma in effetti la colpa non è solo loro, né di un'editoRAGLIA sempre più mercantile nel senso più deleterio e gretto del termine. Se vendessero le undici-dodici copie che meritano di vendere, poi la smetterebbero. Come diceva Moretti alla fine di quel film? "Pubblico di merdaaaaa... Pubblico di merdaaaa..."

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    1. p.s.
      e quell'odiosa nuotatorella? non l'avrà ancora pubblicata la cronaca rosa dei suoi stucchevoli amoruzzi da piscina, con cui i giornali ti martellano i coyotes anche se non vuoi, perché ti tocca intravvedere i titoli?
      (oddio, spero di non darle adesso io l'idea... :D)

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    2. Non sapevo che le showgirls sportive sky scrivessero libri. Non ho sky e non so niente di showgirls sportive soprattutto perché non le reputo degne di alcun interesse.

      L'editoRAGLIA, a mio avviso, è la grande colpevole. Non penso che a questi "improbabili" (improponibili?) scrittori venga in mente da sé che la loro vita o la loro carriera meriti addirittura un libro. Ma in un tempo in cui un libro non si nega a nessuno, tanto vale sfruttare un nome e fregare quei fessi dei lettori che il libro se lo vanno a comprare. Poveri loro.

      P.S. Oddio... spero che non passi di qui né lei né un editore.

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    3. voglio tranquillizzarti: il mio interesse per le showgirl sportive è pari al tuo... :D è che mi sono imbattuto di passaggio in una intera paginata marchettara di giornale dedicata senza nessun pudore all'esordio letterario di costei...

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    4. CVD.
      Vale aggiungere agli sproloqui televisivi anche quelli di testate parallele e conniventi.

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  3. Se Montano, Scendano e Attraversano scrivono libri editi. guarda caso, quasi sempre da Mondadori e gigantucoli simili, è perché questi gigantucoli dell'editoria glieli chiedono, glieli scrivono e glieli strapagano. Ma perché lo fanno?
    Perché la stragrande maggioranza degli italioti se li compra e se li legge avidamente, quasi fossero i moderni vangeli.
    Questo è lo stato culturale e intellettuale della nazione, questa è l'onda media di merda che sommerge tutto e tutti.
    I gigantucoli sfruttano l'ignoranza atavica del nostro popolo.
    Temo che ci sia ben poco da fare. D'altra parte tutto il mondo è paese. Qui in Germania, dove vivo, se vai in una qualsiasi libreria ti mettono in prima fila i libri più venduti, come è ovvio. Ti potresti stupire nel constatare che il 90% delle firme sono di donne scrittrici, che ogni tanto spunta un nome maschile. E poi i titoli ti dicono tutto: Liebe Liebe und Liebe. Sembra che altro non ci sia da scrivere, o meglio che i lettori non cerchino altro.
    Ma almeno sono scritti bene e di pugno dalle dame.
    Dirai tu che c'è una bella differenza tra scrivere barzellete e sproloquiare d'amore. E te credo!
    Però per un Günter Grass quante Liselotte Mark!

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    1. Mondadori non è il solo. Il filone, dal punto commerciale tiene ed, ovviamente, non è che gli editori facciano gli editori perché sono buoni, bravi e belli. Lo fanno perché devono guadagnare. Che poi lo facciano scriveno emerite scemenze legandole ad un nome "vip" a loro non cambia nulla.

      Non conosco molto la letteratura tedesca contemporanea, sono sincera. Ma chi è Liselotte Mark?

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    2. Ho scritto Mondadori per citare il portabandiera dei gigantucoli, ma tanti lo fanno, quasi tutti.
      Giusto devono vendere e chi glielo nega? Ma gli Einaudi tiravano fuori scrittori veri, così come Feltrinelli; in fondo un editore dovrebbe avere il gusto di poter educare il suo pubblico, tra le altre cose, trovo io.
      Ci sono centinaia di scrittori validissimi che non trovano nessuno spazio, mentre gli atleti, i supercomici, le supersportive vengono pregati in ginocchio di controfirmare un manoscritto.

      Liselotte Mark è un nome inventato da me, comunissimo in Germania. Come dire da noi una Mario Rossi, per capirci.

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    3. Per quel che posso vedere da qui (dall'Italia, intendo) quasi nessuno dei grandi editori ormai è immune. Anche la prestigiosa Adelphi, da me al culmine della stima per anni, ormai da qualche anno a questa parte si lascia andare a libracci davvero terrificanti solo perché nati dalla penna di autori piuttosto apprezzati altrove.

      Grazie a Lankelot, per cui scrivo ormai da sei anni o più, ho potuto invece scoprire ed apprezzare una miriade di piccole realtà editoriali poco conosciute e pochissimo distribuite che propongono autori e testi molto più interessanti dei giganti.

      Liselotte Mark. Ed io che pensavo che esistesse davvero!

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    4. Non conoscevo Lankelot -quanto sono primitivo Gott oh Gott-: sono andato a vedere, ho letto e ho riconosciuto il tuo stile.

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    5. Bene.
      Sono felice che tu mi abbia trovata anche altrove.
      Lankelot è un'ottima fonte per chi ama leggere.

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  4. mentedanzante9 maggio 2012 10:52

    Occupano spazi lasciati liberi da tanti bravi scrittori e/o scrittrici (COME TEEEEEEEEEE) che, anzichè scrivere, fanno altro nella vita

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    1. Come chi?
      Non diciamo sciocchezze, please...

      Faccio altro nella vita. E' vero.
      E poi sono troppo impegnata a leggere per perdere tempo a scrivere sul serio.

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    2. mentedanzante9 maggio 2012 14:52

      E se per una volta nella vita dico una volta sola nella vita gli amici avessero ragione? Propongo un sondaggio: O voi, distinti colleghi ospiti del blog, chi la pensa come me e chi la pensa come euri?

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    3. Per fortuna il tuo sondaggio non ha dato esito e non ha avuto ascolto.
      Ecco.

      A proposito, sull'argomento avevo scritto diverso tempo fa in questo post: http://lafavoladiorfeo.blogspot.it/2010/11/perche-non-scrivi-un-libro.html

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    4. Grazie.
      Ma cos'è un libro?
      Qual è la linea di confine tra il pensiero che vuole esprimere l'autore attraverso un testo di infinite inutili parole e la sua essenza?
      Ho deciso che continuerò a leggere i tuoi post come libri, fatti di poche righe ma dense di contenuto. Dove sta scritto che conta il numero delle pagine?

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    5. Ma perché tu sei una stella!
      E fin troppo gentile.

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    1. Esatto.
      Il "popolo" che viene martellato dalla TV si ritrova a non leggere affatto o a leggere cretinate che la TV propina.
      A questo punto, forse è meglio che non si legga e basta.

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  6. Il problema non è unicamente la comunicazione dei mass-media, ma semplicemente perché siamo nell'era del consumismo e, purtroppo, dobbiamo accettare che persino la letteratura subisce tale influsso. La colpa è di noi stessi, intesi come popolazione, oppure se vogliamo restringere il campo, degli scrittori. Le case editrici ci marciano sul marketing, sugli investimenti, e gli scrittori, che dovrebbero difendere il loro campo artistico, non reagiscono. Perché? Semplice! L'importante è ritagliarsi un piccolo spazio per sè nell'ambiente - è la natura dell'uomo: pregiudizio sociale ed egocentismo, e persino la lingua parlata ha tali regole - poi degli altri esordienti (talenti veri della letteratura e non scribacchini, che magari sono pubblicati ma unicamente perché ritenuti commerciali) che ancora aspirano a questo percorso così artisticamente formativo. Quindi, dobbiamo sorbirci la letterucola. Il mio consiglio è di rifugiarsi nel passato, leggere i veri maestri, i veri artisti, e non mi riferisco a un tempo poi così lontano - gli anni '70 - o in chi ha veramente talento nella nostra età contemporanea.

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    1. Letteratura di consumo. E' molto diffusa e molto apprezzata. Intrattenere è sempre di più l'obiettivo di chi vuole fare lo scrittore, ma la letteratura vera, quella che è destinata a restare nella memoria, è ben altra cosa.

      Il problema, Vincenzo, è che troppi pensano di saper fare gli scrittori solo perché sanno tenere una penna in mano o digitare un testo su una tastiera. Io resto dell'idea (piuttosto avversata) che scrivere non è per tutti. Se tanti aspiranti artisti deponessero le armi e si limitassero a leggere una tonnellata di libri all'anno per almeno una dozzina d'anni prima di elaborare un libro tutto loro, questo universo funzionerebbe meglio.

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    2. Ciò non avviene, purtroppo. Il problema grave è perché il consumismo ha accelerato il tempo in ogni ambito, anche nella letteratura, da sempre cresciuta in modo progressivo e graduale - i letterati di prestigio, e faccio un esempio banale, quali le "Tre Corone" hanno sviluppato e terminato le loro opere in più fasi e in qualche decennio. Questo è il primo motivo che ha spinto le generazioni future ad avvicinarsi alla scrittura senza, come dire, cultura? Oppure cultura diastraticamente bassa, diciamo semicolta. La cultura letteraria, lo sappiamo tutti ma facciamo finta di non sapere perché ci fa comodo, si possiede solo leggendo, riflettendo, mettendosi in discussione. Nell'età contemporanea, pochi sono gli artisti che hanno talento, molti sono scrittori. Io ho imparato a distinguere tra scrittore e artista: lo scrittore impara la creatività tramite processi artificiali (vedi i corsi di scrittura, ma a cosa serviranno? A farti imparare la grammatica?), e gli artisti che hanno da sempre talento, che hanno una cultura letteraria di base o avanzata, e sono pronti per investire le loro conoscenze nella scrittura (la letteratua è sapienza, non il raccontino del giorno, come lo può scrivere anche un bambino di cinque anni). Insomma, io mi tengo alla larga dagli scrittori. P.S. Dal punto di vista poetico, poi, io vi do il mio consiglio: lasciate perdere il neolirismo, che è assolutamente privo di cultura. E chi la ritiene una corrente poetica di grande valore, allora non ha mai letto poesia del passato (surrealismo, ermetismo, simbolismo, scientifico, ecc. ecc.).

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  7. Le case editrici si adeguano semplicemente ai gusti mediocri del pubblico. Bisogna farsene una ragione. Hanno smarrito la loro funzione di educatrici del gusto, se mai l’hanno avuto. Già negli anni Sessanta Rodolfo Wilcock scriveva: “I consulenti delle case editrici, e le stesse case editrici, scelgono i loro libri a vanvera – le case editrici non vengono tuttavia spazzate via dal mercato, come sarebbe logico aspettarsi in tali condizioni, perché sussistono grazie a capitali di ben altra origine.” La grande letteratura, schiacciata da una marea di schifezze, è per la nicchia di una nicchia.

    Un saluto.

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    1. Il cortocircuito, caro Ettore, è noto e lampante. La gente non chiede di meglio, gli editori non pubblicano di meglio e si resta incastrati in un meccanismo perverso e suicida.

      Qualche eccezione esiste, per fortuna. Bisogna avere il "naso" e la fortuna di capire quale sia. La soluzione, a mio avviso, sta nell'affinare il proprio giudizio critico personale senza lasciarsi condizionare o trascinare da nessuno.

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  8. Poi dice che uno si arrabbia...

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  9. Io ^__^

    Ma appena un po'... perché mi tengo stretta i soldi e penso: "Se la comprino gli altri questa melma!"

    ^__^

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    1. Hai ragione: il mio tempo e i miei soldi li impiego in altro modo.

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  10. Pensi che anche scrivere su unblog, con tutte le dovute differenze, non sia per tutti?

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    1. Sì, Enzo.
      Penso che valga anche per i blog.

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  11. Cara, la letteratura italiana contemporanea è una morta vivente o, per non vederla proprio nera, direi che è in coma. Questi scrivani vendono perchè hanno visibilità in tv da un pubblico vittima di una sottocultura. Tra i citati, quello che odio di più è Fabio Volo. Faccia da ebete!!

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    1. E pensa che c'è una mia cara amica che ha letto tutto quello che Volo (l'ebete) ha scritto. Io mi taccio.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.