3 maggio 2012

La libertà è la necessità superata



La crescita della potenza dell'uomo si esprime innanzi tutto nella crescita della libertà. La libertà non è necessità diventata coscienza, come pensava Engels. La libertà è diametralmente opposta alla necessità, la libertà è la necessità superata. Il progresso è essenzialmente progresso della libertà umana. Giacché la vita stessa è libertà, l'evoluzione della vita è evoluzione della libertà. 

Vasilij Grossman da "Tutto scorre..." (Adelphi)

[foto by screed3000]

12 commenti:

  1. "La libertà è la necessità superata": sublime! Dovrebbe essere libero chi non ha bisogno di nulla. Peccato che appena ti senti libero dai tuoi impegni hai bisogno di un divano dove sdraiarti, almeno io.
    Pertanto, ahimè, non sarò mai libero essendo io, per natura, un gran pigrone.

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    1. La libertà non è una necessità perché nessuno nasce non-libero. Mentre si ha necessità di cose che non si hanno e di cui si ha necessaio bisogno. E la libertà non è tra queste.
      Peccato che un principio tanto cristallino sia stato, e sia ancora, calpestato e violato. Ma gli uomini, si sa, sono piuttosto stupidi.

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    2. Giustissimo! Veniamo tutti al mondo liberi di vivere, ma appena nati mani si avventano su di noi per costringerci a fare qualcosa per la nostra sopravvivenza: respirare.
      Da quel momento ci saranno sempre mani protese verso di noi per costringerci a fare qualcosa, non necessariamente utile alla nostra sopravvivenza.
      È a questa violenza quotidiana che io reagisco sdraiandomi sul divano: lì sopra chiudo gli occhi ed entro nei miei sogni, dove non permetto a nessuno di entrare. In quel mondo, effimero quanto vuoi ma inattaccabile, io sono finalmente libero.

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    3. Ogni persona cerca di godere della sua libertà come meglio crede. Per te è un divano su cui sdraiarti, riposare, pensare o, semplicemente, oziare. Per me è camminare in silenzio in un bosco o leggere un libro alle ore più improbabili o andare a dormire quando più mi aggrada (detesto gli orari "convenzionali"!).

      L'orrore viene quando qualcuno viola la libertà dell'altro imponendo la sua. Quando un individuo che, per natura, è nato libero si trova a dover sottostare ad imposizioni che lo privano di tale condizione, vuol dire che, riprendendo le fila del post, non può esserci alcun progresso.

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    4. Penso alla mia Italia, a quante persone -troppe, troppissime- si trovano adesso a vivere nell'orrore di cui parli e mi viene da piangere, perché a questo orrore io sono sfuggito e sfuggo "non facendo niente", come mi hai garbatamente fatto capire tu.

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    5. L'orrore che viviamo in Italia si chiama recessione. E' una parola che faticano a scrivere e pronunciare, ma che definisce perfettamente la situazione, quella che sta mandando a monte famiglie e fabbriche. Il problema, Vincenzo, non è di chi è all'estero e, comunque, ha scelto di vivere e lavorare altrove. Il problema è di chi è qui e sembra non capire che nell'abisso ci siamo già precipitati.

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  2. Sentirsi liberi e far sentire gli altri liberi è la sensazione più intrigante ed appagante che ci sia! Certo, immergersi nella libertà disillude molto sul controllo, ma non è che illudersi di controllare serva poi a qualcosa. Un abbraccio Euri!

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    1. Le costrizioni sono più infide di quanto si immagini. Fanno parte della nostra memoria e del nostro vivere, purtroppo. "Dover" subire pressioni, qualunque esse siano, ci priva di qualcosa, temo.

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  3. Pensavamo che il progresso ci avesse liberati da alcune necessità vitali -tipo il cibo- il cui soddisfacimento comportava atti alquanto faticosi, come andare a uccidere animali provvisti di corna poco socievoli ...
    Pensavamo che il progresso ci avrebbe resi liberi,
    ma poi si è fatto prendere la mano e ci ha presi il braccio e ora siamo più schiavi di un uomo delle caverne!

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    1. Pieni di progresso e libertà.
      Il paradosso è che ora, per sentirci liberi, abbiamo bisogno di una marea di gabbie!

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  4. Grossman è uno scrittore straordinario.

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    1. Concordo pienamente.
      Ma questo lo sapevi già.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.