9 giugno 2011

Mono-Tono

Il sempre uguale imbruttisce i miei pensieri. Sento la coscienza sfilacciarsi, perdere struttura fino a trasformarsi nel liquido opaco in cui lascio slittare quasi tutto. Mi annoiano certe parole perché so già esattamente cosa verranno a dirmi. Riconosco le ellissi eccentriche di questo tempo barbuto: deformano la percezione sempre più claudicante di chi sono e di dove andrò a finire. Continuo a non sopportare o a sopportare sempre meno ciò che si ripete con collosa fissità e senza la necessaria passione. E' in attimi del genere che so di esistere ma di non vivere davvero.

[foto by Pensa-Necro]


 

14 commenti:

  1. La passione, dateci la passione e rideremo del quieto vivere.

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  2. Perfettamente d'accordo con te!

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  3. E' esattamente ciò che mi succede quando sono in ufficio. Comincio a diventare insofferente.

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  4. con la passione si potrebbe fare qualsiasi cosa e peserebbe sicuramente meno.
    non la vendono al supermercato?! ugh

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  5. @ espe: a me succede anche fuori dall'ufficio. E' questo il problema!

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  6. @ Occhio.Cavo: la passione rende sempre tutto affrontabile.
    No, non ci sono supermercati che la vendano... almeno non da queste parti!

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  7. io ho smesso di pormi il problema, e il problema ha smesso di porsi me certe cose basta ignorarle per concetrarsi su altro... anche roba piccola, ad esempio le ditate sullo specchio dell'armadio, quello si che è un segnale di vita [elb]

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  8. Stamattina ho provato a concentrarmi sulle gocce d'acqua finite sullo specchio del bagno. Ma poi ho lasciato perdere perché si stava fancendo tardi!

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  9. Fuori dall'ufficio non ho materialmente il tempo di rendermi conto della ripetitività.

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  10. Sicuramente è meglio così, credimi.

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  11. bellissimo post....bellissima canzone postata sotto.Mi piace quel sound un pochino vecchiotto.

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  12. Sono gli Smiths! Non sono "vecchiotti"... santo cielo!
    Va be', ti voglio bene lo stesso.

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  13. Sai, Euridice, quando certe parole, certi momenti o certa vita tornano sempre uguali, spesso è perché non sono cambiate le situazioni o le persone che li generano.
    In questi casi ci sono due alternative: o cambi 1) le cose; 2) le persone; 3) entrambe; oppure le tieni così come sono.
    Io posso solo dirti per esperienza che optando per la seconda scelta (cioè tenere la rotta e la rottura di palle) ci si accorge che quelle ellissi eccentriche apparentemente sempre uguali a se stesse, in realtà si muovono. Impercettibili spostamenti sull’eclittica che senza accorgertene cambiano gli equilibri di quel piccolo sistema solare facendo sì che i poli si scambino all’equatore.
    Per farti un esempio più calzante, quel ripetersi apparentemente monotono è un po’ come quando trovi quelle donne (non me ne vogliano le donne, ma è la cruda realtà) che per uscire da un parcheggio sterzano le ruote da un lato e fanno retromarcia fino a che non si rendono conto che toccheranno la macchina vicina, allora tornano avanti senza minimamente muovere lo sterzo e poi di nuovo indietro e avanti e indietro in un valzer apparentemente senza senso ma che alla fine, (nessuno ha ancora capito come) porta la macchina fuori dal parcheggio.
    È solo una questione di tempo, e perseveranza, Euridice. Tempo e perseveranza :-)

    basilico

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  14. Tempo e perseveranza. E' che in certi giorni mi sembrano troppo pesanti il primo e troppo inguardabile la seconda.
    So che tutto si muove anche se apparentemente sembra immobile, ma saperlo può non bastare o comunque non salva da queste vertigini di cupezza che ogni tanto mi aggrediscono.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.