19 maggio 2011

Sampietrini dorati a via dei Giubbonari

Cammino per via dei Giubbonari. Lui è accanto, parliamo come sempre. Mi tiene per mano e il sole prende comodamente la destra. Il suo riflesso irrompe tra i sampietrini scuri, proprio davanti ad un portone tacito. Li vedo luccicare all'improvviso e per la prima volta. Ho già percorso quella strada senza averli mai notati. Due piccoli riquadri dorati. Mi chino. Leggo i nomi di due persone incisi su metallo. Una data di nascita e il luogo della morte: Auschwitz. Vivevano al di là del grande portone scuro. Li hanno prelevati e condannati. Restano quelle due minuscole lapidi dorate a tenere memoria. 

[foto dal web]

15 commenti:

  1. Ecco che,a volte,sotto i nostri piedi ci sono dettagli importanti che neanche riusciamo ad immaginare.Inconsapevolmente li calpestiamo anche.E' toccante questa piccola grande scoperta e non è mai troppo tardi per averla fatta. Suppongo sia stato a Roma,vero?Se sì,anch'io non li ho mai visti prima di te.

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  2. Non li avevo notati pur avendo percorso diverse volte quella strada negli ultimi mesi. Li ho visti perché il sole ha dato risalto al loro colore dorato. Mi hanno sorpresa e commossa, visto il mio grande affetto verso la storia ebraica della Shoah.

    Sì, Veil. Via dei Giubbonari si trova a Roma.

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  3. le due minuscole lapide assolvono alla loro funzione,però. la sola parola "Auschwitz" mi fa gelare il sangue.luogo indimenticabile.l'ho visitato anni fa ma puzza ancora di morte.

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  4. A me accade quando vado nel cimitero dove sono seppelliti i miei nonni. Mio nonno partigiano. A poca distanza la tomba di Giancarlo Puecher, uno dei primi morti della Resistenza. Andava spesso nella casa dei miei nonni e bisnonni, si fermava a mangiare, bere qualcosa con la mia famiglia.

    and

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  5. @ Occhio: è uno dei luoghi dove vorrei poter andare un giorno. Auschwitz sarà, se sarà, uno dei miei viaggi più importanti. So già che ne uscirò meno viva anche io, ma devo andarci.

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  6. @ and: tuo nonno partigiano mi piace. E mi piace che tu ne parli. Ne hai mai scritto? Hai raccontato le sue storie?
    Mi piacerebbe ascoltarle...

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  7. Sono anni che penso di scriverne, forse più avanti, quando avrò ben capito cosa fare delle sue storie e dei suoi racconti. Vorrei scrivere di lui e degli altri suoi compagni ma anche di mia nonna e dei miei nonni in generale, cercando però di scrivere qualcosa di valore e lì arriva il difficile. Ragionare sulla struttura di un ipotetico libro, sullo stile da utilizzare, se e perchè farlo, su come scrivere di alcune cose molto crude. Parlarne ne faccio spesso, tocca a mio padre e a me tenere in vita queste storie. Mio nonno ha combattuto come partigiano nei Balcani ed è rimasto profondamente legato a quei territori per tutta la vita.

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  8. Capirai... Roma è piena di questo tipo di ricordi purtroppo... Piuttosto tu che ci fai a Roma? :)

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  9. @ Andrea: secondo me dovresti farci un pensierino. Ma di quelli serissimi. Magari iniziando a buttare giù qualcosa, forse dei racconti isolati da poter compattare in un secondo momento.
    Visto che tu hai la fortuna e la capacità di poterne scrivere, penso che dovresti farlo. E' importante che quello che tuo nonno ha fatto non vada perduto perché il rischio c'è ed è gravissimo.

    Spero di leggerti.

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  10. @ non.sono.io: ho letto che ce ne sono parecchi in giro per Roma ma non mi era mai capitato di vederne prima. Cercherò di fare più attenzione quando cammino sui sampietrini...

    Cosa ci faccio a Roma? Vengo dal mio compagno!

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  11. Mi sa che mi sono perso qualcosa allora... :) Però quello del turismo dei sanpietrini funebri mi sembra un po'... come dire... :))

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  12. Non sarebbe turismo da sampietrini, semplicemente cercherò di notare se tra i tanti sampietrini che mi capiterà di calpestare mentre sono in giro per la città, ce ne sia qualcuno che ricordi un deportato.

    P.S. Sì, ti sei perso qualcosa...

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  13. Non so se sia voluto e meno, ma finché luccicano saranno calpestati da idioti e quando la doratura se ne andrà, sarà l’invisibilità a lasciarli in balia delle suole poco accorte di Roma.
    Il messaggio che ne ricevo io è: calpestati come in vita così nella morte.
    Il nome è l’unica cosa che realmente ci appartiene. Ci resta anche dopo morti e racconta una vita: la nostra.
    C’è solo da sperare che chi legge se ne accorga… ma, a parte rari casi ho seri dubbi in proposito.

    Pecazzilico
    (questo era troppo serio per lasciarlo tutto a Pecazzone)

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  14. Io li ho percepiti diversamente. Prima di tutto il "dorato" non andrà mai via. Sono completamente di metallo, forse diventeranno un po' bruni, ma il loro colore e la loro luminosità rimarrà.
    Sono stati lasciati in ricordo di chi, distrutto in un forno, non ha neanche una tomba. Vengono calpestati, certo, ma anche osservati e letti da persone come me.
    Sarebbe tutto più facile se le persone, ogni tanto, lanciassero uno sguardo a terra, invece di guardarsi solo attorno e al di sopra.

    Qualcuno li leggerà sempre. Ed è un ottimo motivo per cui rimangano dove sono.

    Pecazzilico è meraviglioso!

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.