7 gennaio 2011

Sapere di non sapere

Non invento nulla, in fin dei conti. Mi limito a rispettare una mancanza umanissima e discreta, accettando l'umiltà e il momento di una domanda che non mi manca e che racchiude una fame di conoscenza mai paga. Ammettere un confine rende giustizia alla misura di sé e assegna piena dignità ad un intelletto. Non sapere è una fermata obbligata, la consapevolezza di una fine e del suo necessario superamento. Si apre, così, lo spazio indefinito della ricerca: congegno perfetto del sentirsi vivi.

[foto by jiuhukia]

16 commenti:

  1. la conoscenza___ all'inizio assomiglia all'ingordigia, poi più di tanto nel cervello (per la parte limitata che sappiamo maneggiare) non ci sta e allora si accorpano argomenti, esperienze, ricordi e si seleziona.
    classificare pesare la conoscenza e i saperi diventa impossibile.
    entrano nella pelle, non sai mai dove sono, ma ci sono.
    ma non puoi smettere, c'è sempre qualcosa che arriva da solo o vai a cercare e così da una parte svuoti e dall'altra riempi.
    quando proprio si è vecchi sai due o tre cose forse quattro o cinque ma per capirle ci hai messo una vita anche se spesso sono le stesse di cui avevi magari sentito parlare in famiglia quando eri bambina e ti sembravano poca roba perchè nn le te le eri guadagnata.

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  2. Scusami Euridice,avrei bisogno del tuo aiuto.Conoscendo le opzioni tecniche del blog di libero,mi sapresti dire come si fa ad inserire, nel box, il libro che sto leggendo in questo periodo che pero' mi porta il collegamento ad Anobii,come facevi tu,praticamente.Ho cliccato sulla voce "mettilo nel blog",ma non so quale dei tre scegliere e poi non so in che opzione del box inserirlo.Scusami se ho utilizzato questo spazio per chiedertelo...in questo caso dimostrerai anche di "sapere di saperlo"..ehehe.Un abbraccio dolce.Mi puoi mandare anche un messaggio su libero,come vuoi tu.

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  3. foto pazzesca. Questo lo sai, no!?

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  4. Il mio "sapere", è l'inquieta curiosità.

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  5. @ Teti: non so perché, ma la il mio desiderio di conoscenza somiglia da sempre all'ingordigia. Forse perché non mi sento ancora tanto vecchia. Eppure continuo ad immaginarmi così anche in prospettiva. Mi spiego: quando sarò vecchia in maniera disperata, sono certa che la mia mente continuerà a seguire i suoi tragitti di ricerca. D'altro canto ce ne sono a milioni e mi spiace solo non poter riuscire, in una sola vita, a seguirli tutti!

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  6. @ Veil: allora, vediamo. Anobii, come avrai notato, fornisce l'opzione "mettilo nel blog". In pratica fornisce il codice html da inserire nel box. Dovresti creare, quindi, un nuovo box su Libero e inserire il codice html di anobii. Per la scelta, basta selezionare l'immagine della grandezza che desideri (è l'unica differenza!), selezionare il codice accanto ad essa, copiare e incollare sul box Libero. Dovrebbe bastare... fammi sapere!

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  7. @ Ubi: lo so benissimo! L'ho scelta per questo...

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  8. @ Emma: toh! somiglia molto alla mia, dunque.

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  9. sì, è che (secondo me) non è solo la mente che metabolizza la conoscenza, anche il corpo contribuisce.
    soprattuto perchè cambiamo comportamento e atteggiamento e anche postura e perchè è noto e risaputo che corpo e mente interagiscono l'un con l'altro___ prendi la meditazione, lo zen e compagnia cantante, appunto la musica e quella conoscenza che passa più di altra attraverso i sensi, ecco, quello volevo dire :)

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  10. Mah... non sono molto intrigata da quel genere di meditazioni, mi lasciano particolarmente perplessa.

    La musica, i suoni, le immagini, gli odori sono forme di conoscenza, ovvio, e, dipendendo dai nostri sensi, sono necessariamente collegate al buon funzionamento degli organi preposti ai sensi stessi. Se invecchiando diventerò cieca, è normale che non riuscirò più a fare esperienze e conoscenze di natura visiva.

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  11. E se la chiave di ogni forma di conoscenza consistesse nel mettersi davanti alla nudità della propria mente, alla fragilità dei propri pensieri, alla voglia di scoprire limiti e scavare, giorno per giono, nuove linee per nuovi confini, dove far crescere la consapevolezza delle proprie possibilità e l'onestà che la contraddistinguerà? Ma tu questo l'hai capito, perché la cultura è il tuo sangue. Un abbraccio (vander)

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  12. Come sei dolce quando mi fornisci istruzioni,mi sembri una maestra.Io ho seguito come tu mi hai spiegato ma sul blog mi appare un quadratino nero vuoto con una croce rossa.Il box che compare presente tre opzioni:io devo inserire il codice nell'opzione FOTO oppure nella scatola bianca principale?Scusami ancora,ti prego.

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  13. Sapere di non sapere. Ammettere i propri limiti (inevitabili) di fronte a sé e agli altri è l’unico modo per “non sbagliare” mai.
    I limiti esistono e ognuno ha i propri, ma sai qual è il problema, Euridice? Il problema è che tanta gente non li ha mai raggiunti o quando li ha raggiunti non ne ha sentito il peso perché a volte capita che limiti nostri carichino spalle altrui.
    Ammettere i propri limiti non vuol dire conoscerli. E “sapere di non sapere” resta una frase vuota che non insegna nulla.
    È quando arrivi al limite e ti fai carico del fallimento, che tocchi con mano l’impotenza. È allora che “sapere di non sapere” acquista senso e ti insegna a rispettare i fallimenti altrui perché riesci a sentirne il peso e rispetti chi lo deve portare.
    Basilico

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  14. @ Vander: prima di tutto ben tornato e ben rivisto!
    Poi: sì, la chiave di tutto (o di buona parte di tutto) è proprio nella presa di coscienza di quel limite, di quella mancanza. Se non si avverte tale fragilità, non si può sentire nemmeno il bisogno di andare oltre, di sanare quei vuoti.
    Un abbraccio a te.

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  15. @ Veil: non ricordo con esattezza i meccanismi di Libero, però sappi che il codice html che rappresenta il libro che vuoi portare sul tuo blog, non può essere copiato come un testo normale ma usando l'opzione "codice" o "codice sorgente", mi sembra ci sia un link in alto a destra, poco sopra i comandi del box.
    Chissà se sono riuscita a spiegarmi bene. Mi rendo conto che questi passaggi sono molto complicati da spiegare e molto semplici da far vedere. Di più non credo di poter fare, mi spiace!

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  16. @ Basilico: credo che "non sbagliare mai" sia operazione impossibile. Come si fa a non sbagliare mai? Sbagliare è il passo che precede il cambiamento e la presa di coscienza. Ammesso che lo si faccia con intelligenza e candore. Ammettere un limiti è ammettere una mancanza o, per estensione, uno sbaglio.
    Deve divenire un inizio.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.