17 novembre 2010

Si è ciò che si fa?

Il lavoro nobilita. Sì, lo ripetono da sempre (seppur io nutra un bel mucchio di dubbi). Ma qualifica? Umanamente, intendo. Voglio dire: un medico è migliore di un avvocato? Una fruttivendola è migliore di una ballerina? Un falegname è migliore di un ingegnere? Un mestiere diventa necessariamente garanzia di qualcosa? E continuo a parlare di questioni meramente umane. Non di soldi, né di potere, né di capacità. Forse in troppi, o troppo spesso, pensano di essere il proprio lavoro, nel bene e nel male. Un po' poco, mi sembra.

19 commenti:

  1. E' molto per chi è poco, poco per chi è molto.

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  2. il lavoro non nobilita, il lavoro è una persecuzione, una truffa ben organizzata per illuderci tutti che va bene così. Tanto crepi lo stesso! Se non lavori non mangi e fine della storia.

    Vivere, correre, scopare, bere un caffé in santa pace nobilita l'uomo. Le miniere cinesi e il traffico la mattina, che cazzo nobilitano?

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  3. Il buon "non.è.lui"!
    Bene...

    Questa te l'hanno suggerita. Confessa!

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  4. @ Diario: ah, ecco. In effetti qualche dubbio (come specificato) ce l'avevo. E pure da parecchio tempo.

    Mi piace la definizione di "truffa". Credo che renda l'idea di cosa sia (o sia diventato?) il lavoro. Me ne sono accorta, anche di recente.

    Il lavoro ha a che fare con la vita? Somiglia molto di più ad una affannata sopravvivenza. Per mangiare, dice. I cani o i canguri fanno lo stesso ragionamento?

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  5. Ha ragione Diario, senza lavoro non si mangia, poi va bene, c'è chi lo svolge col giusto senso di dovere e abnegazione riuscendo anche a trarne soddisfazioni professionali, chi è piu' fortunato le cose che nobilitano le ottiene coi guadagni del suo lavoro, chi lo è di meno deve accontentarsi di quello che è semplicemente necessario.

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  6. presupposto errato. In origine la frase vera era "il lavoro DEBILITA l'uomo ". poi si sono resi conto che non potevano mantenere i pensionati e cosi' .... :)

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  7. Per poterne parlare bisognerebbe averlo.
    Io l'ho perso da un anno e lo rincorro ad ogni angolo di strada.
    Lavorare è una necessità, ti rende migliore economicamente.
    Se vivessi di rendita mi sentirei appagata a non fare un cazzo.
    Invece così, anche non fare un cazzo diventa uno stress!

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  8. No,non si è cio' che si fa,credo,almeno al giorno d'oggi.Nessuno è migliore dell'altro umanamente parlando.Ogni mestiere ha la sua nobiltà.Certo è che,per me,fanno molta tenerezza i mestieri più semplici che permettono di guadagnare poco con tanto sacrificio.
    PS Euridice,grazie per come lasci i commenti nel mio blog,sono onorato e li leggo con tanto piacere,grazie di cuore!Buona serata

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  9. @ Lady: in verità state un po' divagando. La mia riflessione non verteva sulla capacità nobilitante del lavoro che, alla fine, è tutta da dimostrare, ma sul fatto che molti dicono di essere ciò che fanno. E' accettabile?

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  10. @ Halmv: debilita? Ah... tutto molto chiaro adesso!
    In verità i pensionati non possono mantenerli a prescindere. Figuriamoci!

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  11. @ Amore_immaginato: perdere il lavoro è frustrante. Lo so perfettamente. Soprattutto quando sai che non c'è nemmeno un buon motivo che abbia spinto qualcuno a lasciarti senza. Ma, magari, sei solo vittima della congiuntura sfavorevoli dei tempi.

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  12. @ Veil: lo sai che "ti tengo d'occhio", quindi è del tutto normale che io continui a commentare sul tuo blog Libero. Così come tu continui a commentare me su Blogspot.

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  13. Ho rinunciato al lavoro che amavo. Anche perchè non sapevo di amarlo. In compenso, da vent'anni a questa parte, mangio tutti i giorni e non solo, senza chiedere niente a nessuno. Cosa è meglio? Non lo so.
    Il giorno in cui pensassi di essere il mio lavoro, potrei serenamente farla finita.

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  14. Sicuramente il lavoro non qualifica la persona, Euridice, però è da sempre uno status simbol e come tale dice che posto occupa una data persona all’interno di una società e nella “catena alimentare” di quell’ecosistema, ergo, ti dà un’indicazione (anche se solo parziale) del modus operandi che quella certa persona adotterà nel mettertelo nel culo.

    Basilico
    Non è l’unico criterio di valutazione, naturalmente, e non sempre ci azzecca, però, a scopo puramente indicativo ha la sua valenza.
    Capisco che questo mio modo di vedere le cose possa avere una parvenza di ristilizzato lombrosianesimo e che non tutti siano potenziali predatori pronti a saltarti al collo, ma camminare con le spalle al muro è sempre un ottimo rito propiziatorio per una buona giornata.

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  15. @ espe: il lavoro che amavi (o ami?) non ti avrebbe permesso di guadagnare quello che guadagni ora, deduco. Ed è un gran peccato. Tra l'altro è una condizione che capita troppo spesso. Chi fa il proprio lavoro con passione e non per costrizione (economica, familiare, ecc.) è una rarità, quasi. Sarà per questo che non si può essere ciò che si fa.

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  16. @ basilico: hai perfettamente ragione. Il lavoro è diventato (o è sempre stato) un "simbolo sociale". Crea quella copertura, quel vestito che ci fa apparire agli altri come forse non siamo. Per cui, magari, siamo indotti a confondere il valore di una persona con il suo mestiere. E' una trappola molto pericolosa. A volte comoda. A volte superficiale. Ma pur sempre una trappola, miscuglio inquietante tra pregiudizio, approssimazione, luoghi comuni e così via.

    Serena giornata a te!

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  17. la data della mia bozza e del mio taccuino dicono che non ci siamo copiati ... nemmeno stavolta (sorrido) [wu.]

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  18. Certe coincidenze mi inquietano.
    Prima un po' di più, lo ammetto.

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  19. "Essere il proprio lavoro" è una patologia ma spesso aiuta nel proprio lavoro. Quelli come me che non hanno questa abitudine si trovano spesso in difficoltà rispetto a quegli altri.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.