29 dicembre 2017

Del proprio orticello

Sì, al principio c'è persino un briciolo di empatia, magari una condivisione sentita, quasi un'intima partecipazione. Poi la vita torna alle sue ruote di ore, di impegni e di masse umane. Ci si re-incastra nel proprio ruolo e nelle proprie viscere. Nell'orticello c'è quel che c'è da fare e si dimentica l'empatia, la condivisione e tutta l'intima partecipazione. Ci si ristringe attorno al proprio campicello a conservare i semi di un'esistenza o a coltivare una quotidianità che scivola a prescindere. Tutto il resto si fa distante ed indifferente, materia da dimenticare con scivolosa noncuranza.

[foto by MahmoudElkourd]

4 commenti:

  1. giusto, doveroso e oneroso curare il proprio orticello, ma accanto a questo c'è il campo comune (cit.) dove è bene ogni tanto dare un'occhiata e un colpo di zappa.
    massimolegnani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il campo comune, per esperienza personale, viene curato solo se conviene e se offre dei vantaggi per sé.

      Elimina
  2. Ne vien fuori un'immagine da Homo homini lupus, cinica forse, ma Hobbes aveva ragione

    RispondiElimina

Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.