14 ottobre 2017

Ogni silenzio anche

Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.
(J.P. Sartre)

Estimatrice di silenzi, da sempre, m'imbevo con costanza di sospensione e rigetti. Il silenzio ha la sua dialettica buona ma anche un non detto che dice di negazioni, ostilità e distanze. Sta lì, consumato da piedi inetti e volontà abbandonate, a riflettere muto su quello che non si ha più il coraggio di pensare o mutare o toccare. Affronto nemmeno balbettante del nulla. Un'azione, il silenzio, esatta quanto la parola pronunciata con diletto o per puro difetto di coscienza. Consunzione balorda che macera e oblia.

 [foto by janskop]

12 commenti:

  1. il silenzio, che utopia in città.

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  2. Elogio del silenzio? Non del tutto mi pare, constatazione di alcune sue fibre ma i silenzi non son tutti uguali. Non potrei vivere senza il silenzio attento della scrittura e nemmeno senza quello forse più importante della lettura. Esiste un silenzio anche qui nei blog? Te lo chiedo. In silenzio.
    PS: che scrittura difficile in questo post, piena di strati sovrapposti e spinosi, piena di te?

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    1. Sì, elogio del silenzio ma anche analisi del silenzio. Perché ci sono i silenzi necessari e cercati. E sono quelli sacri del pensiero o della scrittura o della lettura, tanto per indicare quelli a me più cari.
      Ma ci sono anche i silenzi piombati, quelli che precipitano tra le persone per paura o cattiva fede o semplice inettitudine.

      Scrittura difficile? Può darsi. Un po' più contorta del solito. A volte serve anche questo.

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  3. Il vero silenzio, assoluto, l'ho solo sentito (?) in alta montagna. Ah, poi anche quello artificiale in sala di incisione.

    E comunque adesso, qui a casa a Milano, c'è un bel silenzio. Tanto per contraddire Pier.

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    1. Probabilmente la città in cui vive Pier è molto rumorosa.

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  4. Il silenzio dei luoghi lo vivo sempre come una liberazione (anch'io vivo in una città rumorosa).
    I silenzi che mi regalo sono tutti appropriati alle mie inclinazioni del momento (potrei citare gli stessi esempi che hai citato tu, i silenzi sacri).
    Ma ora vorrei aggiungere un'altra categoria di silenzi: quelli che si può scegliere di "impartire" a chi ci dà noia o di frapporre tra noi e chi proprio non vuol capire.
    Sono silenzi equivalenti ad un secolo di parole

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    1. I silenzi "impartiti" a volte sono i più dolorosi ed amari ma anche inevitabili.

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  5. quanti silenzi svisceri in poche righe! Tutti esatti, come le parole.
    massimolegnani

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  6. Mistificazione obnubilata dall'ostentazione di genuinità, quella che appare spesso attraverso il filtro della considerazione delle espressioni del viso che anche loro, hanno la loro dialettica.
    Le parole pronunciate fanno da contorno e da rafforzativo quanto quelle senza suono che si mischiano con il tramonto che si dipinge dietro la nuca della persona che osservi, e con la quale interloquisci.
    E le colline intorno e le ombre allungate e quello sciabordìo del rigagnolo pieno di girini.
    Si può quindi balbettare del nulla ed anche copiosamente quando non si ascolta a sufficienza o mentre si è vuoti, quando il silenzio, lui, saprebbe dire di qualcosa in più, pur non essendoci.
    Dialoghiamo allora per dire di noi, interpretare il mondo e scegliere anche di farlo senza una sola sillaba espressa se non nel massimo silenzio.

    Uomo

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    1. Il tuo è un nuovo, elegante post sull'argomento, in pratica.
      Ti ringrazio.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.