13 settembre 2017

Mi dicono

Mi riscrivo giorno dopo giorno. Occupo il tempo che è tornato nella sua totalità tra le mie mani. Una ricchezza che sto re-imparando a governare e che un po' mi spaventa. Non devo aver fretta, mi dicono. Qualcosa prima o poi uscirà, mi dicono. E sarà comunque meglio di quello che avevi, mi dicono. Nutrono una speranza che mi costringo a smozzicare per non restare intrappolata in certi pensieri acuminati. Ci deve pur essere un angolo in cui possa stare senza doverci stare male. Qualcuno prega per me perché io lo faccio a stento ed inciampo balbuziente nel non saper dire.

[foto by mldzz]

24 commenti:

  1. Ti auguro Ti auguro di ritrovare presto la tua collocazione nel mondo.

    Ti abbraccio
    P.

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  2. mi ricordo i vari post sullo scontento di varia natura relativi all'occupazione precedente.
    per esperienza diretta so che anche potendo svolgere il lavoro che si ama capitano momenti no... facciamo che questo sia uno di quelli, un temporaneo intoppo da mettere a frutto per rigenerarsi e rimotivarsi... impresa complicata, so anche questo, ma almeno funziona!

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    1. Sì, ho scritto diversi post in passato raccontando, a modo mio, il malessere che provavo sul posto di lavoro. Una sofferenza che, col tempo, è divenuta insopportabile e che mi ha condotto fino alla malattia.
      Ho lasciato quel luogo per pura disperazione. Non me ne pento.
      Rigenerazione e ri-motivazione: ci sto lavorando.
      Grazie.

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  3. la percezione degli scorni e della felicità ha due metri completamente differenti...

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    1. che quando va bene il tempo sembra passare veloce, mentre i periodi cupi sembra non passino mai, e tendiamo anche a ricordarli maggiormente.

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    2. Ok. Ora è più chiaro.
      Conosco la "legge" di cui parli. E' un grande classico.

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  4. Ieri e oggi ho dovuto mettere il silenzioso al telefono perché anche se ero a riposo mi hanno chiamato lo stesso per comunicarmi cambiamenti, appuntamenti, nuovi orari. c'è anche il gruppo whatsapp lavorativo.
    Risultato?
    ennesime rotture perché non rispondo.

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    1. Succedeva spesso anche a me. Si esce dal luogo di lavoro ma si continua a lavorare. Credo non sia "legale" continuare a contattare un lavoratore anche quando non è a lavoro. Ma nessuno rispetta questa regola.
      Fai benissimo a non rispondere.

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  5. E' sicuramente difficile aspettare il nuovo senza farsi prendere dal grigio che ristagna.
    Credo tu debba ascoltare la speranza, anche e soprattutto quella espressa in forma di augurio che le persone a te vicine ti comunicano.
    Cerca di immaginarla viva la speranza, come fosse una ragazza che avanza sfrontata verso di te.
    Un abbraccio

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    1. Spero sia una ragazza vivace, scapigliata e molto intelligente.

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    2. Solo così può essere la speranza intelligente, una che non corre dietro alle favole, ma crede in sé stessa.

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    3. Ecco: una speranza intelligente! Mi piace.

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  6. Ti stai reinventando, mi pare. È come il silenzio dell’inverno prima che sbocci, fragorosa, la primavera.

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    1. E aspettiamola 'sta primavera. Dovrà arrivare no?

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  7. Mi sembra che sei rimasta ben collocata anche durante i silenzi. Parlavano le foto per te, scrivevi con gli occhi e il cuore ammutolito taceva di meraviglia. Ora fotografi di nuovo, con le dita la tastiera, un flash dopo l'altro, un fotogramma a forma di frase. E' sempre il tuo guardare il mondo, da dentro. Dove sai ben dire, senza nessun inciampo.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.