18 settembre 2017

Arnalda

La incontro per caso mentre spazza gli scalini della sua casa in mezzo al paese. Io cammino per pensare e non mi aspetto di incontrare Arnalda. Mi dice di come sto e di come sta, dei piedi che le fanno male, del figlio che torna sporco di farina, delle bollette che si fanno troppo care e del terremoto che l'ha spaventata a morte. La conosco da sempre, Arnalda. E' dentro la mia infanzia come tanti altri affetti che ora non ci sono più o che ci sono ma hanno i capelli bianchi e le mani stanche. Ha lavorato molto e camminato altrettanto. L'abbraccio e le dico di volersi bene. Lei si commuove un po' e mi spiega che in tanti, col tempo, hanno smarrito la loro umanità. Poi torno a salire e lei torna alla sua scopa.

[foto by foart]

14 commenti:

  1. Certi incontri fanno bene, è proprio di umanità che avremmo bisogno

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    1. Sì, me lo ha ricordato persino Arnalda.

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  2. quando torno nel mio paese cerco di rendermi invisibile. cimitero e casa di famiglia.
    non sempre ci riesco ma ormai le pochissime persone che un tempo amavo o rispettavo o dalle quali mi sentivo amato e rispettato sono morte o se ne sono andate lontane o scomparse.
    Camminare per il paese mi fa sentire a disagio, non mi è mai piaciuto particolarmente. Ho sempre preferito i terreni che si allontanassero dal paese, che andassero altrove. Mi sentivo soffocare.

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    1. Siamo totalmente diversi io e te.
      Camminare per il paese, invece, mi fa sentire bene. Mi sento tranquilla, rassicurata perché so che percorro strade sempre percorse e, se ho fortuna, mi capita di incontrare una persona a cui voglio bene, come Arnalda.

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    2. Mi faceva benissimo camminare a notte fonda fra le strade di Lecco. Fra le fabbriche vuote o ancora accese per i turni notturni, i vicoli, i luoghi manzoniani, il lungolago, la stazione silente.
      Ma ormai la città sta cambiando, trasformata in una qualunque cittadina pseudo turistica, e non ne riconosco quasi più i luoghi e le facce amiche si sono quasi dissolte. come a Milano.
      La mattina verso le 5.30 incontro sempre mentre vado al lavoro una donna col cane. Ci sorridiamo e ci tocchiamo i capelli.

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    3. ci tocchiamo i capelli come se fossero cappelli.

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    4. Il centro storico del mio piccolissimo paese è cambiato poco o pochissimo. Di sicuro ci sono case rimaste vuote e anziani che ormai riposano da anni nel cimitero. Ma passo comunque da quelle parti anche solo per ricordarmi di loro e dei loro sorrisi.
      Da me il turismo attecchisce poco o nulla, nonostante gli sforzi.

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    5. Nel mio paese d'origine non c'è un vero centro e nemmeno un centro storico. È figlio di un'aggregazione piu' o meno recente fra vari rioni e contrade disparse. In mezzo al paese c'è un'industria gigantesca chimico-tessile. E poi tante altre diffuse ovunque. Piu' tutte le tessiture/fabbrichette della rivoluzione tessile che sono state rase al suolo per far posto a palazzine o a nuove unità produttive. Tutto il rione dove è nata e cresciuta mia madre è stato raso al suolo. Poi c'era la cava che un tempo funzionava. Certo c'erano i campi, il Lambro, le cascine ma era un paese troppo disturbante, ipercattolico e sempre troppo oppressivo per me. Nemmeno mia madre l'ha mai amato. Fosse stato per lei sarebbe scappata in Colombia, Germania o negli Stati Uniti se solo mio padre avesse accettato i lavori che gli venivano proposti.

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  3. Viviamo anche per questi sprazzi di sentimenti.

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  4. Bello incontrare persone che ci hanno visto crescere... poi ti accorgi che sono sempre meno, e sempre più quelle che "hai visto" crescere.. e ti chiedi perché tu resti bimbo e loro no.

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    1. Io non credo di essere restata bimba. Sono cresciuta guardando invecchiare e morire molte persone a cui ero affezionata. Ora c'è chi vede invecchiare me ed è del tutto normale. Magari un giorno c'è chi scriverà di me come io ho scritto di Arnalda.

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  5. "mi dice di come sto" sento schiettezza in questa donna e non intrusione e curiosità. d'altronde ti "dice", non ti "chiede"
    massimolegnani

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    1. Le donne di paese sono donne che fanno tutto col cuore, anche odiare. Ma per lo più amano. E lo fanno con la genuinità che serve.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.