11 gennaio 2017

Quel che avrei potuto essere

Da grande avrei voluto fare l'eremita, l'ho scritto già in passato. Ma, più di tutto, avrei voluto fare la poetessa. Di quelle che, forse, esistevano un tempo. Capaci di vivere di immagini, versi e poco altro. Poi mi sarebbe piaciuto vivere di libri. Un mestiere che mi permettesse di stare tra i grandi della parola scritta e tra i molti che quella parola amano e divorano ogni giorno. In realtà faccio tutt'altro, quel tutt'altro che non ha niente di eremitico e meno ancora di poetico. I libri li seguo dal di fuori e li assaporo appena posso. Eppure continuo ad immaginare quel che avrei potuto essere.

[foto by dmaabsta]

16 commenti:

  1. Ultimamente dilanio spesso mia moglie con una mia aspirazione nascosta. Avrei voluto fare il guardiano del museo.
    Per avere tutto il tempo di perdermi nei miei sogni.
    Certo poi anche il bibliotecario o lo scrittore dadaista al tempo del dadaismo... ma il sogno più grande resta il guardiano del Museo, a immaginare storie tra tutte quelle storie già immaginate...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso che non ci sia mestiere più noioso del "guardiano" (ma si chiama così?) di un museo.

      Elimina
    2. Ahi ahi... il termine "noioso" non dovresti neanche conoscerlo.. la noia riguarda solo le menti vuote... cosa c'entri tu?

      Elimina
    3. Perché la noia mi piace pure, pensa un po'!
      Ma fare il guardiano ad un museo mi farebbe morire di noia. E bello non è.

      Elimina
  2. Bello il sogno che non muore mai.

    RispondiElimina
  3. Io avrei voluto essere un attore, un regista e invece sono un critico dilettante cinematografico, non eccezionale ma mi accontento ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molti avrebbero desiderato diventare attori o registi. Ma in pochi riescono. E pochi quelli che riescono a diventare davvero attori o registi degni di tale nome.

      Elimina
  4. quindi posso immaginarti nei panni di (?) Virginia Woolf, o una poetessa ottocentesca, magari in rottura con il movimento letterario della sua epoca, una sperimentatrice :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, sì. Mi sarebbe piaciuto.
      Forse se fossi nata nell'Ottocento.

      Elimina
  5. Il mio augurio per te in questo nuovo anno allora è che tu non rinunci mai a raggiungere questi tuoi sogni...la vita fa tanti giri di boa e chissà che qualcuno non si avveri...
    Io però, come eremita, fatico ad immaginarti, chi sa perché

    Maria

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse qualcosa potrebbe avverarsi. Non so.
      Se dovesse accadere sarai la prima a saperlo!

      Elimina
  6. Sono andato una volta (nel 1972, credo) a visitare un eremita. Su all'eremo di Camaldoli. Viveva dentro la sua celletta con vista sull'orto ed era l'unico che rimaneva lì tutto l'anno in perfetta solitudine. Mi ha visto un po' spaesato e mi ha chiesto che cosa provavo a stare in quel posto. Gli ho detto che avrei avuto paura. Mi ha risposto che lui era stato missionario per trenta anni e che era rientrato per motivi di salute ed ora era sereno e non gli mancava nulla. Ritrovarsi soli di fronte a se stessi e non rabbrividire è sempre una grande conquista.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, gli eremiti godono di una pace interiore che è difficile conquistare diversamente.
      Ho letto, qualche anno fa, un bel libro di Adriana Zarri, eremita a sua volta, che mi ha affascinato molto. Mi piacerebbe avere la forza e la convinzione della Zarri.

      Elimina
  7. Bel mestiere, l'eremita. Io avrei voluto fare il guardiano del faro, che si avvicina molto all'eremita. Ma le cose sono andate diversamente...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molti sono quelli che avrebbero desiderato diventare guardiani del faro. Ne ho sentito parlare parecchio. Ma pare un mestiere davvero raro da fare. Anche perché di fari gestiti da umani credo che ne restino pochi.

      Elimina

Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.