28 dicembre 2015

Non chiedo il permesso

Il permesso lo chiedevo a mio padre o a mia madre ma non l'ho mai chiesto alla persona che stava con me. Non ho mai chiesto il permesso di poter andare, di poter scrivere, di poter telefonare o di poter incontrare qualcuno. L'ho fatto dicendo che l'avrei fatto. Punto. E nessuno ha mai chiesto il mio permesso, questo è ovvio. E mi lascia senza parole, oltre che vagamente basita, ascoltare un'amica che dice di non poter fare senza aver chiesto prima a suo marito. Chiedere cosa? No, non riesco a capire e non riesco a tollerare. Funziona ancora così? E mi sale l'amarezza.

[foto by intao]

14 commenti:

  1. Cara, mi permetti di respirare?
    Tesoro, posso andare all'inferno?
    Amore, col tuo permesso si intende, posso sbatterti fuori di casa?
    L.A.

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  2. "permesso" in questo contesto è una parola che stride, mentre un assenso, una condivisione, a mio parere, è gradita.
    ml

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    1. Io la chiamerei semplice "comunicazione".

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  3. A Natale siamo tutti più buoni: concedi a questa amica il beneficio del dubbio... forse, anziché chiedere il permesso, intendeva più semplicemente "parlarne con il marito". :)

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    1. A Natale "siete" tutti più buoni... sorrido.
      Non so se intendesse "parlarne" con il marito. Il fatto è che mi aspettavo che facesse quel che andava fatto con molta spontaneità. Invece si è fermata dicendomi "lo chiedo prima a lui".
      Mah...

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  4. Senza lasciarsi troppo trasportare dallo spirito critico attraverso il quale è chiaramente stato scritto il post e che naturalmente evidenzia la tua personale posizione in merito, viene piuttosto facile seguire la scia ma è possibile una diversa interpretazione.
    E' possibile che l'azione nefanda del chiedere debba essere inserita nel contesto di un rapporto che dobbiamo per forza di cose supporre abbia i suoi equilibri che di certo possono essere totalmente diversi da altri.
    La supposizione del rispetto reciproco e dell'amore interpretato in modo personale in un rapporto di coppia di altri non è sempre denigrabile se non alla luce di un ragionevole e oggettivo annichilimento del rapporto stesso, quando questo si verifica.
    Ci sono azioni che nel momento in cui sono agite sembra non apportino alcun cambiamento, nessun peggioramento del rapporto quando invece creano si dal loro sorgere i presupposti della asfissia dell'anima e della morte di un rapporto e questa del chiedere credo sia una di quelle.
    Ma ci sono coppie che noto resistere a tali deformazioni.
    Condivido decisamente la tua idea sull'assurdità del chiedere nella forma in cui l'hai posta ma personalmente ridimensionando e reintrerpretando il tema considero quanto sia dolce e consolante che la persona alla quale appartieni e che appartiene a te, nella misura e nella forma che un sano rapporto consente, conceda tale parte di te se non abusata, se non usata dall'altro.

    Tema decisamente articolato


    Uomo

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    1. Il piccolo "incidente" a cui ho assistito mi ha lasciato a bocca aperta, come ho scritto. Semplicemente perché conosco la mia amica da un'eternità e questo suo atteggiamento, fin troppo remissivo per i miei parametri, mi ha sorpresa non poco soprattutto perché lei non "era" mai stata così.
      Evidentemente il suo rapporto funziona in questo modo. Si regge su priorità o premesse che a me sembrano solo retaggi di un'epoca lontana qualche secolo. Ma per lei, evidentemente, va bene così. E' palese che sia io a percepire un'anomalia, non lei.

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  5. Purtroppo ne conosco, proprio in famiglia.
    Mi è anche successo di incontrare uomini che pretendevano di monopolizzare il mio tempo e i miei pensieri, senza neanche prendersi la briga di comunicare cambiamenti di idee o programmi.
    Sì, per molte persone funziona ancora così; ho "fatto ciao-ciao con la manina", un allegro "bon voyage, me ne vado per la mia strada".
    C'è differenza tra condivisione e controllo. Posso condividere, ma non controllo e tanto meno voglio essere controllata.

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    1. Per fortuna di uomini che volessero controllarmi ne ho incontrati pochi. O, almeno, non li ho frequentati in maniera tale da permettere loro di arrivare a tanto. Non ce l'avrebbero fatta comunque, immagino.

      Condivido pienamente il tuo pensiero: "Posso condividere, ma non controllo e tanto meno voglio essere controllata".

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  6. "non chiedere il permesso" presuppone un'intensità e una compartecipazione al rapporto che si raggiunge col tempo.
    L'intesa ideale supera ogni richiesta. Sappiamo già cosa e come agisce il nostro partner. Ha chiesto il permesso all'inizio di tutto. E ci è sufficiente.

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    1. Non chiedere il permesso presuppone, a mio avviso, semplicemente un normale rapporto tra un uomo e una donna che sono insieme. Non esiste uno che chiede il permesso e l'altro che lo concede perché si vengono a creare gerarchie di coppia che non hanno senso.
      Però mi rendo anche conto che ci sono coppie che funzionano proprio perché al loro interno c'è chi chiede il permesso e chi lo concede.

      E sì: ha chiesto il permesso all'inizio di tutto. Ed è una catastrofe.

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    2. Ce ne sono di donne così, hai voglia a contarne!
      Anch'io rimango basita, però mi fanno anche tanta rabbia, te lo dico: vorrei prenderle a schiaffi, anche perché, 9 su 10 si lamentano e basta, e quanto!!!
      Da ragazzina e anche dopo, ho sempre schivato i gelosi di vocazione&professione, perché, diciamocelo, è di questo che si parla, di gelosia e possesso, di volontà di controllo, un elemento che a priori nega una possibilità di vera relazione.
      A quelle che si consegnano a uomini che "le amano" (parole grosse, eh!) poliziescamente ,dico sempre che se hai fatto un errore che ti sta rovinando la vita devi solo girare pagina. Ma quante ne ho incontrate con una vita da prigioniere, che senza dover temere razionalmente alcuna violenza o ritorsione malvagia, preferiscono continuare a lamentarsi piuttosto che iniziare ad esistere.
      Ma come si fa? Soprattutto di queste ultime, ergastolane su base volontaria, mi meraviglio. E' come se avessero bisogno della prigione per riconoscersi, per esistere.

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    3. Credo che la mia amica, per sua fortuna, non sia ai livelli di cui parli.
      Non per il momento, almeno...

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.