26 novembre 2015

L'autoassoluzione

Dopo attenta riflessione, dopo aver considerato ogni piaga e ogni piega, mio caro me, ho pensato che la colpa è di qualcun altro. Di certo non mia. Non di quello che faccio, non di quello che dico, non di quello che penso. Perché so che la mia reazione è sempre figlia di un'azione altrui e che se vivo quel che vivo forse la ragione si trova in qualche altra ragione che con me non ha nulla a che fare. Mi scuso e mi assolvo perché non so peccare e se pecco lo faccio ad occhi chiusi e a cuore spento. Qualche mancanza dovrò pur averla, questo è certo, il problema è che, al momento, non riesco a scorgerla ed, ovviamente, non posso farci granché.

[foto by chryssalis]

18 commenti:

  1. Alzo le mani, questa è fantastica.

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    1. Stavo per scrivere la stessa cosa.
      il post più bello
      hanabeldirà

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    2. Dici?
      Ma no...
      Ho scritto altro e meglio, credo.

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  2. sembra un po' il discorso del 'padrino' o di un qualsiasi politico o faccendiere di turno durante l'interrogatorio in questura. potrebbe valere anche per un giudice incapace di emettere giusta sentenza... senza volermi attribuire concetti poetati dal grande faber, dico solo che il caos generale sta modificando, se non distruggendo, il concetto di colpevolezza e pure quello di redenzione divina (per chi ci crede)...

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    1. Il concetto di colpa è stato inflazionato per troppi secoli. Ora, invece, è stato completamente svuotato e sminuito. Secondo me, invece, percepire la propria colpa (non in senso necessariamente "religioso") è un momento di crescita e di maturità. Ma è del tutto fuori moda, temo.

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  3. più o meno scopertamente l'autoassoluzione è una pratica molto diffusa!
    ciao,
    ml

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    1. Sì, è molto più diffusa di quanto si possa immaginare. Per i grandi come per i piccoli pesci.

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  4. Un piccolo errata corrige per il post:
    "Qualche mancanza dovrò pur averla, ma se non riesco a scorgerla è colpa di qualcun altro che mi sta ostruendo la visuale."

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    1. Sorrido.
      Sì, potrebbe funzionare anche così...

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  5. Spero si tratti di un'iperbole e di una provocazione, altrimenti siamo messi male, cara Mia. Vivere di reazioni e non di azioni sarebbe infatti folle; scusarsi ed assolversi per non essere capace di ingoiare i rospi che la vita ci mette ogni giorno davanti è una forma di autolesionismo; la autocommiserazione con assoluzione è debolezza e contrasta con l'idea che i tuoi scritti danno di te. Fosse vero che tu non riuscissi a scorgere qualche mancanza, prova a rileggere ciò che hai scritto in questo post e vedrai che ti balzerà agli occhi. Guai se così non fosse.
    Ma penso che tu abbia voluto fare una provocazione.
    L.A.

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    1. Si chiama ironia.
      Sì, c'è anche della provocazione.
      Mi sembrava ovvio.

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  6. Io non avrei dubbi sulla provocazione e proprio in quest'ottica sottoscrivo per questo post: hip! hip! hurrà! .
    Quel che mi colpisce poi è l'aver preso spunto da un tuo post di qualche giorno fa per scriverne uno che richiama l'argomento di questo...abbiamo visioni vicine?
    Se sì mi piace!
    :-)

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    1. E fai bene a non avere dubbi sulla provocazione.
      Non so se abbiamo visioni vicine. Può essere, naturalmente.
      E mi sembra divertente.

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  7. Provocatorio ed interessante.
    Colpa e peccato, due concetti simili che riguardano il nostro agire, ma a livelli diversi.
    Hai ragione sull'evoluzione del senso di colpa: l'abbiamo perso assieme al rispetto.

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    1. Colpa e peccato sono profondamente interconnessi.
      Possiamo cambiargli nome, restituendo loro toni più laici, ma la sostanza resta. E anche il fatto che ci si assolva spesso un po' troppo facilmente.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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