2 novembre 2015

La tristezza degli invincibili

L'invincibile non si lascia sfiorare dalle miserrime questioni del mondo. Si sa forte perché è forte davvero. Non vacilla e non si fa commuovere. Magari impasta sputo e cinismo per inanellare trionfi. Può trovarsi addosso gli antichi nemici ma non li degna di considerazione alcuna: conosce le proprie difese perché le ha costruite con sapienza squama dopo squama. Nulla può trafiggerlo, nulla può attaccarlo. E procede impavido tra le bizzarrie dei mortali. L'essere forte diviene sigillo e corazza, un carapace di certezze prive di mistero. Sarà per questo che, in tanto fulgore, si intravede un'immensa tristezza. Quella dell'inanimato e dell'esanime.

[foto by Zemni]

10 commenti:

  1. Mi hai fatto pensare a MacDuff, colui che non è stato partorito da ventre di donna, l'indifferente anaffettivo.

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    1. Non conosco il soggetto. Ma credo di aver inquadrato il genere.

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  2. Guadagnarla, all'inutile, la sacra solitudine che—a misura ridotta di un Achille qualunque in vanesio procace al mezz'eroe dal pie' veloce e al mentre senzaché neanche un Patroclo—si misuri allo specchio—un riflesso mai Alice—, la sua enorme statura da mirmidone

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    1. Forse l'avevo già detto, ma secondo me sei il nullopedone di un tempo.
      Stesso uso surreale e fin troppo deforme del linguaggio.
      Il problema è che non capisco quasi nulla di ciò che scrivi.

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    2. All'ovviamente, non tedierò più

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    3. Non ho detto che mi tedi, ho detto che ho difficoltà a capire ciò che scrivi.
      Lo dico sinceramente. Non so perché tu scriva in questo modo e non so che senso possa avere visto che, per quel che mi riguarda, ciò che vuoi comunicare non arriva a destinazione.
      Forse ti diverte ma risulta scarsamente efficace. Ed è uno dei limiti più gravi e seri per chi sceglie di scrivere non per sé ma per essere letto.

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  3. Invincibile sta anche per inavvicinabile, poiché solo nella solitudine si può mantenere la convinzione di essere invincibili. La presenza di un altro, e soprattutto la possibilità del confronto/critica che ne deriva, costituisce la prima, inevitabile lesione del concetto di invincibilità.
    Trovo molto convincente l'apparentamento tra invincibilità e anaffettività: entrambe sono coltivabili solo nella solitudine intellettuale ed affettiva.

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    1. L'invincibile è spesso inavvicinabili. E quindi solitario. E quindi isolato. Ma non potrebbe essere altrimenti. L'invincibile, come lo intendo io, è un invincibile vero. Non si crede invincibile, lo è. Degli altri, in generale, se ne frega.
      Forse è inaffettivo. Forse è solo già morto.

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  4. Ma che bell'incipit sarebbe per un libro! Brava, molto bello. Peccato per la tristezza. Ma davvero ispirato. Bello! Jean Claude.

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    1. Sei gentile Jean. Forse anche troppo.
      L'incipit non mi pare granché... ma è solo il mio parere.

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Dopo pessime esperienze con Anonimi tutt'altro che Anonimi, preferisco che chi commenti abbia anche un nome, seppur fittizio.

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